Il tema dell'uscita dalla comfort zone per inseguire ambizioni personali o migliori condizioni di lavoro oltrepassa le etichette generazionali, investendo giovani e meno giovani.
Ciò che emerge è un desiderio trasversale di trovare percorsi più equi, stimolanti e sostenibili, spesso influenzato dalle innovazioni tecnologiche e dal confronto internazionale. A muovere questo cambiamento è la ricerca di benessere, crescita personale e nuove sfide, con un'attenzione inedita a benefit, retribuzione e qualità degli ambienti professionali.
Quanti italiani vogliono cambiare lavoro nel 2026: dati e trend
Dalle indagini più accreditate condotte tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, si stima che il 44% dei professionisti italiani stia valutando un cambio occupazionale nell'arco di quest'anno. Questo dato, emerso sia nei report di LinkedIn sia nella Salary Guide 2026 di Hays Italia, si traduce in quattro lavoratori italiani su dieci pronti a trasferirsi in una nuova realtà.
Il dato si allinea a una tendenza globale - a livello mondiale la percentuale di chi valuta nuove opzioni lavorative si attesta al 52% - ma la situazione nazionale mostra delle peculiarità chiare:
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62% dei professionisti trova più arduo ottenere un nuovo impiego rispetto al passato.
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Il 44% indica come ostacolo principale la saturazione dei ruoli disponibili e la presenza di tanta concorrenza.
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La retribuzione media annuale si attesta attorno ai 56.360 euro, ma il 63% dei lavoratori la ritiene insufficiente rispetto alle responsabilità ricoperte.
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Tra chi ha cambiato lavoro negli ultimi mesi, la principale motivazione resta la mancanza di crescita professionale e una retribuzione percepita come inadeguata.
Il quadro si compone dunque di ampie aspirazioni lavorative, ma anche di ostacoli percepiti e concrete difficoltà di accesso. Le attese per il futuro si dividono equamente tra chi confida in uno stipendio stabile e chi si aspetta piccoli aumenti nei prossimi mesi, soprattutto per chi valuta una nuova posizione tramite mobilità tra aziende piuttosto che crescite interne, spesso ritenute poco strutturate e trasparenti.
Le motivazioni che spingono al cambiamento
L'insoddisfazione economica rimane la causa più frequente: il 63% dei lavoratori italiani considera la propria retribuzione non commisurata al carico di lavoro, un dato rilevato sia per i profili junior sia per quelli senior. Nel 2026, cambiare azienda è giudicata la modalità più efficace per migliorare il proprio stipendio (30%), seguita da promozioni interne (24%). Il panorama delle motivazioni, tuttavia, si amplia:
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Benefit aziendali sempre più determinanti: quasi il 56% valuta il pacchetto welfare come fattore decisivo, in crescita rispetto agli anni precedenti. Buoni pasto, assicurazione sanitaria privata, flessibilità e incentivi alla salute e tempo libero risultano richiesti e apprezzati.
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Ambiente di lavoro e clima organizzativo: il 46% individua nella qualità dell'ambiente un discriminante rilevante. Rispetto e valorizzazione, assenza di culture disfunzionali e progetti stimolanti (45%) sono punti tra i più discussi.
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Ricerca di work-life balance: l'equilibrio tra vita privata e lavoro diventa motivo per cui numerosi professionisti decidono di migrare verso contesti più sostenibili, complice la pressione degli straordinari poco retribuiti (riportata da tre lavoratori su quattro).
A delinearsi è la priorità verso una qualità complessiva dell'offerta occupazionale:
più che la semplice quantità economica, contano l'inclusione, la flessibilità e il riconoscimento reale dell'impegno. La trasparenza salariale, in particolare sotto la spinta della Direttiva UE 2023/970, si affaccia come nuova leva attrattiva sul mercato italiano.
Ostacoli e difficoltà nel cambiare lavoro
Trovare una nuova posizione nel 2026 appare più difficile rispetto agli anni passati. I dati relativi al mercato italiano confermano una percezione diffusa di competizione eccessiva: il 44% dei professionisti lamenta la presenza di troppi concorrenti per ogni posto disponibile. Altri ostacoli sono:
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Processi di selezione diventati più rigorosi, con molteplici fasi digitali (test, colloqui, pre-screening tramite algoritmi) che possono disorientare e appesantire la candidatura: il 50% giudica i percorsi selettivi troppo lunghi e dispersivi.
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Molta freddezza nei rapporti con i recruiter: il 49% lamenta la mancanza di contatto personale e il fenomeno di ghosting, ossia l'assenza di risposte alle candidature.
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Solo il 20% ritiene che i processi complessi favoriscano realmente la selezione dei più meritevoli.
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Sfiducia nella meritocrazia: oltre il 30% degli italiani crede che le «conoscenze personali» contino più delle reali competenze nel determinare l'esito delle selezioni.
Le aziende, pur manifestando la volontà di assumere figure anche giovani e dinamiche, orientano la scelta su profili con skill aggiornate, capacità digitali e adattamento alle nuove tecnologie. In questa situazione molti professionisti provano
frustrazione e insicurezza, soprattutto tra i candidati meno esperti o con alle spalle più anni di esperienza che percepiscono di doversi riqualificare
Differenze generazionali: giovani, senior e la mobilità internazionale
Il rapporto con la mobilità lavorativa, le strategie di ricerca e l'attitudine verso l'innovazione variano in base all'età. L'81% della Generazione Z e il 67% dei Millennials italiani hanno valutato il trasferimento all'estero per ragioni professionali nel 2026, mostrando una forte apertura verso mercati internazionali e la ricerca di opportunità in un contesto più competitivo e dinamico.
Al contrario, le generazioni più adulte (Gen X e Baby Boomer) percepiscono l'età come il principale ostacolo a un cambio di impiego. Pur portando in dote esperienza e competenze consolidate, gli over 40 si sentono spesso esclusi dai ruoli più innovativi, anche a causa della digitalizzazione spinta dei processi selettivi e della richiesta di skill avanzate:
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I giovani enfatizzano la possibilità di crescita e la prospettiva di un equilibrio migliore tra vita professionale e privata.
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Le generazioni mature sono più propense a segnalare barriere legate al pregiudizio sull'età e alla scarsa valorizzazione dell'esperienza acquisita.
Questo scenario genera
tensioni e spinta al reskilling: l'attitudine a investire sulla riqualificazione e sull'acquisizione di nuove competenze risulta determinante per superare i vincoli generazionali e sfruttare le potenzialità offerte dai mercati in espansione.
Il ruolo dell'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro e nei processi di selezione
L'intelligenza artificiale è ormai divenuta protagonista nella selezione e nella gestione delle risorse umane, oltre che nei compiti professionali quotidiani. I dati rilevano che il 59% dei professionisti italiani utilizza stabilmente strumenti basati su AI. Tuttavia, il suo impatto sul mercato e nei processi di selezione suscita sensazioni miste:
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Il 44% dei lavoratori considera questi strumenti uno strumento per favorire equità e trasparenza, riducendo i bias umani nei colloqui e uniformando criteri di valutazione.
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Al tempo stesso, il 46% teme che l'AI rappresenti una barriera aggiuntiva, che renda più difficile emergere per chi non possiede un profilo digitale ottimizzato.
Le nuove tecnologie modificano sia i contenuti che i percorsi professionali: nascono nuove professioni legate ai big data, all'automazione e alla cibersecurity, mentre le selezioni digitalizzate impongono la necessità di curare la propria identità e reputazione online. Le generazioni più giovani si dichiarano a proprio agio con questi strumenti, mentre i lavoratori senior hanno un rapporto più prudente e, talvolta, diffidente con le logiche automatizzate.
Le professioni più richieste e i settori in crescita nel 2026
L'analisi delle offerte e dei dati sulle assunzioni evidenzia una cresciuta domanda di profili STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) e figure specializzate in settori ad alto contenuto tecnologico o legati alla sostenibilità. Ecco una tabella che riassume i ruoli in maggior crescita nel 2026:
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Professione
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Settore
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Ingegnere dell'Intelligenza Artificiale
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Tecnologia
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Direttore IA
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Management/Innovazione
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Specialista HSE
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Salute, Sicurezza, Ambiente
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Ingegnere dei Sistemi Avionici
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Industria Tecnologica
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Bioinformatico
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Life Sciences
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Wealth Manager
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Finanza
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Project Manager
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Gestione Progetti
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Ingegnere Elettrico
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Energia/Industria
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Consulente Sviluppo Commerciale
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Commerciale
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Tecnico Commerciale
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Servizi/Industria
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Tra i settori in espansione si segnalano anche i comparti legati alla transizione energetica e digitale, ai servizi avanzati e alle funzioni amministrative e commerciali dotate di competenze digitali trasversali.
Come prepararsi: competenze richieste e strategie vincenti per cambiare lavoro
Al giorno d'oggi, possedere solo le hard skill tradizionali non basta più. I selezionatori valorizzano sempre di più una combinazione di competenze tecniche avanzate, capacità comunicative e adattabilità. Per affrontare la competizione e aumentare le proprie chance, i professionisti dovrebbero:
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Puntare sull'aggiornamento costante di competenze digitali e soft skill come problem solving, teamworking e resilienza; queste risultano determinanti in ogni ambito.
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Investire nella creazione di una reti professionali solide, sfruttando piattaforme online e network diretti per identificare opportunità anche nascoste.
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Curare con attenzione il proprio brand digitale, ottimizzando profili social professionali e presentazioni online.
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Definire obiettivi di carriera chiari, realistici e personalizzati, con una strategia attiva e flessibile per la ricerca del nuovo impiego.
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Cercare feedback puntuali da consulenti di settore ed esperti, così da perfezionare CV e approccio alle selezioni.
Per affrontare l'
insidia dell'automazione dei processi HR, la formazione su strumenti di AI e la conoscenza delle dinamiche di digital recruiting è sempre più essenziale. Chi investe su se stesso, aggiornando e comunicando bene le proprie competenze, ottiene una posizione di vantaggio nel panorama attuale.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni.
In modo particolar...