Saudi Aramco taglia le forniture di greggio all'Europa dopo l'attacco all'oleodotto East-West. Si aggiunge il blocco in Libia: petrolio già oltre i 100 dollari, a rischio nuovi rincari per diesel e benzina.
Il mercato petrolifero mondiale affronta in questi giorni una concentrazione di crisi senza precedenti recenti L'Arabia Saudita ha comunicato ai propri clienti europei con contratti a lungo termine che a ottobre non riceveranno alcun carico di greggio, una decisione che si aggiunge alle tensioni già esistenti nello Stretto di Hormuz e a un nuovo blocco emerso in Libia Il prezzo del petrolio ha già superato quota 100 dollari al barile, riaprendo interrogativi concreti su quanto potranno ancora salire i prezzi di diesel e benzina nelle prossime settimane
Secondo quanto riportato da Bloomberg, Saudi Aramco avrebbe comunicato ad almeno due raffinerie europee la cancellazione dei carichi previsti per fine settembre, con la decisione che riguarderebbe però tutti gli acquirenti del continente legati da contratti di fornitura a lungo termine Alla base di questa scelta ci sono i danni subiti dall'oleodotto East West, conosciuto anche come Petroline, colpito da un attacco con droni lanciati dall'Iraq nei giorni scorsi Questa infrastruttura strategica trasportava normalmente tra i 4 e i 5 milioni di barili al giorno verso il terminal di Yanbu, sul Mar Rosso, da dove il greggio poteva raggiungere il Mediterraneo attraverso il sistema egiziano Sumed, evitando così il passaggio dal più pericoloso Stretto di Hormuz
Secondo l'agenzia di analisi dei prezzi energetici Argus, almeno tre raffinerie europee avrebbero già ricevuto comunicazioni di cancellazione o rinvio dei carichi, in alcuni casi spostati fino a novembre Il caso più concreto riguarda la raffineria polacca Orlen, che riceve da Saudi Aramco circa il 40% del proprio approvvigionamento di greggio, e che secondo Reuters si starebbe già muovendo sul mercato spot per acquistare petrolio dal Mare del Nord, dagli Stati Uniti, dal Kazakhstan, dall'Algeria e dalla Guyana
Per limitare i danni, Aramco avrebbe già rimesso sul mercato circa 60 milioni di barili, con carichi distribuiti tra settembre e ottobre partendo dal terminal di Ras Tanura, situato direttamente nel Golfo Persico Le esportazioni dal Golfo sarebbero state riportate a circa 1-1,5 milioni di barili al giorno, una strategia pensata per compensare almeno in parte la riduzione dei volumi che normalmente transitavano da Yanbu
Resta il fatto che questa rotta alternativa richiede comunque il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, area già sotto forte pressione geopolitica da mesi Per il mercato europeo, la variabile davvero decisiva resta quindi la durata del blocco dell'oleodotto East West Se il ripristino dell'infrastruttura dovesse avvenire rapidamente, l'impatto potrebbe restare circoscritto agli aspetti logistici e ai costi di approvvigionamento Un'interruzione più prolungata, al contrario, aumenterebbe la necessità di ricorrere a greggi alternativi più costosi, con una pressione destinata a trasferirsi direttamente sui prezzi finali dei carburanti
Come se non bastasse la crisi saudita, nelle stesse ore è arrivato un ulteriore elemento di instabilità dalla Libia La compagnia petrolifera nazionale National Oil Corporation ha annunciato la sospensione delle operazioni dopo che membri della Petroleum Facilities Guard hanno chiuso una valvola dell'oleodotto Hamada Zawiya, fermando le attività nei campi di Hamada e Tahara e in una stazione di pompaggio
Alla base della protesta ci sarebbe la richiesta della stessa Petroleum Facilities Guard di passare dalla dipendenza del Ministero della Difesa alla gestione diretta, sia amministrativa sia finanziaria, della compagnia petrolifera nazionale La Noc ha avvertito che potrebbe essere costretta a dichiarare lo stato di "forza maggiore", bloccando completamente le esportazioni, qualora il problema dovesse proseguire o estendersi ad altri impianti produttivi del Paese Un ulteriore fattore di instabilità che si somma a quello saudita, proprio mentre il prezzo del petrolio ha già toccato nuovi record, spingendo il Governo italiano a prorogare gli sconti sulle accise per contenere almeno in parte l'impatto sui prezzi alla pompa Se entrambe le crisi, saudita e libica, dovessero protrarsi nelle prossime settimane senza una rapida soluzione, il rischio concreto è quello di un ulteriore aumento dei prezzi di diesel e benzina in tutta Europa, con l'Italia particolarmente esposta in quanto Paese fortemente dipendente dalle importazioni di greggio e già alle prese, come segnalato nei giorni scorsi dallo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, con uno shock energetico che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza economica per famiglie e imprese
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...