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Quasi 1 italiano su 3 compra per stress e autoconsolarsi, i segnali da non ignorare: i risultati nuova indagine sullo shopping

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Quasi 1 italiano su 3 compra per stress e per autoconsolarsi: i risultati dell’indagine, i segnali di allarme e come riprendere il controllo degli acquisti.

Lo shopping come rifugio emotivo non è più un fenomeno marginale. Una nuova indagine sulle abitudini di acquisto degli italiani mette in luce un dato che fa riflettere: quasi 1 italiano su 3 ammette di fare acquisti per gestire lo stress, scacciare la tristezza o concedersi una gratificazione quando la giornata non è andata come sperato. Non si tratta di semplice piacere nello shopping, ma di un comportamento che, se diventa abituale, può trasformarsi in un vero campanello d’allarme.

I risultati dell’indagine: lo shopping come strategia per stare meglio

Secondo i dati emersi dalla nuova indagine sullo shopping, una quota rilevante di italiani utilizza gli acquisti come strumento di regolazione emotiva. Comprare un capo d’abbigliamento, un gadget tecnologico, un prodotto di bellezza o anche un semplice oggetto per la casa diventa un modo per autoconsolarsi dopo una giornata faticosa, una delusione o un periodo di forte pressione.

Il fenomeno è trasversale: coinvolge uomini e donne, giovani e adulti, anche se con intensità e modalità diverse. A favorirlo contribuiscono in modo decisivo:

  • la facilità di acquisto online, con carrelli sempre a portata di smartphone;
  • le promozioni continue, che creano senso di urgenza;
  • i pagamenti rateali e i sistemi “compra ora, paga dopo”, che riducono la percezione della spesa;
  • i social network, che alimentano confronto, desiderio e bisogni indotti.
Il risultato è un ambiente in cui l’impulso all’acquisto trova pochissimi ostacoli, proprio nel momento in cui la persona è più vulnerabile sul piano emotivo.

Il meccanismo emotivo: perché comprare sembra funzionare

Gli studi sul comportamento d’acquisto problematico mostrano un meccanismo ricorrente: un’emozione negativa può aumentare il desiderio di comprare, mentre l’acquisto può essere seguito da una sensazione temporanea di sollievo o gratificazione. È proprio la breve durata di questo effetto a poter alimentare il circolo vizioso. L’emozione che ha spinto all’acquisto non scompare necessariamente e, nel tempo, si può finire per usare lo shopping come un modo per gestire il proprio stato d’animo.

Questo schema si può descrivere in quattro passaggi:

  1. Emozione negativa: stress, ansia, noia, solitudine o tristezza fanno nascere il bisogno di “fare qualcosa” per sentirsi meglio.
  2. Desiderio di acquisto: il pensiero di comprare si presenta come una soluzione rapida e piacevole.
  3. Gratificazione temporanea: l’acquisto, o anche solo l’attesa del pacco, produce un momento di sollievo.
  4. Ritorno dell’emozione: passata l’euforia, il disagio di partenza è ancora lì, a cui si aggiungono talvolta senso di colpa o preoccupazione per la spesa.
Quando questo ciclo si ripete, lo shopping smette di essere una scelta libera e diventa una risposta automatica al disagio. Ed è qui che il comportamento può farsi problematico.

Shopping emotivo e shopping occasionale: dove passa il confine

Concedersi ogni tanto un regalo per festeggiare o per risollevare il morale non è di per sé un problema. Lo shopping è parte della vita sociale e culturale e può offrire piacere legittimo. La differenza sta nella frequenza, nella motivazione e nelle conseguenze.

Uno shopping sano è generalmente:

  • pianificato o comunque coerente con il proprio budget;
  • motivato da un bisogno o da un desiderio ponderato;
  • seguito da soddisfazione duratura, non da rimorso.
Lo shopping emotivo, diverso da quello compulsivo, a rischio, invece, tende a essere:
  • impulsivo e scatenato da uno stato d’animo preciso;
  • ripetitivo, cioè usato sistematicamente per gestire le emozioni;
  • seguito da colpa, vergogna o ansia per quanto speso.

I segnali da non ignorare

Riconoscere per tempo i campanelli d’allarme è il primo passo per evitare che l’abitudine diventi un problema. Ecco i segnali principali a cui prestare attenzione.

1. Compri soprattutto quando stai male

Se ti accorgi che gli acquisti si concentrano nei momenti di stress, tristezza o frustrazione, è probabile che lo shopping stia svolgendo una funzione di compensazione emotiva.

2. Provi sollievo immediato, seguito da senso di colpa

L’euforia iniziale che lascia spazio a rimorso, vergogna o preoccupazione è uno dei tratti più tipici del circolo vizioso descritto dagli studi.

3. Nascondi gli acquisti o menti sulla spesa

Tenere segreti i pacchi, togliere i cartellini, minimizzare le cifre con familiari o partner sono comportamenti che indicano un disagio rispetto alle proprie abitudini.

4. Accumuli oggetti che non usi

Armadi pieni di capi con il cartellino ancora attaccato, prodotti mai aperti o doppioni inutili sono la prova concreta che l’atto di comprare conta più dell’oggetto acquistato.

5. Il budget salta con regolarità

Superare spesso le proprie possibilità, ricorrere a rate, prestiti o carte di credito per sostenere gli acquisti e faticare a risparmiare sono segnali di perdita di controllo.

6. Pensi continuamente a quello che potresti comprare

Quando navigare tra gli store online, controllare le offerte e riempire i carrelli occupa gran parte del tempo e dei pensieri, lo shopping sta assumendo un peso eccessivo nella giornata.

7. Non riesci a ridurre, anche se vorresti

Aver provato a limitare gli acquisti senza riuscirci, o sentire irritabilità e disagio quando non si può comprare, è un segnale da valutare con attenzione.

Le conseguenze: non solo il portafoglio

Gli effetti di uno shopping emotivo ripetuto non riguardano solo i conti. Possono emergere:

  • difficoltà economiche, con indebitamento e riduzione dei risparmi;
  • tensioni nelle relazioni, soprattutto con partner e familiari;
  • peggioramento dell’umore, per il senso di colpa e la perdita di autostima;
  • maggiore stress, proprio quello che si cercava di placare.
Il paradosso è evidente: ciò che nasce come tentativo di stare meglio può finire per aumentare il malessere, ma si potrebbero cercare alternative gratificanti. Per gestire lo stress esistono modi che non gravano sul budget: una camminata, una telefonata a un amico, attività fisica, musica, un hobby creativo, tecniche di respirazione o di rilassamento. L’obiettivo è costruire un repertorio di risposte emotive più ampio dello shopping.

Definire poi un limite mensile per gli acquisti non essenziali e tenere traccia delle uscite con un’app o un semplice foglio di calcolo rende più visibile il fenomeno e più facile correggerlo può aiutare a tenere a freno lo shopping emotivo. 

Quando chiedere aiuto a un professionista

Se riconosci diversi segnali tra quelli descritti, se le spese stanno creando problemi economici o relazionali o se non riesci a controllare l’impulso nonostante i tentativi, può essere utile rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Un professionista può aiutare a comprendere le cause emotive del comportamento e a costruire strategie personalizzate, spesso con percorsi di tipo cognitivo-comportamentale. Chiedere supporto non è un segno di debolezza: è un passo concreto per recuperare serenità e libertà di scelta.

I risultati della nuova indagine confermano, dunque, che lo shopping emotivo è un fenomeno diffuso e che per molti italiani l’acquisto è diventato un modo per affrontare stress e momenti difficili. Il punto non è demonizzare il piacere di comprare, ma riconoscere quando smette di essere una scelta e diventa una reazione.

Ricordare, però, la gratificazione dell’acquisto è breve, mentre l’emozione che l’ha generata può restare. Imparare a ascoltare ciò che si prova, a rallentare prima di cliccare e a trovare altre forme di consolazione è il modo più efficace per trasformare lo shopping da rifugio a scelta consapevole.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...