Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Ricostruzione Gaza e della Striscia, un business miliardario. Quali nazioni e aziende parteciperanno (Italia compresa)

di Marcello Tansini pubblicato il

La ricostruzione della Striscia di Gaza si profila come una sfida globale dalle enormi implicazioni economiche, politiche e umanitarie: dagli interessi delle grandi potenze al ruolo di Italia, istituzioni e multinazionali.

Rimani aggiornato con BusinessOnline
Aggiungi come fonte
preferita su Google
X Instagram

Le devastazioni dell'ultimo conflitto hanno reso essenziale un intervento di portata globale per la ricostruzione della Striscia di Gaza, mobilitando risorse, aziende e governi per un valore stimato che ha già oltrepassato gli 80 miliardi di dollari.

L'attenzione si concentra su chi guiderà i lavori, quali Paesi potranno accedere alle commesse e sul potenziale impatto economico per le società coinvolte. Le istituzioni internazionali, insieme agli attori pubblici e privati, si contendono una posizione in prima linea nella ridefinizione economica e sociale di uno dei territori più fragili e strategici del Mediterraneo.

Le prime gare internazionali e gli attori istituzionali coinvolti

Con il primo cessate il fuoco sono già partite diverse gare pubbliche internazionali, promosse da organizzazioni come Undp-Papp (Programma delle Nazioni Unite per l'assistenza al popolo palestinese) e l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il focus iniziale riguarda soluzioni rapide, tra cui la fornitura e installazione di unità prefabbricate per servizi essenziali, la cui scadenza è fissata al 20 ottobre 2025. Parallelamente, la fornitura di apparecchiature medicali destinate agli ospedali palestinesi è in corso con bandi che si chiuderanno a metà ottobre:

  • Banca Mondiale: ha pubblicato il Procurement Plan 2025-2027 per la riforma del sistema sanitario in Cisgiordania e Gaza, con un valore complessivo di 170 milioni di dollari.
  • Commissione Europea: in via di approvazione la nascita della "Eu Gaza Facility" per coordinare circa 1,6 miliardi di euro provenienti dalla Banca Europea per gli Investimenti e da agenzie nazionali nei settori energia, acqua e gestione dei rifiuti.
  • La World Bank e l'UE gestiscono un trust fund congiunto che rappresenta il primo capitolo del piano di ricostruzione. Si è passati da uno stanziamento di 53 miliardi (febbraio 2025) a una previsione di 80 miliardi di dollari.
Tali iniziative coinvolgono governi e soggetti privati in una rete multilivello, chiamata a gestire tanto le urgenze quanto la pianificazione a lungo termine.

Priorità nei settori sanitari, energetici e digitali: progetti e finanziamenti

Gli interventi prioritari individuati dalle agenzie multilaterali e dalla comunità donatrice dopo la pace tra Israele e Palestina riguardano i servizi sanitari, energetici e la digitalizzazione. In particolare, il piano di riforma del sistema sanitario comprende 27 bandi per infrastrutture, sistemi informativi, forniture di apparecchiature e programmi di formazione tecnica. Sono previsti fondi specifici per la riabilitazione di tre principali ospedali e l'aggiornamento delle tecnologie mediche:

  • Installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di back-up energetico, per garantire autonomia e resilienza alle strutture ospedaliere.
  • Realizzazione di piattaforme di telemedicina, digitalizzazione del network sanitario e implementazione dell'Health Information System.
  • Fornitura di dispositivi diagnostici, materiali clinici e strumenti digitali per la gestione e la distribuzione di farmaci e trattamenti.
Il finanziamento di questi settori è assicurato da fondi congiunti UE-Banca Mondiale, che rappresentano la spina dorsale finanziaria delle prime fasi della ricostruzione. L'obiettivo è coordinare investimenti infrastrutturali che rendano stabili i servizi essenziali e aprano il mercato a soggetti specializzati sia pubblici che privati.

Il piano immobiliare e il ruolo delle grandi potenze: dagli Stati Uniti a Israele

Tra i progetti più discussi compare quello immobiliare, promosso in modo visibile dagli Stati Uniti e sostenuto da Israele. Donald Trump e il suo entourage, in particolare Jared Kushner, hanno teorizzato la conversione della costa di Gaza in una "Riviera" mediorientale con grattacieli, resort di lusso e altre infrastrutture di alto profilo. Questo progetto, oggetto di forti controversie internazionali, presume la disponibilità a investire miliardi di dollari nella riprogettazione urbana della regione.

Una tabella sintetizza i principali interessi e le stime economiche:

Attore

Interesse dichiarato

Stimato investimento

USA (Trump, Kushner)

Piano immobiliare di lunga durata, hotel e resort

Fino a 40-80 miliardi $

Israele

Sicurezza, presenza tecnologica e controllo dei confini

Quote variabili di gestione appalti

UE e agenzie ONU

Stabilizzazione, aiuti umanitari, cofinanziamento infrastrutture

Oltre 1,6 miliardi € + fondi World Bank

Il coinvolgimento di Tel Aviv non si limita all'aspetto securitario: documenti e dichiarazioni ufficiali rivelano un approccio attivo nella definizione dei business plan relativi a immobili e infrastrutture nella Striscia, spesso in partnership - oppure in concorrenza - con le iniziative americane. Tuttavia, la pianificazione incontra resistenze legate alla perdita di sovranità palestinese e alle tensioni con i principali Paesi arabi.

Chi guida la ricostruzione: Blair, Kushner e il nuovo Consiglio della Pace

La governance della ricostruzione vede emergere figure come Tony Blair, già incaricato dagli Stati Uniti nel contesto iracheno, e Jared Kushner, architetto degli Accordi di Abramo. Il piano prevede la creazione di un Consiglio internazionale - noto come "Consiglio della Pace" - cui spetterà amministrare l'enorme flusso di capitali e supervisionare la rinascita del territorio:

  • Tony Blair: coordinatore operativo e referente diplomatico per i contatti con società private e istituzioni multilaterali.
  • Jared Kushner: snodo tra governo Trump e investitori internazionali, già protagonista nella normalizzazione dei rapporti tra Israele e diversi Paesi arabi.
  • Altri membri candidati: Aryeh Lightstone, Sigrid Kaag, Marc Rowan e Naguib Sawiris, scelti per la loro esperienza nei settori della finanza, della filantropia e della diplomazia internazionale.
Tale struttura punta a gestire in modo tecnico e politico i flussi finanziari per la gestione diretta dei progetti: dagli appalti immobiliari alle infrastrutture sanitarie e digitali. Tuttavia, permangono interrogativi sulla durata dei poteri del Consiglio e sul reale coinvolgimento palestinese nel futuro assetto amministrativo.

Il coinvolgimento italiano: opportunità per aziende e istituzioni

L'Italia si posiziona come protagonista di nuove opportunità economiche e industriali in fase di ricostruzione. Il Ministero degli Esteri ha ribadito la partecipazione attiva delle imprese italiane, puntando sulle competenze acquisite in progetti internazionali di grandi dimensioni. I nomi di società come Buzzi, Cementir, Webuild, Saipem, Maire e Ansaldo Energia risultano già tra i possibili beneficiari delle prime gare indette da organismi multilaterali:

  • Buzzi: forniture di cemento e materiali da costruzione.
  • Webuild: grandi opere infrastrutturali, ricostruzione di viadotti e ospedali.
  • Saipem e Maire: sviluppo del settore energetico e impiantistico.
Queste occasioni potrebbero comportare un aumento di fatturato per le aziende selezionate, mentre il sistema-Italia auspica ricadute positive anche in termini di occupazione e consolidamento del know-how nel settore delle ricostruzioni post-belliche.

Le monarchie del Golfo - in particolare Arabia Saudita, Emirati e Qatar - si profilano tra i principali finanziatori della futura Gaza, indirizzando consistenti flussi di capitale privato verso il rilancio immobiliare e industriale della regione. Questa mobilitazione serve anche ad assicurare una maggiore influenza geopolitica e a normalizzare i rapporti con Israele nell'ambito degli Accordi di Abramo.

L'attrazione di multinazionali è incentivata dall'enorme valore atteso degli investimenti e dalla possibilità di mettere a frutto brevetti tecnologici e competenze ingegneristiche. Tuttavia, la presenza di interessi divergenti tra Paesi arabi rischia di innescare rivalità nella distribuzione dei profitti economici, costringendo a negoziati serrati e concessioni geopolitiche tra Egitto, Turchia, Qatar e Arabia Saudita.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...