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Rinnovo contratto CCNL farmacisti: le proposte delle aziende per sbloccare la situazione di stallo

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Il rinnovo del CCNL farmacisti sta attraversando una fase di stallo: come proseguono le trattative, quali sono le proposte delle aziende su salari e welfare, le criticità sollevate dai sindacati e i possibili sviluppi futuri

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dedicato ai farmacisti di farmacia privata, scaduto nell’agosto 2024, si trova attualmente in una fase di stallo. La negoziazione tra le rappresentanze delle aziende, in particolare Federfarma, e le principali sigle sindacali (Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs) è caratterizzata da tensioni e divergenze su temi retributivi e normativi. Questo scenario si inserisce in un quadro complesso di esigenze diverse: da un lato, l'esigenza di adeguare le retribuzioni degli operatori al carico di lavoro e alle mutate competenze richieste dalla professione; dall'altro, la sostenibilità economica delle farmacie, specie quelle di piccola e media dimensione.


La trattativa è stata riaperta a inizio di questo 2026, dopo mesi di incontri infruttuosi, con l’obiettivo di superare una situazione di impasse che impediva agli operatori di ricevere adeguamenti salariali e riconoscimenti professionali. Nelle riunioni più recenti, Federfarma ha avanzato nuove proposte economiche e normative, concentrandosi su misure per valorizzare la figura del farmacista, in particolar modo per quei collaboratori con ruoli di responsabilità professionale.


Le richieste sindacali puntano a ottenere un recupero reale rispetto all’inflazione e ad assicurare oltremodo tutele in termini di welfare e conciliazione vita-lavoro. Le aziende, d’altro canto, reclamano tempi certi per il rinnovo in modo da rispettare le scadenze di legge e consentire ai dipendenti di accedere tempestivamente agli incentivi fiscali previsti dalla legge di Bilancio 2025. In questo contesto, la ricerca di un bilanciamento tra qualità del lavoro e sostenibilità economica rappresenta il nodo centrale delle trattative.

Le principali proposte delle aziende: aumenti salariali, welfare e valorizzazione professionale

Nel tentativo di sbloccare la situazione negoziale, per rinnovare il contratto dei farmacisti,  Federfarma ha avanzato nel febbraio 2026 una serie articolata di proposte che mirano a incrementare le retribuzioni e introdurre nuovi strumenti di welfare per il personale dipendente delle farmacie private.


Il nodo centrale delle proposte riguarda gli aumenti salariali differenziati in base all’inquadramento:

  • Per i farmacisti inquadrati al livello Q2 (collaboratori specializzati e con funzioni gestionali), è stato previsto un incremento complessivo degli stipendi fino a 220 euro mensili, ripartiti tra 200 euro come aumento salariale puro e 20 euro quale elemento aggiuntivo di garanzia in attesa di eventuali accordi di secondo livello.
  • Per il personale non laureato la proposta prevede un aumento complessivo di circa 150 euro al mese, di cui 130 euro come base e 20 euro di elemento di garanzia.
Questi incrementi vengono integrati da un’importante novità: le somme legate agli aumenti contrattuali e alla produttività potranno beneficiare di una tassazione agevolata al 5% come disposto dalla normativa fiscale per il 2026, massimizzando così il netto percepito dai lavoratori.

Per tutelare il potere d’acquisto del personale durante la validità del contratto, è stata prevista l’introduzione di clausole di salvaguardia che scatterebbero in caso di aumenti inflattivi particolarmente significativi.
Dal punto di vista normativo e sociale, altre misure proposte da Federfarma includono:

  • Potenziamento del welfare aziendale (assistenza sanitaria integrativa, iniziative per il benessere, forme di conciliazione tempi di vita e lavoro).
  • Miglioramento delle condizioni relative alla maternità, per garantire maggiori tutele specifiche alle lavoratrici del comparto.
  • Revisione e chiarimento della declaratoria del livello Q2, per rendere realmente accessibile ai farmacisti aventi diritto il passaggio a questa fascia retributiva, favorendo così la valorizzazione delle professionalità con maggiori competenze e responsabilità.
  • Un periodo di prova per i nuovi assunti di 90 giorni e nuovi periodi minimi di preavviso in caso di dimissioni, che aumentano con l’anzianità di servizio, a tutela della stabilità occupazionale.
Un aspetto di particolare rilievo evidenziato nelle proposte è la valorizzazione del percorso formativo dei farmacisti, con incentivi per la formazione legata a competenze specialistiche e manageriali. Questo orientamento viene incontro alle richieste promosse dalla Fofi e da realtà formative che puntano a rafforzare il ruolo del farmacista quale figura di riferimento non solo per la dispensazione, ma anche per la gestione di servizi evoluti e l’innovazione all’interno delle farmacie moderne.

Criticità, posizione dei sindacati e scenari futuri del rinnovo contrattuale

Nonostante le aperture delle aziende, permangono divergenze significative tra le parti sociali. Secondo il fronte sindacale, le proposte presentate risultano ancora distanti dalle reali necessità di recupero del potere d’acquisto, giudicate non sufficienti a colmare le perdite dovute all’inflazione cresciuta negli ultimi anni.


I sindacati sottolineano che, sebbene gli aumenti retributivi rappresentino un passo avanti per la categoria, questi risultano ancora insufficienti rispetto ai livelli di adeguamento richiesti. Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno dichiarato insoddisfacenti le prime proposte economiche, rilanciando la richiesta di incrementi più incisivi e di un rafforzamento delle tutele in materia di orari, conciliazione e previdenza integrativa.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la procedura di raffreddamento attivata in assenza di accordo. Nei tavoli negoziali recenti, la distanza tra le posizioni non ha consentito la sottoscrizione di un testo condiviso, generando la mobilitazione della categoria e il rischio concreto di scioperi qualora non vengano accolte le rivendicazioni sindacali.

Sul fronte normativo, i sindacati pongono l’accento sulla necessità di una maggiore trasparenza nell’accesso ai livelli professionali superiori, chiedendo che i criteri per il riconoscimento del livello Q2 siano resi realmente applicabili e verificabili in tutte le realtà, per evitare disparità di trattamento tra i collaboratori.

Nel frattempo, Federfarma ha ribadito la propria disponibilità al dialogo e al confronto, rinnovando la volontà di individuare soluzioni di compromesso capaci di tenere conto sia delle istanze dei lavoratori sia delle esigenze di sostenibilità delle farmacie.

Le prospettive per il futuro appaiono dunque legate all’esito dei prossimi incontri tra le parti. Resta l’urgenza di arrivare a un’intesa che sia in grado di assicurare certezza sui tempi di erogazione degli aumenti e sulle condizioni di lavoro degli operatori della filiera, tenendo in considerazione sia il contesto economico sia l’evoluzione delle funzioni svolte dai farmacisti.

Un altro possibile scenario è rappresentato dall’attivazione di accordi di secondo livello a livello territoriale o regionale, che potrebbero introdurre elementi integrativi rispetto al quadro nazionale, specie su tematiche legate a welfare, produttività e formazione.

Nel contempo, il dibattito pubblico e quello della categoria, alimentato dall’intervento delle istituzioni di rappresentanza come la Fofi, conferma l’opportunità di valorizzare sempre più la professionalità dei farmacisti anche alla luce delle nuove funzioni che la normativa nazionale ed europea gli attribuisce.
 




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...