Quanto e perchè conviene ora, ancora nel 2026, riscattare contributi ai fini pensionistici: le modifiche che nel 2027 potrebbero rendere meno vantaggiosa e conveniente l'operazione.
Chi ha ancora da 1 a 4 anni di contributi mancanti nella propria posizione assicurativa, non solo per gli anni di laurea, ma anche per periodi di studio non universitario, buchi contributivi, periodi di lavoro non coperti o altre interruzioni della carriera lavorativa, si trova oggi davanti a una finestra particolarmente favorevole per colmarli. Il 2026 offre ancora costi relativamente contenuti per il riscatto agevolato, mentre all'orizzonte del 2027 si profila un innalzamento dei requisiti pensionistici che rende ogni anno riscattato più costoso, qualunque sia la natura del periodo mancante. Capire come funziona il riscatto dei contributi ai fini pensionistici, quali sono le differenze tra le due modalità disponibili e quanto costano realmente, al netto dei benefici fiscali, è il primo passo per decidere se e quando conviene agire.
Prima di entrare nel dettaglio dei costi, è utile chiarire un equivoco molto diffuso: il riscatto non riguarda esclusivamente gli anni di università. È infatti possibile riscattare anche altri periodi ai fini pensionistici, come i periodi di studio delle scuole superiori o di diploma, i periodi non coperti da contribuzione presenti nella propria posizione assicurativa (i cosiddetti buchi contributivi, ad esempio periodi di disoccupazione non indennizzata, lavori saltuari mai regolarizzati o pause di carriera), e in certi casi anche periodi specifici come il servizio civile. In generale, quindi, le due formule di riscatto descritte di seguito, agevolato e ordinario, si applicano a qualsiasi periodo mancante nella propria storia contributiva, con la laurea che resta semplicemente il caso più comune e conosciuto, ma non l'unico.
La normativa italiana prevede due strade distinte per riscattare periodi contributivi mancanti, con logiche di calcolo e vantaggi molto diversi tra loro:
Nel riscatto agevolato la risposta è no: il costo resta sempre lo stesso, chiunque sia a richiederlo e qualunque sia il suo stipendio, perché è ancorato a un parametro fisso pubblicato ogni anno dall'INPS.
Nel riscatto ordinario la risposta è sì: il costo cresce insieme allo stipendio, dato che il calcolo si basa sulla retribuzione degli ultimi periodi lavorativi. Chi guadagna di più pagherà proporzionalmente di più per riscattare lo stesso periodo, che si tratti di anni di studio o di altri periodi scoperti.
Qui si gioca gran parte della convenienza economica reale dell'operazione, ed è il punto che spesso genera più confusione.
Il riscatto agevolato dà diritto a una detrazione IRPEF del 50%, da recuperare in 5 rate annuali di pari importo. In pratica lo Stato restituisce, in cinque anni, metà di quanto speso.
Il riscatto ordinario dà invece diritto alla deducibilità del 100% dal reddito imponibile, senza alcun tetto massimo. L'intera spesa abbassa il reddito su cui si calcolano le tasse, con un risparmio che dipende dall'aliquota marginale applicata.
La differenza tra detrazione e deducibilità non è solo tecnica: cambia radicalmente la platea di beneficiari ideali:
Un elemento spesso sottovalutato è che il costo del riscatto agevolato non è fisso nel tempo. È infatti ancorato al minimale contributivo INPS previsto per artigiani e commercianti, un parametro che viene rivalutato ogni anno in base a diversi fattori economici, inflazione compresa. Questo vale per qualsiasi periodo si stia riscattando con questa formula, dagli anni di laurea ai periodi non coperti da contribuzione.
La progressione recente lo dimostra chiaramente:
2025: 6.123,15 € per anno 2026: 6.208,95 € per anno, con un incremento di circa l'1,4%.
Per il 2027 non esiste ancora una cifra ufficiale pubblicata: è una situazione normale, dato che l'INPS diffonde solitamente il nuovo importo a inizio anno o verso la fine dell'anno precedente, sulla base della rivalutazione ufficiale del minimale. Tuttavia, sulla base del trend storico degli ultimi anni, è ragionevole attendersi un ulteriore aumento di qualche punto percentuale, legato sia all'andamento dell'inflazione sia alla rivalutazione automatica del minimale contributivo. Chi valuta di riscattare periodi contributivi, quindi, potrebbe trovarsi a pagare una cifra leggermente più alta se decide di rimandare l'operazione al prossimo anno.
C'è infine un motivo strategico, oltre a quello puramente economico, per non rimandare troppo la decisione. Dal 2027 sono attesi requisiti contributivi più elevati per l'accesso alla pensione anticipata: 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.
In questo scenario, ogni anno riscattato oggi assume un valore aggiunto, indipendentemente dal fatto che si tratti di un anno di laurea, di un periodo di studio superiore o di un buco contributivo: avvicina proporzionalmente al nuovo requisito più alto, permettendo di raggiungere prima la soglia necessaria per andare in pensione. Riscattare ora, quindi, non significa solo bloccare un costo potenzialmente più basso rispetto agli anni futuri, ma anche mettersi in una posizione più solida rispetto all'innalzamento dei requisiti contributivi che si profila all'orizzonte.
E' importante sottolineare che il riscatto dei contributi sarà importante nel 2027 anche per le ipotesi di pensione anticipata che potrebbero essere approvate in Manovra Finanziaria 2027, a partire dalla possibilità di uscita a 64 anni di età, per cui il riscatto contributivo permetteerebbe certamente a molti di poter raggiungere anche prima i requisiti richiesti.
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...