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Riscatto Laurea, quando fa andare in pensione prima o addirittura, invece, rallenta l'uscita da lavoro

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il

Il riscatto della laurea può rivelarsi uno strumento utile per anticipare la pensione o, al contrario, potrebbe addirittura rallentare l’uscita dal lavoro: quali sono vantaggi, rischi e valutazioni personali

Il riscatto dei periodi di studio universitario, offerto dall’INPS, si presenta come una delle strategie più discusse sia tra chi desidera accorciare il proprio percorso lavorativo, sia tra coloro che intendono costruire una pensione più solida. Questo strumento consente di trasformare gli anni passati all’università in contributi previdenziali, utili al raggiungimento dei requisiti per l’uscita anticipata dal lavoro. Tuttavia, la scelta non può essere considerata automatica: l’impatto sulla data di pensionamento varia a seconda del profilo personale e previdenziale di ciascun lavoratore.

L’analisi delle diverse situazioni mostra infatti che, per alcune categorie di lavoratori e lavoratrici, il riscatto della laurea può tradursi in un vantaggio temporale effettivo, anticipando concretamente la possibilità di accedere alla pensione. In altri casi, però, il risultato può essere addirittura peggiorativo, con il rischio che la spesa sostenuta non comporti alcun beneficio reale o, peggio, provochi un allungamento della vita lavorativa. 

Quando il riscatto della laurea anticipa la pensione: i fattori determinanti e i casi di piena o parziale convenienza

La possibilità, e il vantaggio, di anticipare il pensionamento attraverso il riscatto di laurea degli anni universitari dipende innanzitutto dal momento in cui si è iniziata la vita lavorativa e dalla storia contributiva personale. 

Per meglio comprendere le situazioni in cui l’opportunità di riscattare gli anni di studi rappresenta una scelta vantaggiosa, è utile distinguere i soggetti in base al periodo di avvio della propria carriera:

  • Lavoratori con contributi avviati prima del 1996: per questa platea, il riscatto interviene su anni in cui le regole per il pensionamento prevedevano requisiti più accessibili e non influenzati dagli automatismi di adeguamento legati alla speranza di vita (introdotti dalla cosiddetta Legge Fornero).
  • Lavoratori e lavoratrici con la carriera avviata dopo il 1996: la collocazione sotto il regime contributivo puro fa sì che non solo il numero di anni, ma anche l’ammontare della pensione attesa siano determinanti nella valutazione della convenienza.
Entrando nel dettaglio, le simulazioni di casi reali illustrano come il riscatto degli studi possa garantire un anticipo effettivo, soprattutto se la laurea è stata conseguita nei tempi ordinari e seguita dall’immediato inserimento in un lavoro stabile con continuità di versamenti contributivi:
  • Esempio di anticipo pieno (profilo “pre-1996”): Un lavoratore di 60 anni, che ha iniziato l’attività lavorativa a 24 anni e riscattato cinque anni di università, può ottenere un vantaggio effettivo pari a 5 anni e 4 mesi. Il riconoscimento aggiuntivo di 4 mesi deriva dal particolare meccanismo legislativo: in quel periodo non era ancora in funzione l’automatico adeguamento ai parametri di aspettativa di vita.
  • Lavoratrici in condizioni analoghe: Una 61enne che abbia avuto accesso al mondo del lavoro a 24 anni, riscattando quattro anni accademici, veleggia verso il pensionamento con un bonus temporale di 4 anni e 5 mesi, motivato dalle stesse dinamiche normative.
In questi casi, i fattori chiave si possono così riassumere:
  • Inizio della carriera subito dopo il conseguimento della laurea
  • Versamento regolare e continuato dei contributi
  • Laurea in corso senza ritardi e maggiorenni coinvolti nella riforma “pre-1996”
La situazione cambia, invece, quando l’avvio della carriera avviene diversi anni dopo la laurea:
  • Esempio di convenienza parziale: Un lavoratore di 60 anni che ha trovato stabilità lavorativa a 27 anni e decide di riscattare cinque anni di studi avrà un anticipo di pensione ridotto, pari a 2 anni e 3 mesi. Per una donna con condizioni analoghe (lavoro stabile a 27 anni, laurea in corso), il vantaggio si attesta attorno ai 2 anni e 4 mesi, restando significativo ma dimezzato rispetto al massimo teorico.
La principale motivazione di questa riduzione risiede nei periodi “vuoti” di mancata contribuzione tra la laurea e l’inizio effettivo della carriera lavorativa. Questo suggerisce che la convenienza del riscatto tende a diminuire quanto più tardi si entra nel mondo del lavoro o quando si è avuto un percorso lavorativo intermittente.

Occorre considerare, inoltre, i soggetti che hanno avviato la propria carriera dopo il 1996. Per loro, già la legge stessa prevede specifici canali per ottenere la pensione anticipata ordinaria: con almeno 64 anni di età, venti di contribuzione effettiva e, soprattutto, a patto che l’importo lordo dell’assegno previdenziale superi la soglia minima (almeno il triplo della prestazione di assistenza sociale, ridotta a 2,8 volte con un figlio e a 2,6 con due o più figli). Qui il riscatto può tornare utile per chi non raggiunge questi limiti di importo:

  • Profilo post-1996 con pensione inferiore al limite: un lavoratore 45enne che non percepirà un assegno superiore a tale soglia può anticipare il pensionamento di circa 2 anni e 3 mesi grazie al riscatto di cinque anni universitari.
  • Per le lavoratrici 46enni: un riscatto di quattro anni permette una simile riduzione dei requisiti anagrafici per il pensionamento.

Quando il riscatto della laurea può ritardare l’uscita dal lavoro: scenari di mancata convenienza e rischi

Nonostante la possibilità di riscattare gli anni universitari apra sempre la porta alla facoltà di accesso anticipato alla pensione, in diverse circostanze l’effetto risulta sfavorevole o persino opposto alle attese. Il rischio di prolungare involontariamente la permanenza nel mondo del lavoro è concreto soprattutto per chi si trova a cavallo dei vari regimi normativi o non soddisfa determinate soglie di pensione attesa.

Alcuni scenari tipici di mancata convenienza sono i seguenti:

  • Assenza di guadagno effettivo: Per i lavoratori che hanno iniziato la carriera dopo il 1° gennaio 1996, il sistema contributivo puro (introdotto dalla Riforma Dini) già consente l’accesso a strumenti anticipati di pensionamento, purché si superino determinate soglie economiche. In questi casi, il pagamento degli anni universitari non consente una riduzione dell’età pensionabile superiore a quella già prevista. Per esempio, un lavoratore che abbia iniziato a lavorare stabilmente a 27 anni e, oggi, abbia 45 anni, se decide di riscattare cinque anni trascorsi all’università, spesso non incontra alcun vantaggio: può già accedere all’anticipo tramite pensione ordinaria, se il suo assegno previdenziale è superiore alle soglie definite.
  • Effetto nullo o ridotto presenza di figli: Le regole prevedono riduzioni delle soglie di importo della pensione per le donne con figli. Tuttavia, in alcuni casi, le stesse lavoratrici possono non trarne alcun beneficio perché il riscatto consente solo di “recuperare” parzialmente periodi senza contribuzione insufficiente a migliorare la tempistica effettiva della pensione.
  • Profilo “ibrido” e rischio penalizzazione: Alcuni lavoratori si trovano nella condizione di aver concluso il percorso universitario prima del 1996 ma di aver iniziato il lavoro stabile dopo quella data. Se il riscatto viene applicato a questi soggetti, ci si può trovare nella situazione “boomerang”: mentre per la maggioranza post-1996 l’uscita è facilitata dall’anticipata ordinaria, chi è classificato come “pre-1996” a causa del riscatto della laurea può essere soggetto a regole di uscita più rigide, fino a vedere slittare l’uscita dal lavoro di quasi due anni rispetto alle previsioni iniziali, in presenza di assegni pensionistici elevati.
Per una rappresentazione più schematica degli scenari a rischio, si può consultare la seguente tabella:
Profilo Descrizione Effetto sul pensionamento
Lavoratore dopo il 1996 Avvio carriera post-1996, con assegno pensionistico superiore alle soglie Nessun anticipo: il riscatto universitario non riduce l’età di uscita
Lavoratrice con figli Assegno previdenziale già adeguato, soglia di importo ridotta Beneficio ridotto o nullo dalla trasformazione degli anni accademici
Profilo “ibrido” Studi pre-1996, lavoro stabile post-1996, pensione elevata Slittamento pensione di 1 anno e 11 mesi rispetto all’uscita anticipata ordinaria

Questi esempi mostrano che non sempre la spesa sostenuta per il riscatto si traduce in un guadagno concreto. Anzi, a seconda della carriera lavorativa e della posizione rispetto ai cambiamenti legislativi, è possibile che la scelta si riveli inefficace o sfavorevole.




Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...