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Satelliti e telecamere nascoste per un solo sospetto: il poliziotto pugliese incastrato dalla legge 104

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Un poliziotto pugliese finisce sotto indagine per il presunto abuso dei permessi Legge 104: satelliti, telecamere e limiti della privacy riaprono il dibattito sulle prove e sulle sanzioni

Un caso destinato a far discutere quello emerso nella provincia di Barletta-Andria-Trani, dove un poliziotto in servizio alla Questura BAT è stato sospeso dall'esercizio dei pubblici uffici per sei mesi al termine di un'indagine tanto complessa quanto insolita per la sua intensità investigativa. Al centro della vicenda, un presunto abuso dei permessi previsti dalla legge 104/1992, la normativa che tutela i lavoratori impegnati nell'assistenza a familiari con disabilità grave.

Non è la prima volta che le cronache raccontano di dipendenti pubblici o privati sorpresi a utilizzare in modo improprio i congedi retribuiti pensati per l'assistenza ai parenti disabili. Ma questa vicenda si distingue per il livello degli strumenti messi in campo dagli inquirenti: pedinamenti, videocamere nascoste e persino dispositivi di tracciamento satellitare, un dispiegamento di mezzi che normalmente si associa a indagini su reati ben più gravi.

Il caso: un'indagine partita da una segnalazione interna

Tutto è iniziato da una segnalazione dell'Ufficio Sanitario Provinciale della Questura, che aveva rilevato alcune anomalie nell'utilizzo dei permessi per malattia e per l'assistenza a persone con disabilità da parte di alcuni agenti. Da lì è scattata un'attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani e condotta dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile della Questura di Barletta-Andria-Trani.

L'attività investigativa si è sviluppata attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, installazione di videocamere e l'impiego di dispositivi di tracciamento satellitare. Un impianto di controllo minuzioso, costruito per verificare se gli agenti indagati rispettassero davvero i requisiti previsti dalla legge per fruire dei permessi retribuiti.

Al termine degli accertamenti, il quadro emerso dagli inquirenti ha delineato un utilizzo improprio dello strumento assistenziale: secondo quanto ricostruito, i poliziotti coinvolti richiedevano sistematicamente permessi retribuiti per assistere il familiare con disabilità per svolgere in realtà attività di carattere personale.

Cosa prevede la legge 104 e quali requisiti sarebbero venuti meno

La legge 104/92, insieme all'articolo 42 del decreto legislativo 151/2001, riconosce ai lavoratori dipendenti la possibilità di usufruire di permessi retribuiti o di congedi straordinari per assistere un familiare con disabilità grave. Si tratta di uno strumento di welfare fondamentale, che però richiede il rispetto di alcuni criteri stringenti, tra cui:

  • La reale necessità assistenziale, ovvero l'effettivo impiego del tempo di permesso per prestare assistenza al familiare disabile;
  • La convivenza stabile con il parente assistito, requisito indispensabile per accedere ai congedi straordinari previsti dall'art. 42;
  • La coerenza tra l'orario di permesso e l'attività assistenziale svolta, verificabile anche attraverso controlli e riscontri documentali;
  • L'assenza di attività incompatibili con la finalità del permesso, come commissioni personali, svago o altre occupazioni estranee all'assistenza.
Proprio su questi punti si sarebbe concentrata l'indagine dei carabinieri della Squadra Mobile: a due dei tre indagati è stata contestata l'assenza dei requisiti previsti per l'ottenimento dei permessi di congedo straordinario nei casi in cui vi è una stabile convivenza con il parente affetto da disabilità. Un elemento decisivo, in questo senso, sarebbe arrivato proprio dagli strumenti di localizzazione: i pedinamenti e l'analisi delle celle telefoniche hanno accertato come gli indagati vivessero, contrariamente a quanto dichiarato, in abitazioni diverse rispetto al proprio assistito, facendo venir meno il requisito della coabitazione richiesto dalla normativa.

La misura cautelare e i reati contestati

Al termine degli interrogatori preventivi, il Tribunale di Trani ha parzialmente accolto la richiesta della Procura, disponendo un'ordinanza di sospensione dall'esercizio dei pubblici uffici per sei mesi nei confronti di uno degli agenti coinvolti, ritenuto responsabile dei reati di:

  • truffa aggravata ai danni dello Stato, per aver percepito indebitamente la retribuzione durante i permessi non utilizzati per le finalità previste dalla legge;
  • falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, relativa alle dichiarazioni rese per ottenere i benefici assistenziali.
Per gli altri due poliziotti coinvolti nell'inchiesta, contestati per gli stessi reati, la Procura ha invece proceduto con la denuncia a piede libero, una misura meno severa rispetto alla sospensione cautelare.

È importante sottolineare, come precisato dagli stessi inquirenti nel comunicato ufficiale, che i provvedimenti adottati nel corso delle indagini non sono definitivi: gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a quando la loro responsabilità penale non sarà accertata con una sentenza o un decreto penale di condanna irrevocabili. Il procedimento è dunque ancora nella sua fase iniziale e il contraddittorio con la difesa potrà modificare, in tutto o in parte, il quadro accusatorio.

Perché un dispiegamento di mezzi così ampio per un solo caso

Il dato che ha maggiormente colpito l'opinione pubblica è la sproporzione apparente tra la gravità del sospetto, l'abuso di permessi lavorativi e la sofisticazione degli strumenti investigativi impiegati. Satelliti, telecamere nascoste, pedinamenti prolungati e analisi delle celle telefoniche sono tecniche solitamente associate a indagini su criminalità organizzata, traffico di droga o reati contro la persona, non a controlli sull'uso dei congedi previsti dalla legge 104.

In realtà, questo tipo di riscontro investigativo è sempre più diffuso, anche perché il falso in atto pubblico e la truffa ai danni dello Stato sono reati penalmente rilevanti, non semplici illeciti disciplinari. Quando la Pubblica Amministrazione avvia un procedimento di questo tipo, deve raccogliere prove solide e inconfutabili, capaci di reggere il vaglio di un giudice: da qui la scelta di ricorrere a strumenti probatori oggettivi, come le celle telefoniche e la geolocalizzazione, difficilmente contestabili in sede processuale.

Va inoltre ricordato che il fenomeno dell'abuso dei permessi legge 104 non riguarda solo le forze dell'ordine, ma è un tema trasversale che coinvolge sia il settore pubblico sia quello privato, e che negli ultimi anni ha portato a un incremento dei controlli da parte di INPS, datori di lavoro e, nei casi più gravi, delle stesse Procure.

Le conseguenze per chi abusa della legge 104

Chi viene riconosciuto colpevole di aver utilizzato in modo fraudolento i permessi previsti dalla legge 104 rischia conseguenze significative sia sul piano penale che su quello lavorativo e disciplinare. Tra le principali:

  • licenziamento per giusta causa, nel caso di dipendenti privati, o procedimento disciplinare con possibile sospensione o destituzione per i dipendenti pubblici;
  • obbligo di restituzione delle somme percepite indebitamente a titolo di retribuzione durante i permessi;
  • condanna penale per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità ideologica, con pene che possono comportare anche la reclusione;
  • danno reputazionale, specie per figure come le forze dell'ordine, chiamate per definizione a far rispettare la legge.
Il caso del poliziotto pugliese sospeso per presunto abuso della legge 104 resta, al momento, un procedimento in corso, i cui sviluppi dipenderanno dall'esito del contraddittorio processuale. Resta però significativo come segnale dell'attenzione crescente delle istituzioni verso l'uso corretto degli strumenti di welfare pubblico, e come monito per chiunque sia tentato di utilizzare in modo improprio una tutela pensata per sostenere le famiglie che assistono un familiare con disabilità grave.


Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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