Un poliziotto pugliese finisce sotto indagine per il presunto abuso dei permessi Legge 104: satelliti, telecamere e limiti della privacy riaprono il dibattito sulle prove e sulle sanzioni
Un caso destinato a far discutere quello emerso nella provincia di Barletta-Andria-Trani, dove un poliziotto in servizio alla Questura BAT è stato sospeso dall'esercizio dei pubblici uffici per sei mesi al termine di un'indagine tanto complessa quanto insolita per la sua intensità investigativa. Al centro della vicenda, un presunto abuso dei permessi previsti dalla legge 104/1992, la normativa che tutela i lavoratori impegnati nell'assistenza a familiari con disabilità grave.
Non è la prima volta che le cronache raccontano di dipendenti pubblici o privati sorpresi a utilizzare in modo improprio i congedi retribuiti pensati per l'assistenza ai parenti disabili. Ma questa vicenda si distingue per il livello degli strumenti messi in campo dagli inquirenti: pedinamenti, videocamere nascoste e persino dispositivi di tracciamento satellitare, un dispiegamento di mezzi che normalmente si associa a indagini su reati ben più gravi.
Tutto è iniziato da una segnalazione dell'Ufficio Sanitario Provinciale della Questura, che aveva rilevato alcune anomalie nell'utilizzo dei permessi per malattia e per l'assistenza a persone con disabilità da parte di alcuni agenti. Da lì è scattata un'attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani e condotta dal Servizio Centrale Operativo e dalla Squadra Mobile della Questura di Barletta-Andria-Trani.
L'attività investigativa si è sviluppata attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, installazione di videocamere e l'impiego di dispositivi di tracciamento satellitare. Un impianto di controllo minuzioso, costruito per verificare se gli agenti indagati rispettassero davvero i requisiti previsti dalla legge per fruire dei permessi retribuiti.
Al termine degli accertamenti, il quadro emerso dagli inquirenti ha delineato un utilizzo improprio dello strumento assistenziale: secondo quanto ricostruito, i poliziotti coinvolti richiedevano sistematicamente permessi retribuiti per assistere il familiare con disabilità per svolgere in realtà attività di carattere personale.
La legge 104/92, insieme all'articolo 42 del decreto legislativo 151/2001, riconosce ai lavoratori dipendenti la possibilità di usufruire di permessi retribuiti o di congedi straordinari per assistere un familiare con disabilità grave. Si tratta di uno strumento di welfare fondamentale, che però richiede il rispetto di alcuni criteri stringenti, tra cui:
Al termine degli interrogatori preventivi, il Tribunale di Trani ha parzialmente accolto la richiesta della Procura, disponendo un'ordinanza di sospensione dall'esercizio dei pubblici uffici per sei mesi nei confronti di uno degli agenti coinvolti, ritenuto responsabile dei reati di:
È importante sottolineare, come precisato dagli stessi inquirenti nel comunicato ufficiale, che i provvedimenti adottati nel corso delle indagini non sono definitivi: gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a quando la loro responsabilità penale non sarà accertata con una sentenza o un decreto penale di condanna irrevocabili. Il procedimento è dunque ancora nella sua fase iniziale e il contraddittorio con la difesa potrà modificare, in tutto o in parte, il quadro accusatorio.
Il dato che ha maggiormente colpito l'opinione pubblica è la sproporzione apparente tra la gravità del sospetto, l'abuso di permessi lavorativi e la sofisticazione degli strumenti investigativi impiegati. Satelliti, telecamere nascoste, pedinamenti prolungati e analisi delle celle telefoniche sono tecniche solitamente associate a indagini su criminalità organizzata, traffico di droga o reati contro la persona, non a controlli sull'uso dei congedi previsti dalla legge 104.
In realtà, questo tipo di riscontro investigativo è sempre più diffuso, anche perché il falso in atto pubblico e la truffa ai danni dello Stato sono reati penalmente rilevanti, non semplici illeciti disciplinari. Quando la Pubblica Amministrazione avvia un procedimento di questo tipo, deve raccogliere prove solide e inconfutabili, capaci di reggere il vaglio di un giudice: da qui la scelta di ricorrere a strumenti probatori oggettivi, come le celle telefoniche e la geolocalizzazione, difficilmente contestabili in sede processuale.
Va inoltre ricordato che il fenomeno dell'abuso dei permessi legge 104 non riguarda solo le forze dell'ordine, ma è un tema trasversale che coinvolge sia il settore pubblico sia quello privato, e che negli ultimi anni ha portato a un incremento dei controlli da parte di INPS, datori di lavoro e, nei casi più gravi, delle stesse Procure.
Chi viene riconosciuto colpevole di aver utilizzato in modo fraudolento i permessi previsti dalla legge 104 rischia conseguenze significative sia sul piano penale che su quello lavorativo e disciplinare. Tra le principali:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...