Negli ultimi giorni si parla molto di TFR3 e della presunta scadenza imminente per la scelta sulla destinazione del Trattamento di Fine Rapporto. In realtà, non esiste una data di scadenza unica valida per tutti. La scadenza è individuale ed ecco cosa fare.
Negli ultimi giorni si parla molto di TFR3 e della presunta scadenza imminente per la scelta sulla destinazione del Trattamento di Fine Rapporto. Molti lavoratori, soprattutto quelli assunti nelle scorse settimane, si stanno chiedendo cosa fare, dato che il modulo ufficiale non risulta ancora disponibile. In realtà, per capire come muoversi, è necessario fare chiarezza su un punto fondamentale, spesso frainteso: non esiste una data di scadenza unica valida per tutti.
Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è la somma che il datore di lavoro accantona durante tutto il rapporto lavorativo, insieme ovviamente ai versamenti contributivi previdenziali, e che viene liquidata al dipendente al termine dello stesso, sia in caso di dimissioni sia in caso di licenziamento o pensionamento. Da anni, però, ogni lavoratore neoassunto è chiamato a compiere una scelta importante: destinare il proprio TFR maturando all'azienda oppure convogliarlo verso un fondo di previdenza complementare.
Questa decisione non è banale, perché incide sul modo in cui verranno accantonate le somme nel corso degli anni e sulle prospettive di rendimento futuro. Proprio per questo motivo la normativa prevede un termine preciso entro cui il lavoratore deve comunicare la propria scelta, presentando un apposito modulo TFR.
Qui nasce il principale equivoco che sta circolando online. Molti articoli e post sui social parlano di una scadenza fissa e uguale per tutti i lavoratori, ma non è così. La normativa stabilisce infatti che il termine per l'invio del modulo relativo alla destinazione del TFR è fissato in 60 giorni dalla data di assunzione.
Questo significa che la scadenza è sempre individuale e dipende esclusivamente dal giorno in cui il singolo lavoratore ha iniziato il proprio rapporto di lavoro. Non c'è quindi una data unica valida per tutti i dipendenti italiani, ma tante scadenze diverse quante sono le date di assunzione.
In pratica: il conteggio dei 60 giorni parte dal primo giorno di lavoro effettivo, e non da una data calendariale fissata a livello nazionale. È un dettaglio importante, perché consente a ciascun lavoratore di calcolare autonomamente la propria scadenza personale.
Per rendere più chiaro il meccanismo, può essere utile fare qualche esempio concreto.
Chi è stato assunto entro la fine di luglio ha ancora tempo fino alla fine di settembre per effettuare la propria scelta sulla destinazione del TFR. Questo lavoratore, quindi, non deve preoccuparsi in modo particolare nell'immediato, perché dispone ancora di alcune settimane utili per informarsi, valutare le diverse opzioni disponibili e presentare il modulo.
Diverso è il caso di chi è stato assunto il 1° luglio. In questa situazione, il termine dei 60 giorni scade già il 1° settembre, ovvero molto prima rispetto a chi ha iniziato a lavorare solo qualche giorno dopo. È proprio in questi casi che sorge il problema più discusso: cosa fare se, alla scadenza dei 60 giorni, il modulo ufficiale non è ancora disponibile o non è stato ancora aggiornato?
Il nodo centrale della questione riguarda proprio questo aspetto. Quando si parla di TFR3, si fa riferimento a un modello che dovrebbe sostituire o aggiornare le versioni precedenti utilizzate per comunicare la scelta sulla destinazione del TFR. Se però il documento non risulta ancora pubblicato o reso disponibile dagli enti competenti, il lavoratore si trova in una condizione di oggettiva difficoltà: come rispettare un termine se lo strumento necessario per farlo non esiste ancora?
Questa situazione genera comprensibile preoccupazione, soprattutto tra chi è stato assunto nei primi giorni di luglio e vede avvicinarsi la propria scadenza personale senza avere a disposizione il modulo corretto da compilare.
È importante chiarire cosa comporta, in generale, il mancato invio del modulo entro i termini previsti. Se il lavoratore non esprime alcuna scelta entro i 60 giorni, scatta il cosiddetto meccanismo del silenzio assenzo. Questo significa che, in assenza di una comunicazione esplicita, il TFR maturando viene automaticamente destinato al fondo pensione complementare di riferimento, individuato in base al contratto collettivo applicato o, in mancanza, al fondo residuale istituito presso l'INPS.
Va precisato che questo meccanismo non rappresenta una penalizzazione in senso stretto, ma semplicemente l'applicazione automatica di una regola prevista dalla legge per tutelare il lavoratore ed evitare che il TFR resti in una condizione indefinita. Tuttavia, per molti lavoratori la destinazione automatica potrebbe non coincidere con la scelta che avrebbero fatto consapevolmente, motivo per cui la possibilità di scegliere in autonomia resta comunque preferibile, quando concretamente esercitabile.
Il vero rischio, quindi, non è tanto una sanzione economica diretta, quanto piuttosto la perdita della possibilità di scegliere consapevolmente la destinazione più adatta alle proprie esigenze previdenziali, lasciando che sia il meccanismo automatico a decidere al posto del lavoratore.
Chi si trova nella condizione di avere una scadenza imminente, ma non dispone ancora del modulo ufficiale aggiornato, può adottare alcune accortezze pratiche:
Questo calcolo personalizzato è fondamentale per evitare di arrivare impreparati al termine utile per la scelta, soprattutto per chi ha iniziato un nuovo lavoro proprio nelle prime settimane di luglio, categoria di lavoratori più esposta al rischio di trovarsi con la scadenza ravvicinata rispetto alla disponibilità effettiva della modulistica aggiornata.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...