Il settore orafo italiano, tra tradizione e innovazione, vive oggi profonde trasformazioni: dai trend di mercato all'export, passando per aziende leader, lavoro, digitalizzazione e le nuove prospettive tra rischi e opportunità.
Il comparto orafo italiano si trova oggi al centro di importanti trasformazioni che riflettono sia lo scenario economico globale che l'evoluzione dei modelli produttivi e commerciali. L'andamento degli occupati, dei ricavi e dell'export rivela un settore resiliente capace di valorizzare la tradizione e, allo stesso tempo, di rinnovarsi attraverso digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione. Questo articolo offre una lettura approfondita delle performance del sistema orafo nazionale, dei distretti e delle aziende che lo compongono, cercando di rispondere alle molte domande che imprenditori, addetti ai lavori e osservatori si pongono sulle reali prospettive per il prossimo futuro.
Il panorama attuale del settore orafo in Italia segnala una fase di accelerazione: nel 2024 il comparto ha registrato +4,4% di crescita nel fatturato, raggiungendo nuovi record nelle esportazioni con vendite oltre i 13,7 miliardi di euro. Questa espansione, in netta controtendenza rispetto alla contrazione di altri settori del sistema moda, è stata favorita dalla domanda internazionale e dalla capacità delle imprese di adattarsi a mercati in rapida evoluzione.
I dati ufficiali indicano che l'export rappresenta un pilastro strutturale per l'industria italiana dei metalli preziosi: gli Stati Uniti costituiscono il terzo mercato di sbocco, superato solo da India e Francia, con una quota del 12% delle esportazioni tricolori di gioielleria. Particolarmente vivace è stata la crescita verso la Turchia, che nel 2024 ha superato i 5,3 miliardi di euro, confermandosi come primo partner commerciale del settore. Tuttavia, a partire dal 2025 si è assistito a una revisione al ribasso di queste cifre a causa del rallentamento delle esportazioni verso Ankara, mentre altri poli come Emirati Arabi, Svizzera e Stati Uniti hanno mostrato segnali alternanti.
La situazione produttiva si caratterizza invece per una certa volatilità: a fronte di una crescita dei volumi esportati nel 2024 (+23% in quantità su base annua), i primi mesi del 2025 hanno visto una sensibile contrazione produttiva (-8,2%). Ciò è attribuibile non solo a fattori interni, ma anche al quadro internazionale e alla dinamicità delle materie prime. Risulta significativa l’evoluzione della quota italiana sulle esportazioni mondiali del comparto gioielli: dal 5,8% del 2015 all’11,2% nel 2024, un segnale della competitività e qualità riconosciute al made in Italy.
| Azienda | Ricavi 2024 (milioni €) |
| Bulgari Gioielli | 846 |
| Morellato | 723 |
| PGI | 637 |
| Damiani | |
| UnoAerre Industries |
Dodici gruppi a controllo estero generano oltre un quarto del fatturato complessivo del settore, e presentano ricavi medi più che doppi rispetto alle aziende a capitale nazionale, trainati da strategie di export e investimenti in digitalizzazione. Il Nord Ovest resta la regione più profittevole (ebit margin 8,8%), davanti a Nord Est e Centro Italia.
L’analisi della forza lavoro evidenzia una crescita costante del numero di addetti (+12,5% sui principali operatori 2022-2024); il comparto conta circa 34.000 occupati tra produzione e servizi collegati. La struttura produttiva è ancora prevalentemente formata da micro e piccole aziende familiari, ma l’ingresso di grandi gruppi internazionali e il dinamismo delle medie imprese stanno cambiando la fisionomia della filiera. I distretti di Arezzo, Vicenza e Valenza continuano a esercitare un’importante funzione di catalizzatori di competenze e innovazione.
Per quanto riguarda la produttività, il valore aggiunto medio per addetto ha raggiunto livelli elevati nelle aziende certificate e orientate all’export (67.000 euro annui), riflettendo sia l’alto livello di specializzazione sia la capacità di generare valore sul mercato globale.
Secondo rilevazioni di Mediobanca e Unioncamere, il settore orafo-gioielliero si distingue tra i comparti manifatturieri per la crescita dell’organico e per il focus sulla qualificazione della forza lavoro, con una tendenza sempre più marcata all’integrazione di processi innovativi e pratiche di sostenibilità lungo la catena produttiva.
L’apertura ai mercati internazionali è uno degli elementi chiave che hanno permesso al comparto di reggere le recenti turbolenze economiche. A questo si aggiunge una decisa accelerazione sugli investimenti digitali: la crescita delle vendite online ha trainato l’espansione delle aziende strutturate, con una proiezione di oltre 166 miliardi a livello globale nel commercio elettronico della gioielleria entro il 2029. Boutique digitali, canali social e piattaforme personalizzate sono diventati strumenti fondamentali per ampliare la clientela e consolidare la brand loyalty.
Gli investimenti hanno registrato nel 2024 un ulteriore aumento (+37,8% rispetto al 2022), sia tra operatori italiani che esteri, a testimonianza di una strategia volta al rafforzamento patrimoniale, alla riduzione della leva finanziaria e al sostegno della crescita organica. Di rilievo è la scelta di alcune aziende – ad esempio Morellato – di integrare verticalmente il canale retail, combinando negozi fisici e digitali per garantire margini e qualità dell’esperienza d’acquisto.
Le nuove generazioni di consumatori richiedono, inoltre, prodotti più etici, sostenibili e personalizzati: cresce così l’interesse per l’uso di oro riciclato e lavorazioni leggere, ponendo la tracciabilità e la sostenibilità al centro delle strategie aziendali.
Nonostante la positiva evoluzione del comparto, permangono alcune criticità che potrebbero influenzare lo scenario nei prossimi anni. In primo luogo, la volatilità dei prezzi delle materie prime (oro, argento, platino) ha determinato forti oscillazioni nei costi delle imprese e nell’equilibrio della filiera. Nel solo 2025 l’oro ha raggiunto massimi storici, provocando l’aumento delle rimanenze di magazzino (+12% rispetto al 2022 per i maggiori operatori) e una gestione più attenta degli approvvigionamenti. La fluttuazione dei prezzi si traduce in un aumento dei rischi finanziari, che solo una solida pianificazione e politiche di copertura possono attenuare.
Le tensioni geopolitiche hanno impattato in modo particolare i flussi commerciali con la Turchia e altri mercati strategici, generando una flessione dell’export nel 2025 (-15,2%). Le restrizioni commerciali e i dazi imposti tra USA e Cina hanno, inoltre, reso più complesso l’accesso ai mercati extraeuropei, spingendo molte imprese a diversificare le destinazioni di vendita.
Dal punto di vista normativo ed etico, gli standard di tracciabilità, sostenibilità e trasparenza richiesti a livello europeo (con regolamenti come l’ECCIA, European Cultural and Creative Industries Alliance) richiedono alle aziende continui aggiornamenti nelle procedure di controllo e certificazione, con impatti sui costi e sulla struttura organizzativa.
Lo scenario che si prefigura per il periodo 2026-2027 appare moderatamente positivo, nonostante le incertezze. Le aspettative di crescita restano solide: le stime di Mediobanca e delle associazioni di categoria prevedono un ulteriore aumento sia dei ricavi (+5,8% atteso per il 2025) sia degli investimenti, grazie anche al rafforzamento patrimoniale e alla crescente propensione di reinvestire i profitti.
Una sfida strategica consisterà nella capacità del comparto di coniugare tradizione artigianale e innovazione digitale. Le aziende che sapranno valorizzare il know-how italiano puntando sulla sostenibilità e la trasparenza, anche in risposta ai nuovi obblighi normativi UE, potranno consolidare la propria presenza sui mercati emergenti. La domanda è destinata a rafforzarsi specialmente nel Sud Est Asiatico, Medio Oriente, America Latina e Unione Europea, mentre per USA e Cina permangono interrogativi legati a dinamiche protezionistiche e volatilità interna.
I prossimi anni vedranno un ulteriore rafforzamento della filiera, sia attraverso fusioni e acquisizioni di marchi storici da parte di conglomerati internazionali sia tramite l’affermazione di nuove realtà digitali nate nei distretti produttivi. Il controllo della materia prima, la diffusione del digitale e l’adozione di processi produttivi sostenibili resteranno i principali driver di competitività.
Se il percorso verso la personalizzazione, la qualità e l’etica sarà perseguito con coerenza, l’industria orafo-gioielliera italiana potrà consolidare la propria leadership e continuare a rappresentare una delle eccellenze riconosciute a livello mondiale.