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Legge 104 e cargiver non parenti: i casi in cui può essere concessa, requisiti, condizioni e regole

di Marianna Quatraro pubblicato il

La Legge 104 regola il supporto alle persone con disabilità, coinvolgendo anche caregiver non parenti ma solo in presenza di particolari condizioni

La Legge 104 del 1992, fulcro della normativa italiana in materia di disabilità, è stata creata per assicurare diritti e inclusione sociale alle persone con disabilità. Essa promuove l’integrazione lavorativa, sociale e familiare, fornendo strumenti come permessi e congedi per chi assiste individui in gravi condizioni di salute. All’interno di questo quadro normativo, emerge la figura del caregiver, la persona che si prende cura, in modo continuativo, di chi si trova in condizione di disabilità. L’obiettivo della legge è assicurare un supporto concreto sia ai beneficiari diretti sia ai soggetti che li assistono, tutelando i loro diritti lavorativi e riducendo il rischio di esclusione sociale.

Chi può essere caregiver secondo la Legge 104: familiari, affini e casi eccezionali

Stando a quanto stabilito dalla Legge 104 e successive modifiche, i principali destinatari delle tutele sono:

  • la persona disabile riconosciuta in condizione di gravità;
  • genitori naturali, adottivi o affidatari;
  • coniugi o parti dell’unione civile conviventi;
  • figli e fratelli/sorelle conviventi;
  • parenti e affini fino al terzo grado, purché conviventi;
  • in situazioni particolari, il tutore legale o l’affine con comprovato rapporto di cura consolidato.
L’accesso ai benefici è organizzato secondo un ordine di priorità ben definito dalla normativa e dalle circolari INPS, che mira a privilegiare prima il coniuge convivente, poi i genitori, quindi i figli, i fratelli/sorelle e infine i parenti più distanti.

I caregiver non parenti non rientrano nell’elenco ordinario, ma possono essere coinvolti solo in condizioni eccezionali: la legge prevede, infatti, l’assistenza anche da parte di persone non legate da vincolo di parentela nei casi in cui tutti i familiari legittimati siano impossibilitati, deceduti o assenti, e se è dimostrabile la convivenza e la reale necessità di prendersi cura del disabile.

Generalmente, il riconoscimento dei permessi e dei congedi vale solo per familiari e affini, come anche confermato dalla giurisprudenza. Tuttavia, in presenza di un consolidato rapporto di cura e di impossibilità documentata dei familiari, possono emergere eccezioni, specialmente nel quadro delle misure regionali e comunali integrative.

Requisiti e condizioni per il riconoscimento dei benefici ai caregiver non parenti

Nel sistema delineato dalla legge, l’accesso ai benefici da parte di caregiver non parenti comporta l’accertamento di condizioni stringenti. Fra queste si annoverano:

  • assenza o impossibilità dei familiari di primo, secondo e terzo grado (per decesso, patologie gravi, impossibilità oggettiva o irreperibilità);
  • instaurazione della convivenza stabile e documentata con la persona assistita;
  • dimostrazione di un rapporto di cura consolidato, verificabile tramite le autorità competenti (servizi sociali, medico di base, assistente sociale di riferimento);
  • presentazione di idonea documentazione che confermi il ruolo attivo e necessario del soggetto non parente all’assistenza quotidiana della persona disabile.
Precisiamo che, la figura del caregiver non parente è circoscritta a ipotesi residuali, laddove l’intera gerarchia dei familiari risultasse, per causa accertata, incapace di svolgere la funzione di assistenza. In questi casi, l’ente erogatore (tipicamente INPS) e i servizi sociali devono attestare con precisione la necessità del ricorso a soggetti esterni alla cerchia parentale.

L’eventuale riconoscimento segue una procedura di valutazione multidimensionale, che coinvolge operatori sociali e sanitari, e prevede strumenti amministrativi e certificazioni rilasciate a esito positivo dell’istruttoria.

Procedura per richiedere i permessi e il congedo straordinario: documentazione, procedura e ruolo dell’INPS

La procedura di accesso ai benefici legati alla legge per i non parenti segue fasi precise:

  • Il soggetto interessato o, se impossibilitato, un delegato (caregiver), presenta domanda all’INPS tramite il portale online o con il supporto di un patronato;
  • viene depositata documentazione sanitaria (verbale della Commissione Medica Integrata ASL-INPS) relativa alla condizione di disabilità grave;
  • analisi e verifica della convivenza effettiva, comprovata tramite certificazione anagrafica;
  • si compila un’autocertificazione dettagliata che descrive la natura e la continuità dell’assistenza, la motivazione della richiesta, il profilo anagrafico del caregiver e la situazione del nucleo familiare;
  • la domanda è valutata dagli operatori INPS ed eventualmente integrata con pareri delle autorità sociali locali.
Per il congedo straordinario (fino a due anni complessivi nella vita lavorativa), la legge richiede ulteriore verifica sul rispetto delle priorità di legge e sulla regolarità della condizione di convivenza. In assenza dei parenti legittimati, la richiesta da parte di un non parente sarà oggetto di una verifica molto rigorosa da parte degli enti deputati.

Limiti, priorità e deroghe: chi ha diritto in caso di assenza di familiari stretti

L’accesso alle misure della Legge 104 per i cargiver è regolato da un ordine gerarchico di priorità. Si tratta di una scala rigida, che attribuisce il diritto primariamente a:

  • coniuge o parte dell’unione civile convivente con la persona disabile grave;
  • genitori, anche adottivi o affidatari;
  • figli conviventi;
  • fratelli e sorelle conviventi;
  • parenti o affini entro il terzo grado conviventi.
Solo nel caso in cui tutti questi familiari risultino mancanti, deceduti, affetti da patologie invalidanti o impossibilitati all’assistenza, possono essere individuati caregiver diversi, sempre previa instaurazione della convivenza (verificata anagraficamente) e dimostrazione di continuità nell’assistenza.

Differenze tra assistenza da parte di parenti e non parenti: interpretazioni giurisprudenziali e casi pratici

L’assistenza fornita da parenti si inserisce in un modello normativo consolidato: la legge non solo riconosce il diritto ai permessi e ai congedi, ma prevede anche un sistema di controlli, obblighi e tutele accessorie sia per il lavoratore che per il datore di lavoro. Dal punto di vista pratico, il riconoscimento di questi diritti ai cargiver non parenti è invece subordinato a un’istruttoria molto più stringente.

Nei pronunciamenti della Cassazione e nelle sentenze dei tribunali, le richieste di permessi o congedi da parte di soggetti estranei al nucleo familiare sono state accettate esclusivamente in presenza di circostanze eccezionali incontestabili, tra cui impossibilità o decesso di tutti i familiari idonei. Diversamente, la semplice frequentazione e l’assistenza sporadica, se non rafforzate da rapporti giuridici stabili (ad esempio la tutela legale), non sono ritenute sufficienti.

Tra i principali casi pratici, si riscontrano situazioni laddove la comunità territoriale o i servizi sociali abbiano affidato la cura a figure estranee alla famiglia. In questi casi, la concessione dei benefici può avvenire solo dopo approfondimenti e valutazioni caso per caso da parte delle autorità competenti.

 



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