Ricchezza e povertà dei bengalesi in Italia non hanno un solo volto: redditi, occupazione, salari, piccole imprese e rimesse raccontano una comunità profondamente eterogenea.
Nel 2025 la provincia di Venezia ha inviato in Bangladesh 107,9 milioni di euro, contro i 6,7 milioni destinati alle Filippine, seconda comunità per volume di trasferimenti. Il rapporto è di circa 16 a 1. La distanza supera i 100 milioni di euro e restituisce l’immagine di una comunità bangladese capace di sostenere economicamente, con continuità, le famiglie rimaste nel Paese d’origine. Non basta però a stabilire quanto siano ricchi i bengalesi residenti in Italia.
Le rimesse sono flussi di denaro trasferiti all’estero. Non coincidono con il patrimonio personale, con lo stipendio medio o con i risparmi accumulati nel tempo. Possono quindi convivere con redditi dichiarati contenuti, lavori discontinui e famiglie numerose. Anche all’interno della stessa comunità le condizioni cambiano molto: uomini e donne, dipendenti e titolari di piccole attività non hanno necessariamente la stessa disponibilità economica.
Il confronto con il passato rende il cambiamento ancora più netto. Nel 2005 il flusso verso il Bangladesh dalla provincia di Venezia era inferiore a 400.000 euro. Nel 2025 è arrivato a 107,9 milioni. Nello stesso arco di tempo, le imprese gestite da cittadini bangladesi nel Veneziano sono passate da circa 20, nel 2005, a oltre 1.000, nel 2025.
Dietro l’aumento non c’è una spiegazione unica. È cresciuta la popolazione residente, si sono moltiplicate le attività commerciali e una parte dei lavoratori ha intrapreso percorsi autonomi. Anche l’invio del denaro è diventato più rapido e accessibile, grazie ai servizi digitali e alla presenza più capillare di intermediari specializzati.
Il risultato è una rete economica che attraversa i confini. Una quota del reddito prodotto in Italia serve a mantenere i nuclei familiari, a finanziare una casa, a coprire spese sanitarie o scolastiche e, in alcuni casi, ad avviare un’attività in Bangladesh. Il trasferimento complessivo può dunque raggiungere cifre elevate anche quando i singoli redditi non sono alti:
| Indicatore | Valore | Anno |
| Rimesse dalla provincia di Venezia verso il Bangladesh | 107,9 milioni di euro | 2025 |
| Rimesse dalla provincia di Venezia verso le Filippine | 6,7 milioni di euro | 2025 |
| Rimesse verso il Bangladesh dalla provincia di Venezia | Meno di 400.000 euro | 2005 |
| Imprese bangladesi nel Veneziano | Da circa 20 a oltre 1.000 | 2005-2025 |
Il dato della Banca d’Italia si riferisce ai trasferimenti regolati tramite istituti di pagamento o altri intermediari autorizzati. Non comprende necessariamente ogni forma di sostegno informale. E non misura il denaro rimasto in Italia, né quello investito in immobili o imprese.
La situazione dei redditi disponibili è molto meno brillante di quella suggerita dalle somme dirette verso il Bangladesh. Secondo la Fondazione Leone Moressa, per i cittadini bengalesi il reddito dichiarato medio annuo era di 10.520 euro. La media maschile arrivava a 10.730 euro, quella femminile si fermava a 7.180 euro. L’IRPEF media risultava pari a 1.290 euro.
Questi numeri risalgono al 2014 e costituiscono l’ultimo riferimento disponibile per quella specifica elaborazione sulla comunità bangladese. Non descrivono dunque i redditi del 2025 o del 2026. Restano utili, però, per leggere la distanza tra il volume complessivo delle rimesse e la situazione reddituale dei singoli.
Il reddito dichiarato non coincide sempre con ciò che una famiglia ha effettivamente a disposizione. Un lavoratore può guadagnare poco, vivere in un’abitazione condivisa e sostenere spese limitate in Italia, destinando una parte consistente delle entrate ai parenti in Bangladesh. Un’altra persona della stessa comunità può avere figli, un affitto elevato, debiti o familiari a carico. In quel caso, anche un reddito simile può lasciare poco spazio a invii regolari.
La media nazionale, da sola, nasconde le differenze tra territori, generazioni e percorsi migratori. Chi è arrivato per primo può avere aperto un’attività autonoma; chi è arrivato più di recente può trovarsi ancora in una posizione lavorativa fragile. Le due condizioni appartengono alla stessa comunità, ma non producono la stessa capacità di risparmio o di invio.
Il Rapporto di Bankitalia sulla comunità bangladese, riferito al primo semestre del 2022, indicava un tasso di occupazione del 51,5% tra le persone bangladesi tra i 15 e i 64 anni. Il tasso di inattività era del 42,8%, mentre la disoccupazione raggiungeva il 10,1%.
Il divario tra uomini e donne è il dato più marcato. Nel 2022 l’occupazione maschile arrivava al 77,4%; quella femminile si arrestava al 6,5%. Per le donne l’inattività toccava il 92,3%. Una distanza di queste proporzioni incide sul reddito familiare, sulla possibilità di mettere da parte denaro e sulla distribuzione del lavoro di cura:
| Indicatore della comunità bangladese | Valore | Anno |
| Tasso di occupazione, totale | 51,5% | 2022 |
| Tasso di inattività, totale | 42,8% | 2022 |
| Tasso di disoccupazione | 10,1% | 2022 |
| Tasso di occupazione maschile | 77,4% | 2022 |
| Tasso di occupazione femminile | 6,5% | 2022 |
| Tasso di inattività femminile | 92,3% | 2022 |
Per questi indicatori, il 2022 è l’ultimo anno specifico reperibile nella scheda ministeriale usata per il confronto. Le percentuali si riferiscono quindi a una fase precedente al 2025. Indicano comunque un elemento strutturale: a sostenere soprattutto il volume delle rimesse è la componente maschile, molto più presente nel mercato del lavoro rispetto a quella femminile.
Le analisi territoriali e le esperienze raccolte dall’associazione Amici di Lazzaro mostrano differenze salariali tra lavoratori bengalesi occupati in settori differenti. Commercio, ristorazione, logistica, consegne, edilizia e servizi alla persona hanno orari e livelli di continuità diversi. Cambiano anche le retribuzioni.
Il salario mensile, da solo, non esaurisce la questione. Pesano le ore lavorate, la regolarità del contratto, la possibilità di fare straordinari, la durata dell’impiego e il costo dell’alloggio. Un reddito più alto sulla carta può lasciare una disponibilità ridotta quando il lavoratore paga un affitto elevato oppure manda denaro a più familiari.
Una parte degli occupati supera la soglia di 1.000 euro mensili indicata nelle rilevazioni istituzionali richiamate dal Ministero dell’Interno. Questo dato non descrive però l’intera comunità. La soglia separa una fascia di lavoratori da chi riceve entrate inferiori o discontinue.
Lo stesso vale per i titolari di un’attività. L’incasso di un’impresa non è il guadagno personale del proprietario. Un minimarket, un negozio di telefonia o un ristorante possono movimentare cifre consistenti e, nello stesso tempo, devono sostenere i costi delle merci, dell’affitto, delle utenze, delle tasse, del personale e dei finanziamenti.
Nel 2014 il commercio rappresentava il 61,8% delle attività imprenditoriali gestite da cittadini bengalesi, secondo la Fondazione Leone Moressa. È un dato datato, ma aiuta a leggere la crescita osservata nel Veneziano tra il 2005 e il 2025.
Una piccola impresa può diventare un riferimento per la comunità. Può offrire beni e servizi, coinvolgere i familiari e consentire una gestione degli orari più flessibile. Porta con sé, però, anche margini ridotti, rischi elevati e fasi di forte pressione finanziaria.
Nel 2025 la presenza di oltre 1.000 imprese nel Veneziano segnala una capacità organizzativa e commerciale significativa. Non certifica il benessere economico di tutti i titolari. Un’attività può essere regolare e attiva, ma produrre un reddito netto limitato, soprattutto nei settori dove la concorrenza è forte.
Il contrasto tra le rimesse e i redditi diventa più leggibile osservando la struttura delle famiglie. Il denaro inviato in Bangladesh può essere raccolto da più lavoratori e servire un nucleo composto da molte persone. Può coprire una spesa sanitaria, finanziare una casa o sostenere un’attività. Non è necessariamente il risparmio di un singolo individuo.
Per molte famiglie l’invio di denaro ha una priorità superiore ad altre spese. Si può rinunciare a una parte dei consumi in Italia per assicurare ai parenti un trasferimento mensile. La scelta riduce il tenore di vita del lavoratore, ma aumenta la somma che arriva all’estero.
Per questa ragione una famiglia con un ISEE contenuto può risultare collegata a trasferimenti consistenti verso il Bangladesh. L’ISEE misura, secondo le regole previste dalla normativa, la situazione economica del nucleo in Italia. La rimessa è invece un’uscita di denaro che spesso risponde a obblighi familiari transnazionali. Sono indicatori diversi.
Le rimesse non permettono neppure di misurare la ricchezza patrimoniale. Per capire quanto sia ricca una persona servirebbero dati su immobili, depositi, debiti, quote societarie, risparmi e beni posseduti. La rilevazione della Banca d’Italia indica quanto denaro è stato trasferito attraverso canali ufficiali in un determinato periodo.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...