Tra visite, ricette e certificati, il medico di base affronta ogni giorno carichi e limiti spesso invisibili. Servono fiducia, tempi realistici e un patto più consapevole con i pazienti.
Abbiamo raccolto la testimonianza di un nostro lettore dopo l'articolo sulla giornata tipo di un medico di famiglia. Marco Gentili di Milano ci ricorda che nel 2022 i medici di medicina generale in Italia erano 39.366, contro 45.437 nel 2012, mentre il numero medio di assistiti per professionista era salito da 1.156 a 1.301. In molte zone, quindi, il paziente vede davanti a sé un medico che sembra sbrigativo o irraggiungibile. Dietro quella porta, però, c'è spesso una giornata divisa tra visite, telefonate, ricette, certificati, referti, richieste delle Asl e decisioni prese senza un'équipe immediatamente disponibile.
Quello che molti assistiti non vedono è il lavoro che precede e segue la visita. Il medico di base non dedica tutto il tempo alla visita: una parte consistente dell'attività si svolge prima o dopo l'incontro, spesso anche fuori dall'orario indicato sulla porta dello studio.
Non è soltanto una questione di disponibilità del singolo professionista. Pesano insieme l'invecchiamento della popolazione, l'aumento dei pazienti cronici, la carenza di medici e un sistema che continua ad affidare alla medicina generale molte funzioni cliniche e amministrative.
Il paziente entra, descrive i sintomi, riceve una valutazione e può uscire con una prescrizione o un'indicazione. Dal suo punto di vista il colloquio può durare pochi minuti. Per il medico, invece, quella prestazione comprende la verifica della storia clinica, il controllo delle terapie già in corso, la lettura degli esami disponibili, la valutazione dei rischi e la registrazione dei dati nella cartella sanitaria.
Il lavoro prosegue anche quando la stanza è vuota. Arrivano telefonate, comunicazioni dagli ospedali, referti da leggere, richieste di visite domiciliari. Ci sono poi i contatti con specialisti, infermieri e familiari, spesso necessari per ricostruire il quadro di una persona fragile o per coordinare un percorso di cura.
Una ricetta dematerializzata non cancella l'attività necessaria per produrla. Occorre entrare nel sistema, verificare la terapia, controllare le scadenze e inviare il codice corretto. Lo stesso vale per un certificato, una richiesta di esenzione o un piano terapeutico.
Il passaggio dalla carta agli strumenti digitali ha eliminato alcuni adempimenti manuali, ma ha moltiplicato piattaforme e procedure. Il Fascicolo sanitario elettronico, i sistemi regionali, la ricetta elettronica, le comunicazioni con le aziende sanitarie e le piattaforme per l'assistenza territoriale richiedono aggiornamenti costanti.
Nel 2025 è stato raggiunto l'obiettivo nazionale di utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico da parte di almeno l'85% dei medici di base e dei pediatri di libera scelta. È un risultato utile per condividere i dati, ma non coincide automaticamente con una riduzione del tempo amministrativo.
Il paradosso è concreto: più strumenti digitali non significano sempre più tempo per ascoltare. Quando i sistemi non comunicano tra loro, o chiedono di inserire più volte le stesse informazioni, il medico deve svolgere attività di controllo e caricamento che il paziente non vede. L'organizzazione dello studio, però, ne risente.
Il contratto della medicina generale stabilisce, salvo eccezioni, un massimale di 1.500 assistiti adulti per medico. Il dato medio potenziale nazionale era già arrivato a 1.375 residenti adulti per medico nel 2023, con differenze marcate tra le regioni.
In Lombardia il carico potenziale risultava pari a 1.667 residenti adulti per medico; nella Provincia autonoma di Bolzano arrivava a 1.568. Molise e Basilicata si collocavano invece rispettivamente a 1.086 e 1.088:
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Indicatore |
Anno |
Valore |
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Medici di medicina generale |
2022 |
39.366 |
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Medici di medicina generale |
2012 |
45.437 |
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Assistiti medi per medico |
2022 |
1.301 |
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Assistiti medi per medico |
2012 |
1.156 |
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Carico potenziale nazionale |
2023 |
1.375 adulti |
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Medici con più di 1.500 assistiti |
2022 |
47,7% |
Il 47,7% dei medici con più di 1.500 assistiti, registrato nel 2022, è l'ultimo indicatore nazionale comparabile diffuso dall'Istat sul sovraccarico. Non può essere presentato come una fotografia aggiornata al 2026. Indica però una direzione precisa: nel 2012 la quota era del 27,3% ed è cresciuta nei dieci anni successivi.
Nello stesso periodo i medici di medicina generale sono diminuiti di oltre 6.000 unità. Il dato medio, da solo, non racconta quanto possa cambiare la situazione da un territorio all'altro.
Quando un appuntamento si fa attendere, quindi, la causa non è sempre una scelta organizzativa del singolo studio. In alcuni territori ci sono ambiti vacanti, medici vicini alla pensione e colleghi che devono accogliere temporaneamente gli assistiti rimasti senza riferimento. Anche il cambio del medico può diventare complicato: i professionisti disponibili hanno già raggiunto il limite previsto oppure stanno lavorando oltre quel limite.
Non manca necessariamente la volontà di assistere il cittadino. Può mancare, più semplicemente, lo spazio per farlo.
Le richieste ritenute più semplici generano spesso incomprensioni: «Mi serve solo il certificato», «Basta una ricetta», «Prescriva questo esame», «Mi dia l'antibiotico che prendo sempre». Per il paziente è una pratica breve. Per il medico ogni documento comporta una responsabilità professionale e, in determinati casi, anche medico-legale.
Il certificato di malattia non è una giustificazione amministrativa da compilare in automatico. Serve una valutazione clinica coerente con la condizione del lavoratore e con la durata indicata. Il medico non può certificare ciò che non ha verificato, né prolungare un'assenza soltanto perché il paziente lo chiede.
La trasmissione telematica all'Inps ha reso più semplice il passaggio del documento, ma non ha eliminato l'esame della situazione clinica. La procedura è digitale; la responsabilità resta medica.
Nel dicembre 2025 il decreto sulle semplificazioni ha previsto la possibilità di rilasciare il certificato di malattia anche a distanza, tramite televisita, equiparando in linea generale la certificazione remota a quella in presenza. L'operatività è stata però collegata a un successivo accordo in Conferenza Stato-Regioni, che dovrà definire casi e modalità.
La norma, perciò, non va confusa con la possibilità automatica di ottenere qualsiasi certificato senza visita.
Anche la scelta di una terapia o di un accertamento rientra nella responsabilità del medico. Una richiesta impropria di esami può produrre falsi allarmi, risultati casuali e ulteriori visite. Un antibiotico prescritto senza indicazione può esporre il paziente a effetti indesiderati e contribuire all'antibiotico-resistenza. Un certificato rilasciato senza una valutazione adeguata può mettere in discussione la correttezza professionale del medico.
Dire di no, in questi casi, fa parte della cura. Il rifiuto non è necessariamente disinteresse. Può voler dire che il sintomo non richiede quell'esame, che l'antibiotico non è indicato oppure che il documento richiesto non può essere rilasciato con le informazioni disponibili.
Nel 2022 circa il 77% dei medici di medicina generale aveva almeno 55 anni. Nello stesso anno il rapporto era di 6,7 medici ogni 10.000 abitanti, contro i 7,5 del 2012.
Una categoria più anziana deve rispondere a una domanda sanitaria che aumenta: ci sono più persone anziane, più malattie croniche, più terapie da verificare e più percorsi da coordinare con specialisti e servizi sociali. Ogni singolo caso può richiedere tempo anche quando non comporta una visita lunga.
Il Ministero della Salute ha aumentato negli ultimi anni le borse per il corso di formazione specifica in medicina generale. Nel 2026 le Regioni hanno pubblicato i bandi per il triennio formativo 2026-2029. La formazione, però, non è immediata: l'ingresso di nuovi medici non risolve nell'arco di pochi mesi gli ambiti scoperti né sostituisce subito i professionisti che lasciano il servizio.
A maggio 2026 era ancora in discussione una riforma della medicina territoriale, pensata per rafforzare i servizi e ridurre le aree prive di assistenza. Il Ministero ha indicato la necessità di una sanità più vicina ai cittadini, mentre la costruzione del nuovo modello dipende dal confronto con Regioni e organizzazioni sindacali.
Nel frattempo il medico di famiglia resta spesso il punto di accesso a un sistema molto più ampio, senza avere sempre un'équipe stabile nello stesso luogo.
Questa condizione pesa soprattutto davanti a segnali potenzialmente gravi. Il medico deve riconoscere ciò che non può essere gestito in ambulatorio, decidere se inviare il paziente al pronto soccorso, chiedere un consulto o accelerare un percorso diagnostico. La decisione può essere presa con pochi elementi, senza esami immediati e con la responsabilità personale di non sottovalutare un sintomo.
Chi aspetta settimane o mesi per una visita specialistica tende a rivolgersi di nuovo al medico di base: chiede una nuova prescrizione, un esame aggiuntivo o una richiesta con priorità maggiore. A volte il bisogno è reale. In altri casi la domanda nasce dalla difficoltà di attraversare il sistema, ma non per questo risulta clinicamente appropriata.
Il Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028, approvato in Conferenza Stato-Regioni nel giugno 2026, punta anche sull'appropriatezza prescrittiva, sull'unificazione delle agende e sui percorsi di tutela.
Prescrivere in modo appropriato non significa diminuire gli esami per risparmiare. Vuol dire scegliere l'accertamento utile, nel momento adatto e con un livello di urgenza coerente con il quadro clinico.
La Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha stimato, utilizzando i dati sui piani terapeutici, che la semplificazione di alcuni passaggi potrebbe liberare milioni di visite specialistiche oggi utilizzate per rinnovi amministrativi. L'obiettivo non è spostare ogni incombenza sul medico di base. È evitare che il cittadino ripeta più volte lo stesso percorso soltanto per ottenere una prescrizione già definita sul piano clinico.
Quando il sistema non risponde in tempi rapidi, il medico diventa il bersaglio più vicino della frustrazione. Non può però correggere da solo la carenza di specialisti, l'organizzazione delle agende o le differenze tra una Regione e l'altra.
Il medico di medicina generale conosce spesso la storia di una famiglia per molti anni. Sa quali malattie hanno affrontato i genitori, quali fragilità accompagnano una persona anziana, quali difficoltà sociali possono condizionare una terapia. Può ricordare anche chi tende a minimizzare i sintomi.
Questa continuità permette di cogliere cambiamenti che una visita occasionale potrebbe non mostrare. Non trasforma, però, il rapporto di fiducia in un'autorizzazione a chiedere qualunque prestazione.
La fiducia consente piuttosto una comunicazione più franca. Il paziente può parlare di una difficoltà economica, di un effetto indesiderato, di una paura o di una terapia assunta diversamente da quanto prescritto. Il medico può spiegare perché non serve un antibiotico, per quale motivo un esame va rimandato o perché un sintomo richiede un accesso urgente.
La fiducia non consiste nell'ottenere sempre ciò che si domanda. Consiste nel ricevere una decisione motivata, anche quando non coincide con l'aspettativa iniziale.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...