Venti grandi aziende italiane sono al centro di un'inchiesta per accessi illeciti e controllo dei dipendenti. Tra spionaggio aziendale, rischi legali e tutela dei diritti.
Nel panorama produttivo nazionale, l'attenzione pubblica si è concentrata su una complessa indagine della Procura di Milano in merito a pratiche di accesso illecito a dati riservati da parte di un numero significativo di grandi società. Venti importanti realtà imprenditoriali italiane sono oggi sotto la lente degli inquirenti per aver richiesto informazioni sensibili tramite Equalize, società accusata di aver effettuato consultazioni non autorizzate presso archivi delle forze dell'ordine. Le richieste di queste grandi aziende riguardavano principalmente il monitoraggio e la verifica di comportamenti sospetti o potenziali minacce interne, spesso legate a rischi di perdita patrimoniale, scorrettezze nei rapporti interni o sospetti di comunicazioni riservate con l'esterno. Lo scenario messo in luce dalle indagini mostra quanto sia ormai diffuso l'utilizzo di strumenti informatici avanzati per l'acquisizione e la gestione di dati, con il corollario di violazioni sistematiche delle normative in materia di privacy e tutela dei lavoratori.
L'inchiesta su Equalize ha svelato un sofisticato modello di raccolta dati, basato su accessi non autorizzati agli archivi delle forze dell'ordine. Attori chiave del mondo produttivo italiano si sarebbero rivolti a questa società per ottenere report dettagliati su dipendenti, manager e, in alcuni casi, su soggetti esterni coinvolti in rapporti commerciali o legali con le aziende stesse. L'attività consisteva, di fatto, in una sorveglianza occulta, una forma di spionaggio industriale, finalizzata a ottenere informazioni protette dalla normativa sulla privacy. Le modalità di azione prevedevano la richiesta, da parte dei clienti aziendali, di verificare i contatti e le attività di dipendenti sospetti o coinvolti in dispute legali, utilizzo di dati provenienti da banche dati protette e l'elaborazione di report riservati destinati ai vertici aziendali.
Secondo la Procura milanese, i responsabili di Equalize avrebbero agito con la consapevolezza della natura illecita delle attività, offrendo ai clienti strumenti di controllo e monitoraggio difficilmente attuabili senza accedere a fonti non disponibili con mezzi legittimi. Si profila così un sistema che va oltre le semplici attività di tutela dei beni aziendali, entrando nel territorio delle violazioni penali, sia per chi raccoglie che per chi commissiona i dossier riservati.
L'elenco delle venti aziende italiane coinvolte nell'indagine rappresenta un panorama eterogeneo di settori d'eccellenza nazionale: dall'alimentare alla logistica, dall'energia all'industria manifatturiera e finanziaria. Secondo le risultanze investigative, ciascuna delle società indagate avrebbe richiesto ad Equalize attività mirate di sorveglianza o raccolta dati. Tra le più note figurano Barilla, Erg, Heineken, Eni, Number1, Luxottica, ma non mancano colossi assicurativi, aziende di servizi e industrie di portata internazionale.
Il tratto comune delle richieste riguarda la volontà di verificare la lealtà dei collaboratori o controllare possibili attività illecite come insider trading, corruzione, fughe di notizie o conflitti di interesse. In alcuni casi, l'oggetto dell'indagine era la verifica di rapporti tra dipendenti e soggetti esterni (giornalisti, concorrenti, fornitori) potenzialmente dannosi per la reputazione o la solidità aziendale. Non sempre, però, le aziende hanno agito con chiara consapevolezza della portata illegale degli strumenti utilizzati: talvolta, le indagini interne erano motivate da genuine esigenze di tutela patrimoniale e prevenzione dei reati, ma sono comunque rientrate nell'alveo delle violazioni contestate dalla Procura per la scelta di avvalersi di un intermediario non autorizzato.
Le motivazioni che hanno spinto le aziende a richiedere i servizi di Equalize coprono una gamma ampia di esigenze e criticità gestionali. In diversi casi, la spinta principale era il sospetto di insider trading: aziende quotate o con asset particolarmente sensibili temevo che alcune figure interne sfruttassero informazioni riservate per ricavarne benefici personali o favorire terzi. Questo fenomeno, estremamente dannoso in termini economici e reputazionali, spinge i vertici a tentare ogni strada possibile per identificarne i responsabili prima che l'eventuale danno si concretizzi.
D'altro lato, le dispute interne, spesso legate a sospetti di corruzione, mala gestione o conflitti di interesse tra dipendenti e fornitori, hanno rappresentato un secondo, rilevante, terreno di indagine. Alcune richieste sono invece la diretta conseguenza di grandi controversie aziendali, come le dimissioni simultanee di interi gruppi di lavoratori o la fuoriuscita di dirigenti che, secondo i vertici, avrebbero agito in accordo con aziende concorrenti per indebolire la società d'origine.
Nell'alveo delle ragioni compaiono anche potenziali casi di fuga di informazioni riservate verso i media, con gravi rischi per la reputazione del marchio, e sospetti che fossero in corso attività di concorrenza sleale organizzata. L'utilizzo illecito di dati personali, però, si rivela essere un fattore di rischio che espone sia il management sia le imprese a conseguenze penali e amministrative di rilievo.
Le indagini hanno messo in evidenza il ruolo di Equalize come centro nevralgico dell'attività di raccolta e trasmissione di dati riservati. Nel dettaglio, alcune richieste hanno suscitato particolare attenzione per la specificità delle indagini commissionate:
La normativa di riferimento per le vicende in oggetto è rappresentata dal Decreto Legislativo 231/2001, che prevede la responsabilità amministrativa delle società quando dirigenti e apicali, nell'interesse o a vantaggio dell'impresa, commettono reati. In questi casi, l'illecito non si limita più all'individuo, ma viene esteso al soggetto collettivo, con l'obiettivo di incentivare l'adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire simili condotte.
I reati che possono attivare la responsabilità ai sensi della 231/2001 includono violazioni in materia di trattamento illecito dei dati personali, abuso d'ufficio, corruzione, frode e peculato. Per i gruppi coinvolti nell'attività di Equalize, l'oggetto del contendere è proprio il fatto che siano state attuate forme di controllo, raccolta e utilizzo di dati in violazione dei principi di trasparenza e legalità.
Le imprese possono incorrere in sanzioni pecuniarie molto pesanti, nella confisca di profitti e nella sospensione di attività commerciali. In casi estremi può essere decisa anche l'amministrazione giudiziaria, a tutela di lavoratori e creditori. L'impianto normativo riflette così i più moderni standard di compliance aziendale, ponendo l'accento sulla prevenzione e tracciabilità delle procedure di controllo.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...