Stufe e camini a biomassa tornano protagonisti del riscaldamento domestico, ma il risparmio dipende da rendimento ed emissioni dell’apparecchio. Curit richiama anche i rischi della canna fumaria e l’importanza di installazione, documenti e manutenzione a norma.
Il Catasto impianti termici della Lombardia (Curit) registra in Bergamasca 36.459 impianti a biomassa, pari al 6,8% dei 534mila impianti termici censiti. Il dato, rilevato all’inizio di ottobre 2026, racconta il ritorno di stufe e camini nelle case. La crescita si lega al caro bollette e, soprattutto nelle valli, alla maggiore disponibilità di legna.
Oltre 26mila apparecchi registrati in Bergamasca nel 2026 sono stufe: circa il 70% del totale. Seguono 7.553 caminetti chiusi o inserti, pari a circa il 20%. Le caldaie a biomassa sono poco più di mille. Il pellet alimenta il 69% degli impianti censiti nello stesso anno, una quota che riflette la praticità di un combustibile adatto agli apparecchi con alimentazione automatica.
La diffusione registrata è aumentata nel tempo. Nel 2023 il Curit censiva 24.852 impianti a biomassa in provincia di Bergamo, contro i 17.348 del 2020. Nel periodo 2020-2023 l’incremento è stato del 46,7%.
La biomassa può affiancare una caldaia o una pompa di calore, riscaldare una sola zona della casa oppure coprire una parte consistente del fabbisogno. Un apparecchio usato saltuariamente ha un effetto diverso sulla bolletta rispetto a uno acceso per molte ore e in grado di riscaldare più ambienti.
Il costo dell’energia effettivamente ottenuta è il parametro utile per confrontare le diverse soluzioni. Incidono il prezzo d’acquisto del combustibile, il suo contenuto energetico, l’umidità della legna e il rendimento reale dell’apparecchio. Vanno messi in conto anche le dispersioni dell’abitazione, la consegna e lo spazio necessario per conservare il combustibile.
La legna può convenire quando si trova a un prezzo contenuto e viene conservata al riparo dall’umidità. Se è bagnata, brucia peggio e produce più fumo; una parte dell’energia viene consumata per evaporare l’acqua, anziché riscaldare la stanza. Il pellet consente una gestione più regolare: nelle stufe automatiche l’alimentazione è controllata e la potenza si può modulare. Il suo prezzo varia e il combustibile deve essere conservato in un luogo asciutto.
Anche l’apparecchio scelto incide sul risultato. Una stufa moderna o un inserto chiuso può trasferire alla stanza più calore di un camino aperto, che disperde una quota maggiore di energia attraverso la canna fumaria. Caldaie e termostufe, invece, possono distribuire il calore tramite un impianto ad acqua. Per installarle servono compatibilità con l’abitazione, una progettazione corretta e ulteriori interventi di gestione.
Il confronto con la situazione di partenza deve considerare quanta energia viene davvero sostituita. Se la biomassa integra un altro sistema, la riduzione dei consumi dipende dalla quota coperta e dalla regolazione dell’impianto. A completare il quadro sono l’isolamento della casa, le dimensioni degli ambienti e le abitudini di accensione. Il prezzo di un sacco di pellet o di una fornitura di legna, preso da solo, non basta per confrontare la spesa con la bolletta del gas.
Le tecnologie recenti possono raggiungere rendimenti superiori e contenere le emissioni rispetto ai vecchi apparecchi. La combustione, però, continua ad avere un impatto. L’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, indica fra le condizioni utili per ottenere buone prestazioni e limitare gli inquinanti una combustione ottimizzata, un impianto progettato correttamente, combustibile idoneo e manutenzione regolare.
I requisiti tecnici cambiano secondo la categoria e la classe dell’apparecchio. Per i generatori a cinque stelle, per esempio, il decreto ministeriale 186 del 2017 prevede rendimenti minimi dell’85% per le stufe a legna e dell’88% per quelle a pellet. I valori si riferiscono a specifiche condizioni di prova e a una determinata classe.
Bruciare legna e pellet produce particolato e altri inquinanti, fra cui monossido di carbonio e composti organici. Le quantità e la composizione delle emissioni dipendono dalla tecnologia, dal combustibile e dalla gestione. Un apparecchio più efficiente può ridurle rispetto a uno obsoleto; l’uso scorretto o la legna troppo umida, invece, può annullare parte del beneficio. Gli effetti sulla qualità dell’aria si avvertono anche nell’ambiente circostante.
Per contenere fumo e sprechi occorre usare soltanto i combustibili ammessi dal produttore. Legno trattato, verniciato o contaminato non va bruciato. Le istruzioni indicano come accendere il fuoco e quando ricaricarlo: nei modelli a legna bisogna evitare di soffocare la combustione con poca aria. Per le stufe a pellet servono prodotti conformi alle specifiche dell’apparecchio e la pulizia dei componenti indicati nel manuale.
Un impianto a biomassa installato male o trascurato può diventare un pericolo per la casa. Nei condotti si depositano fuliggine e residui combustibili; se prendono fuoco, le fiamme possono raggiungere la copertura o le strutture vicine. Aumentano i rischi anche giunzioni inadeguate, distanze troppo ridotte dai materiali combustibili, un tiraggio scorretto o una canna fumaria incompatibile con il generatore.
La combustione non corretta o l’evacuazione inadeguata dei fumi possono causare la formazione di monossido di carbonio, un gas tossico. La presa d’aria e lo scarico vanno dimensionati in base al generatore e all’edificio, nell’ambito di un progetto e di un’installazione a regola d’arte. Sono poi da programmare i controlli periodici e da riconoscere i segnali di malfunzionamento, come il riflusso di fumo o le difficoltà di accensione.
Rinviare la manutenzione peggiora le prestazioni. Cenere e residui possono ostacolare il funzionamento, mentre i depositi nel sistema fumario riducono il tiraggio e favoriscono gli incendi. La frequenza degli interventi va stabilita seguendo le istruzioni del fabbricante, le condizioni d’uso e le disposizioni regionali applicabili.
In Italia il decreto ministeriale 37 del 2008 disciplina l’installazione degli impianti negli edifici. Per gli interventi che rientrano nel suo campo di applicazione è previsto il ricorso a imprese abilitate. A lavori conclusi, l’installatore rilascia la dichiarazione di conformità insieme alla documentazione prevista: il documento attesta che l’impianto è stato realizzato secondo la regola dell’arte. Anche il sistema di evacuazione dei fumi deve essere compatibile con il generatore e progettato in base alle caratteristiche dell’edificio.
In Lombardia valgono inoltre le disposizioni regionali sugli impianti termici alimentati a biomassa legnosa, comprese quelle della deliberazione 5360 del 2021, che riguardano installazione, esercizio, manutenzione, controlli e ispezioni. Prima dell’acquisto vanno verificate le regole locali e la fattibilità tecnica. Un vecchio camino, per esempio, può richiedere verifiche prima di essere utilizzato con una nuova stufa o un inserto.
Al proprietario conviene conservare la dichiarazione di conformità, i manuali, i documenti dei controlli e le informazioni sul sistema fumario. In condominio vanno considerate anche le regole edilizie e quelle che interessano facciate, tetti e parti comuni. Modificare una canna fumaria o collegare un nuovo generatore senza le verifiche necessarie può compromettere la sicurezza e il funzionamento dell’impianto.
La gestione quotidiana incide sulla sicurezza e sulle prestazioni. Gli interventi da programmare cambiano in base all’apparecchio, alle ore di utilizzo e al combustibile. Per l’uso e la manutenzione, queste indicazioni offrono una traccia pratica:
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...