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Telefonate indesiderate continuano nonostante nuova legge e blocchi a giugno: cosa si dovrebbe fare veramente

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Nonostante l'introduzione di nuove leggi, le telefonate indesiderate continuano a perseguitare i cittadini: tra limiti, escamotage dei call center e strumenti inefficaci, bilancio insoddisfacente.

Il fenomeno delle chiamate moleste, anche dopo l'istituzione di nuove regole più rigide, rimane uno dei disagi più avvertiti dai cittadini. Nonostante la normativa introdotta dal cosiddetto decreto Bollette vieti le proposte commerciali senza consenso documentabile nel settore dell'energia, milioni di persone continuano a segnalare chiamate indesiderate ogni giorno. Una situazione confermata dai dati: più di 15 miliardi di chiamate moleste ogni anno e 32 milioni di numeri iscritti al Registro Pubblico delle Opposizioni (RPO), senza cambiamenti significativi nell'esperienza quotidiana dei consumatori.

Questo scenario testimonia uno scollamento tra provvedimenti legislativi e realtà pratica. Mentre, sulla carta, i cittadini dovrebbero essere protetti da sistemi di blocco e vincoli severi per operatori e call center, nei fatti le strategie elusive delle aziende, la persistenza del mercato nero dei dati e le eccezioni normative rendono parzialmente inefficace la tutela. Di fronte a pratiche sofisticate e diffusive, l'informazione e la consapevolezza rappresentano oggi la prima linea di difesa per chi desidera proteggersi da interferenze reiterate su linee fisse e cellulari.

Cosa prevedono le ultime leggi e il Decreto Bollette

Con il Decreto-legge 29 marzo 2026, n. 48 (Decreto Bollette), il legislatore ha rafforzato il quadro delle tutele contro il telemarketing aggressivo in alcuni settori cruciali. Dal 19 giugno 2026 è espressamente vietato ai fornitori di energia elettrica e gas effettuare contatti telefonici senza aver raccolto un consenso esplicito e documentabile dell'utente. Le offerte presentate in assenza di questo presupposto risultano nulle e i relativi contratti possono essere annullati senza penali. L'impianto normativo comprende anche:

  • Un inasprimento delle sanzioni amministrative per le aziende che eludono la disciplina, in linea con il regolamento europeo GDPR (General Data Protection Regulation).
  • Il potenziamento delle funzioni di vigilanza del Garante per la protezione dei dati personali (art. 130 Codice privacy), chiamato a intervenire su segnalazioni circostanziate di abusi e a eseguire controlli anche d'ufficio.
  • L'annullamento automatico dei consensi precedenti per finalità di marketing, al momento dell'iscrizione dell'utenza nel Registro Pubblico delle Opposizioni. Questa revoca riguarda tutte le chiamate, anche quelle effettuate tramite sistemi automatizzati (robocall).
Tuttavia, permangono limiti rilevanti nella platea dei destinatari e nelle modalità: le nuove restrizioni, ad esempio, non si applicano ancora ai servizi di telefonia e Internet, lasciando scoperto un ampio segmento di mercato particolarmente attivo nel telemarketing.

Perché le chiamate continuano? Trucchi dei call center e limiti

L'attuale legislazione, pur introducendo nuovi obblighi e vincoli per il telemarketing, si scontra con la capacità di adattamento di aziende e call center. Federconsumatori e altri osservatori hanno individuato tre principali strategie elusive:

  • Il missed call trick: la società chiama e riattacca immediatamente, inducendo l'utente a richiamare, situazione che viene sfruttata per ottenere consensi alle offerte e superare i limiti di legge.
  • Pacchetti misti tra energia e telecomunicazioni: molti contratti vengono proposti come combinazione di servizi (ad esempio, Internet+luce), aggirando il divieto e utilizzando il consenso ottenuto sulla telefonia anche per altre utility.
  • Il buco normativo sulle telecomunicazioni: dopo l'approvazione al Senato, un emendamento che avrebbe vietato il telemarketing indistinto anche per telefonia e Internet è stato annullato dalla Camera, lasciando questi settori fuori dalla portata della legge.
Altro nodo critico è la continua circolazione di banche dati e numeri telefonici nel mercato parallelo. Anche in presenza di leggi restrittive sulla telefonata, resta quasi intatta la filiera che commercializza liste di contatti a call center e operatori, spesso aggirando le regole sui consensi.

Un'ulteriore criticità risiede nel fatto che la normativa disciplina la fase dell'offerta (la chiamata), ma non interviene in modo incisivo sul ciclo di vita dei dati e sulla cessione degli elenchi di numeri tra società. Così, le telefonate promozionali continuano, alimentate da uno scambio poco trasparente e difficilmente controllabile di informazioni personali. Gli esperti ammettono che senza azioni su larga scala e controlli più penetranti, buona parte degli strumenti in vigore rischia di ottenere effetti marginali.

Le lacune del Registro Pubblico delle Opposizioni e dei blocchi

L'iscrizione nel RPO rappresenta la scelta più diffusa per chi vuole tutelarsi dal telemarketing, ma non garantisce l'assenza di telefonate indesiderate. Secondo i dati pubblici, circa il 70% degli utenti registrati continua a ricevere proposte non gradite, segno che le criticità del sistema restano significative. Le principali lacune riguardano:

  • Esclusione delle chiamate illegali o provenienti dall'estero, difficili da tracciare e bloccare per via della mascheratura del numero (spoofing).
  • Impossibilità tecnica di impedire chiamate da operatori che non rispettano la legge, che possono continuare a utilizzare pacchetti di contatti acquistati al di fuori dei circuiti ufficiali.
  • Blocco non totale dei numeri coinvolti in campagne massive: anche con app e filtri attivati, molte chiamate riescono a eludere i sistemi di identificazione automatica perché nascono da numeri sempre diversi.
Alcuni operatori telefonici, come TIM con Stop Spam, hanno lanciato sistemi proprietari di blocco su Android che limitano le chiamate in arrivo dall'estero, lasciando però irrisolti i rischi connessi agli sconosciuti che cambiano frequentemente numerazione e al riciclo dei pacchetti di numeri prelevati da fonti poco chiare.

Il risultato è un sistema di protezione incompleto, legato all'effettiva applicazione delle regole da parte delle aziende e al coordinamento spesso insufficiente tra attori istituzionali e tecnologia. Il Registro Pubblico delle Opposizioni ha bisogno di aggiornamenti costanti e di strumenti aggiuntivi per assicurare un ambiente telefonico davvero sicuro.

Strumenti per difendersi: blocchi manuali, app, segnalazioni

Nel contesto di tutela parziale descritto, sono diversi gli accorgimenti pratici a disposizione dell'utente per ridurre le chiamate promozionali e difendersi da truffe e spam. Si possono distinguere:

  • Blocchi integrati su smartphone: su Android e iPhone è possibile bloccare numeri specifici direttamente dal registro chiamate, oppure attivare filtri antispam e silenziare i numeri non salvati in rubrica.
  • Uso di app specializzate: applicazioni come Truecaller, Should I Answer, Hiya permettono il riconoscimento delle chiamate indesiderate grazie a banche dati aggiornate con le segnalazioni degli utenti. Questi strumenti bloccano o segnalano automaticamente i contatti sospetti.
  • Soluzioni per il telefono fisso: molti cordless moderni integrano la funzione blacklist. In alternativa, dispositivi call blocker fisici da collegare alla linea impediscono la ricezione di numeri inseriti negli elenchi di spam.
  • Iscrizione e gestione del RPO: procedura gratuita disponibile online, tramite numero verde o raccomandata. L'utente può revocare i consensi precedenti e ridurre sensibilmente il volume delle chiamate commerciali (specie quelle legali).
  • Segnalazione alle Autorità: ogni abuso può essere denunciato al Garante per la Privacy tramite modulo online, indicando dati e numeri coinvolti. Anche le associazioni dei consumatori (come Federconsumatori) possono intervenire presso gli operatori ai sensi delle normative vigenti.
Per quanto riguarda le procedure di blocco e segnalazione, occorre prestare attenzione sia alla corretta identificazione delle chiamate sospette sia alla scelta dello strumento più idoneo in base al dispositivo in uso. Una panoramica comparativa è riportata nella seguente tabella:

Soluzione

Tipologia

Efficacia

Note

Blocco nativo smartphone

Manuale/Filtro antispam

Media

Buono per numeri già identificati

App di terze parti

Automatica/Collaborativa

Alta

Dipende dagli aggiornamenti e dai consensi

Telefono fisso/blocker

Dispositivo esterno/integrato

Media

Blocca solo le chiamate da numeri noti

Registro Pubblico Opposizioni

Istituzionale

Buona

Non copre chiamate illegali o dall'estero

Segnalazione al Garante

Formale/Post abusi

Variabile

Non garantisce rimborso, utile per sanzioni collettive

Le proposte per una vera svolta: cosa manca per tutelare

Per cambiare in modo strutturale la situazione, sono attualmente allo studio alcune misure che potrebbero rafforzare molto la protezione dei consumatori. Gli esperti del settore e le associazioni delle vittime di telemarketing propongono:

  • Attivazione del numero identificativo a tre cifre per i call center regolari, previsto in una delibera Agcom ma non ancora operativo: permetterebbe al destinatario della telefonata di riconoscere subito la provenienza e il tipo di offerta.
  • Estensione della normativa alle telecomunicazioni (telefonia e Internet): dopo la mancata approvazione alla Camera, resta necessaria un'omogeneità di trattamento tra i vari settori per evitare aggiramenti e ricicli di consensi.
  • Rafforzamento dei controlli sui contratti: introduzione di verifiche a campione sui contratti stipulati via telefono, con la possibilità di revocare l'abilitazione ai call center irregolari che sfruttano pratiche scorrette.
  • Interventi diretti sulla filiera dei dati: serve colpire il mercato parallelo dei pacchetti di numeri commercializzati illegalmente, con controlli e sanzioni più severi alla fonte della raccolta dati.
Solo l'attuazione concreta di queste innovazioni, insieme ad una costante collaborazione tra Istituzioni, aziende e cittadini consapevoli, permetterà una riduzione effettiva del fenomeno e una tutela reale dalla vendita selvaggia dei dati personali.


Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...