Il tema del Tfr Tfs statali torna prepotentemente al centro del dibattito politico e finanziario italiano. Dopo le ripetute pronunce della Corte Costituzionale, il Governo si trova ora davanti a un bivio: cosa succederà.
Il tema del Tfr Tfs statali torna prepotentemente al centro del dibattito politico e finanziario italiano. Dopo le ripetute pronunce della Corte Costituzionale, il Governo si trova ora davanti a un bivio che difficilmente potrà continuare a rinviare: trovare le risorse necessarie per superare un impianto normativo giudicato, a più riprese, non compatibile con i principi costituzionali. La questione, tutt'altro che tecnica, riguarda milioni di lavoratori pubblici e comporta un impatto sui conti dello Stato che nessun esecutivo, fino ad oggi, ha voluto affrontare fino in fondo.
Al centro della vicenda c'è una cifra che, nei giudizi davanti alla Corte Costituzionale, è stata più volte richiamata dalle parti in causa: tra i 7 e i 14 miliardi di euro. È questo l'ordine di grandezza delle risorse che servirebbero per pagare agli statali la liquidazione (il Tfs, trattamento di fine servizio) nel momento in cui maturano il diritto alla pensione, allineando i tempi di erogazione a quelli previsti per i lavoratori del settore privato.
Una somma che, secondo quanto emerso nelle memorie difensive dell'Inps e dell'Avvocatura Generale dello Stato, è stata ritenuta non sostenibile da qualsiasi governo che negli ultimi anni abbia provato a mettere mano al dossier. Non a caso, la riforma del sistema di liquidazione differita per i dipendenti pubblici è rimasta, di legislatura in legislatura, un capitolo aperto e mai davvero risolto, complice l'entità dell'impegno finanziario richiesto e la difficoltà di individuare coperture stabili in un bilancio pubblico già sotto pressione.
Il punto di svolta, tuttavia, è nella natura giuridica che la Corte Costituzionale ha attribuito al trattamento di fine servizio. Nelle sue diverse ordinanze, i giudici hanno infatti evidenziato che il Tfs costituisce, a tutti gli effetti, retribuzione differita, maturata dal lavoratore durante l'intero arco del rapporto di impiego. Non si tratta, dunque, di un beneficio accessorio o di una liberalità dello Stato datore di lavoro, ma di una componente della retribuzione che il dipendente pubblico ha già guadagnato con il proprio lavoro, e che viene semplicemente corrisposta in un momento successivo.
Questa qualificazione cambia radicalmente la prospettiva giuridica del problema. Se il Tfs è retribuzione differita, i ritardi nell'erogazione e le rateizzazioni previste dalla normativa vigente si configurano come una compressione di un diritto retributivo, con possibili profili di illegittimità costituzionale legati alla ragionevolezza dei tempi di attesa e alla tutela del potere d'acquisto delle somme dovute, che nel frattempo si svalutano.
Proprio per dare al legislatore il tempo di intervenire, senza però lasciare la questione sospesa a tempo indeterminato, la Corte Costituzionale ha fissato un termine preciso: il 14 gennaio 2027. In quella data si terrà una nuova udienza che, in assenza di una soluzione normativa adeguata, potrebbe rivelarsi decisiva, e secondo alcuni osservatori anche l'ultima concessa al legislatore prima di un pronunciamento definitivo.
Se entro quella scadenza il Parlamento non avrà approvato una riforma capace di superare i rilievi sollevati dai giudici, le norme ritenute in contrasto con la Costituzione potrebbero essere cassate una volta per tutte. Una decisione di questo tipo aprirebbe scenari complessi per la finanza pubblica, perché comporterebbe, in sostanza, l'obbligo di procedere al pagamento immediato di tutti gli arretrati maturati dai lavoratori pubblici già in pensione o prossimi al pensionamento, senza più la possibilità di dilazionare gli importi secondo i meccanismi attualmente previsti dalla legge.
È qui che il dossier smette di essere una questione confinata alle aule di giustizia e diventa, inevitabilmente, un problema di politica economica e di bilancio. I 14 miliardi di euro comparsi fino ad oggi nelle memorie difensive dell'Inps e dell'Avvocatura dello Stato, richiamati nel corso delle discussioni davanti alla Corte Costituzionale, rischiano ora di uscire dai documenti cartacei per materializzarsi concretamente nei conti pubblici, con effetti diretti sulla prossima Legge di Bilancio.
Il Governo si trova quindi a dover valutare, con largo anticipo rispetto alla scadenza fissata dalla Consulta, come strutturare un intervento che sia al tempo stesso rispettoso dei principi costituzionali richiamati dai giudici e sostenibile per la finanza pubblica. Una sfida non semplice, se si considera che la cifra necessaria oscilla, appunto, tra i 7 e i 14 miliardi di euro a seconda delle ipotesi di calcolo utilizzate, e che qualunque soluzione dovrà comunque fare i conti con i vincoli di bilancio imposti dalle regole europee e con gli altri capitoli di spesa già in agenda per la prossima manovra finanziaria.
Tra gli scenari discussi negli ambienti tecnici e istituzionali, si ipotizza un possibile intervento graduale per il pagamento di Tfs-Tfr in tempi più stretti, che preveda una riduzione progressiva dei tempi di attesa per l'erogazione, accompagnata da un piano pluriennale di stanziamenti capace di distribuire l'impatto sui conti pubblici su più esercizi di bilancio. Un'altra ipotesi riguarda l'introduzione di meccanismi di anticipazione, penalizzati sotto il profilo interessi, in cui la Manovra Finanziaria svolge un ruolo sussidiario rispetto al pagamento diretto del Tfs.
Resta però il nodo centrale: qualunque sia la formula scelta, servirà individuare coperture certe e strutturali, non semplici stanziamenti una tantum, capaci di reggere nel tempo l'onere derivante dal riconoscimento pieno del Tfs come retribuzione differita. Un esercizio reso ancora più complesso dal fatto che l'Italia si muove in un contesto di finanza pubblica già segnato da un debito elevato e da margini di manovra ridotti rispetto al passato.
Se il Governo dovesse presentarsi all'udienza del 14 gennaio 2027 senza aver approvato interventi concreti, il rischio non sarebbe soltanto quello di una nuova bocciatura da parte della Corte Costituzionale. L'effetto più immediato riguarderebbe infatti la necessità di reperire, in tempi rapidissimi e senza più margini di programmazione, le risorse per il pagamento degli arretrati a favore di tutti i lavoratori pubblici coinvolti, con un impatto potenzialmente destabilizzante sui saldi di bilancio nell'anno in cui la decisione dovesse essere adottata.
Per questo motivo, diversi osservatori ritengono che la prossima Manovra Finanziaria rappresenti, di fatto, l'ultima finestra utile per intervenire in modo ordinato sulla materia, evitando di arrivare impreparati alla scadenza fissata dai giudici costituzionali. Un intervento tempestivo permetterebbe allo Stato di gestire l'onere finanziario in modo graduale, mentre un ulteriore rinvio esporrebbe i conti pubblici al rischio di dover fronteggiare, in un'unica soluzione, un esborso vicino alla soglia massima dei 14 miliardi di euro indicati nelle memorie difensive.
Per i dipendenti statali, la partita in corso davanti alla Consulta non è soltanto una questione di principio. Dall'esito del confronto dipenderà, in concreto, la tempistica di erogazione della liquidazione al momento del pensionamento, un tema che negli ultimi anni ha generato non poche difficoltà a chi, terminato il rapporto di lavoro, si è trovato a dover attendere anche diversi anni prima di percepire quanto maturato.
Un eventuale riconoscimento pieno della natura di retribuzione differita del Tfs, unito a un intervento normativo che ne accorci i tempi di pagamento, rappresenterebbe un cambiamento significativo rispetto all'attuale sistema, allineando progressivamente il trattamento dei lavoratori pubblici a quello già previsto nel settore privato per il Tfr.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...