Nelle grandi città, l'emergenza abitativa spinge sempre più persone a soluzioni estreme: dalla vita in van agli spazi condivisi del co-living, si esplorano scelte forzate tra realtà e necessit
L’aumento dei canoni di locazione, la persistente precarietà lavorativa e la riduzione delle tutele sociali stanno spingendo molte persone verso soluzioni abitative considerate fino a pochi anni fa "estreme". In particolare, la scelta di vivere in un van o in spazi di co-living sta assumendo un ruolo sempre più significativo fra chi si trova nell’impossibilità di sostenere un affitto nelle grandi città. Questi stili di vita non sono soltanto una risposta a un’urgenza economica, ma riflettono anche nuove forme di adattamento e sperimentazione sociale, evidenziando una trasformazione profonda nel modo di abitare e concepire la città.
Le grandi metropoli italiane vivono da anni tensioni abitative dovute a molteplici fattori: costante crescita dei costi degli affitti, carenza di alloggi accessibili e precarizzazione del lavoro. Da Milano a Roma, passando per Firenze e Bologna, gli affitti sono ormai fuori dalla portata di ampie fasce della popolazione: lavoratori con contratti a tempo determinato, studenti universitari, famiglie monoparentali e single non riescono più a sostenere le spese per un’abitazione tradizionale.
Le cause di questo squilibrio sono molteplici:
I dati relativi ai grandi contesti urbani confermano una tendenza in atto da almeno un decennio: il costo dell’abitare è ormai la voce principale del bilancio familiare e rappresenta un rischio concreto di esclusione sociale. La crisi del modello abitativo "classico" favorisce la ricerca di alternative e soluzioni non convenzionali, tra cui la vita su veicoli riadattati e le esperienze di condivisione abitativa strutturata, come il co-living.
L’emergere del fenomeno di persone che scelgono di vivere in van o camper ha una doppia connotazione: per alcuni è una libera scelta di vita nomade, per altri è un’alternativa obbligata di fronte all’impossibilità di sostenere un canone di affitto. L’autonomia offerta da un veicolo allestito come abitazione consente di aggirare sia le rigidità del mercato immobiliare sia alcuni dei costi fissi tradizionali (bollette, condominio, tasse di registro), offrendo al contempo una certa libertà di movimento, flessibilità e autonomia nella gestione delle proprie risorse.
Attraverso una panoramica basata su storie reali e riscontri da diverse città, emergono alcune motivazioni ricorrenti tra chi adotta questa soluzione:
La formula del co-living si sta sempre più affermando come risposta alle difficoltà di accesso all’abitazione in città. Si tratta di soluzioni abitative strutturate che uniscono la privacy degli spazi individuali alla condivisione di aree e servizi comuni (cucine, sale lavoro, spazi ricreativi), con un contratto che prevede regole specifiche e spesso il supporto di "community manager".
Diverse ricerche evidenziano i seguenti benefici:
Le più recenti normative e i piani nazionali introducono nuove regole per favorire il co-housing e il co-living, in particolare per categorie fragili come anziani e giovani, promuovendo l’intergenerazionalità e la collaborazione tra enti pubblici, privati e cittadini attivi.
Le difficoltà nel sostenere i canoni di locazione nelle grandi città hanno portato a una ridefinizione degli stili abitativi. Fenomeni come vivere in un van oppure condividere spazi in co-living non rappresentano più semplici stravaganze, ma soluzioni concrete, seppur "estreme", nate per rispondere a bisogni reali di autonomia, sicurezza e benessere psicologico.
L’esperienza degli ultimi anni ha messo in luce che il modello abitativo tradizionale è in crisi. Per molti la scelta di una casa mobile o di una comunità di coabitazione è dettata da necessità economiche, per altri si lega a un desiderio di semplificare la propria vita, investire sulle relazioni sociali o ridurre il proprio impatto ambientale. Da entrambe le esperienze emergono nuove competenze, capacità di adattamento e una maggiore consapevolezza rispetto al valore del tempo, della comunità e della resilienza personale.
Le Istituzioni stanno iniziando a riconoscere la validità dei modelli abitativi collaborativi, sostenendo progetti di rigenerazione urbana e investendo in programmi di co-housing e co-living. Allo stesso tempo, occorre evitare che queste soluzioni diventino "zone d’ombra" lasciate all’autogestione e al rischio di marginalità sociale, senza adeguate tutele e riconoscimenti normativi.
Le esperienze raccolte evidenziano la necessità di ripensare profondamente le politiche dell’abitare, valorizzando la creazione di comunità solidali, la formazione alla convivenza, la promozione di servizi e spazi inclusivi. Il benessere collettivo passa anche da un nuovo modo di concepire la casa: meno bene di consumo e più spazio di relazione, crescita e innovazione sociale.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...