Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Vivere in un van o in un co-living: la scelta estrema di chi non riesce più a pagare l'affitto nelle grandi città

WhatsApp X Telegram
di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il

Nelle grandi città, l'emergenza abitativa spinge sempre più persone a soluzioni estreme: dalla vita in van agli spazi condivisi del co-living, si esplorano scelte forzate tra realtà e necessit

L’aumento dei canoni di locazione, la persistente precarietà lavorativa e la riduzione delle tutele sociali stanno spingendo molte persone verso soluzioni abitative considerate fino a pochi anni fa "estreme". In particolare, la scelta di vivere in un van o in spazi di co-living sta assumendo un ruolo sempre più significativo fra chi si trova nell’impossibilità di sostenere un affitto nelle grandi città. Questi stili di vita non sono soltanto una risposta a un’urgenza economica, ma riflettono anche nuove forme di adattamento e sperimentazione sociale, evidenziando una trasformazione profonda nel modo di abitare e concepire la città.

Panoramica sulle difficoltà nel pagare l'affitto nelle grandi città

Le grandi metropoli italiane vivono da anni tensioni abitative dovute a molteplici fattori: costante crescita dei costi degli affitti, carenza di alloggi accessibili e precarizzazione del lavoro. Da Milano a Roma, passando per Firenze e Bologna, gli affitti sono ormai fuori dalla portata di ampie fasce della popolazione: lavoratori con contratti a tempo determinato, studenti universitari, famiglie monoparentali e single non riescono più a sostenere le spese per un’abitazione tradizionale.

Le cause di questo squilibrio sono molteplici:

  • Domanda di alloggi superiore all’offerta, soprattutto nelle zone centrali e semicentrali
  • Mercato immobiliare orientato all’investimento, piuttosto che alla residenza
  • Crescita del turismo e degli affitti brevi (short term rental) che sottraggono unità al mercato a lungo termine
  • Redditi stagnanti a fronte dell’aumento degli oneri per canoni, spese condominiali e utenze
  • Poche politiche pubbliche di sostegno all’housing sociale e ritardi nelle iniziative di edilizia agevolata
Le ripercussioni sulla qualità della vita sono notevoli: secondo varie inchieste, si moltiplicano i casi di persone costrette a condividere camere in condizioni di sovraffollamento, mentre altri decidono di lasciare la città pur di non essere schiacciati dal peso dei costi abitativi. In particolare, tra i più penalizzati vi sono giovani, lavoratori fuori sede e anziani con pensioni molto basse.

I dati relativi ai grandi contesti urbani confermano una tendenza in atto da almeno un decennio: il costo dell’abitare è ormai la voce principale del bilancio familiare e rappresenta un rischio concreto di esclusione sociale. La crisi del modello abitativo "classico" favorisce la ricerca di alternative e soluzioni non convenzionali, tra cui la vita su veicoli riadattati e le esperienze di condivisione abitativa strutturata, come il co-living.

Vivere in un van: una soluzione alternativa all'emergenza abitativa

L’emergere del fenomeno di persone che scelgono di vivere in van o camper ha una doppia connotazione: per alcuni è una libera scelta di vita nomade, per altri è un’alternativa obbligata di fronte all’impossibilità di sostenere un canone di affitto. L’autonomia offerta da un veicolo allestito come abitazione consente di aggirare sia le rigidità del mercato immobiliare sia alcuni dei costi fissi tradizionali (bollette, condominio, tasse di registro), offrendo al contempo una certa libertà di movimento, flessibilità e autonomia nella gestione delle proprie risorse.

Attraverso una panoramica basata su storie reali e riscontri da diverse città, emergono alcune motivazioni ricorrenti tra chi adotta questa soluzione:

  • Riduzione drastica delle spese mensili
  • Indipendenza rispetto a proprietari, agenzie e regolamenti condominiali
  • Possibilità di trasferirsi agevolmente seguendo opportunità lavorative o esigenze personali
  • Rottura con la logica dell’accumulo di beni e vincoli sul lungo periodo
Tuttavia, vivere in un van comporta anche una serie di sfide e rischi significativi:
  • Accesso limitato ai servizi di base (bagni, docce, riscaldamento)
  • Rischio di marginalizzazione e isolamento sociale
  • Problemi legati alla sicurezza, soprattutto in alcune aree urbane
  • Difficoltà nell’ottenere la residenza anagrafica, con ripercussioni su servizi sanitari e diritti civili
Questa scelta, che può apparire "estrema", riflette sia un disagio diffuso che la capacità di adattarsi in modo creativo ai nuovi scenari urbani. Il fenomeno si intreccia con esperienze di comunità temporanee, incontri casuali nei parcheggi dedicati o nelle zone periferiche delle città, e testimonia un bisogno crescente di autonomia abitativa e di risposta alle carenze delle politiche pubbliche. Non è raro che alla base di questa scelta ci siano anche valori di sostenibilità, desiderio di ridurre l’impatto ambientale e ricerca di una vita "minimalista".

L'opzione del co-living: vantaggi e sfide condivise

La formula del co-living si sta sempre più affermando come risposta alle difficoltà di accesso all’abitazione in città. Si tratta di soluzioni abitative strutturate che uniscono la privacy degli spazi individuali alla condivisione di aree e servizi comuni (cucine, sale lavoro, spazi ricreativi), con un contratto che prevede regole specifiche e spesso il supporto di "community manager".

Diverse ricerche evidenziano i seguenti benefici:

  • Diminuzione dei costi rispetto all’affitto di una casa singola
  • Accesso a spazi e servizi altrimenti inaccessibili dal singolo individuo (palestra, lavanderia, coworking)
  • Rete di supporto sociale tra residenti, che contrasta la solitudine e favorisce la qualità della vita
  • Opportunità di partecipare a progetti comunitari (workshop, eventi, formazione)
  • Possibilità di vivere in immobili rigenerati e ad elevata sostenibilità ambientale
Tuttavia, il co-living non è privo di criticità e limiti:
  • Necessità di costruire e mantenere convivenza e relazioni tra coabitanti, spesso con culture, età e abitudini diverse
  • Conflitti legati alla gestione degli spazi comuni e alle regole di convivenza
  • Rischio che la scelta non sia autenticamente libera, ma dettata dall’assenza di alternative sul mercato
Le esperienze più riuscite registrano un investimento significativo in percorsi di formazione alla gestione dei conflitti e sviluppo delle competenze sociali. La presenza di "facilitatori" o community manager si rivela determinante per il successo dei progetti. I modelli di co-living rispondono a un bisogno reale di socialità, sicurezza e riduzione dei costi. In alcuni casi, si integrano con progetti di rigenerazione urbana, riutilizzo di immobili pubblici abbandonati e creazione di "comunità intenzionali" orientate sia all’inclusione sociale sia alla sostenibilità ambientale.

Le più recenti normative e i piani nazionali introducono nuove regole per favorire il co-housing e il co-living, in particolare per categorie fragili come anziani e giovani, promuovendo l’intergenerazionalità e la collaborazione tra enti pubblici, privati e cittadini attivi.

Considerazioni finali sulle scelte estreme per abitare nelle metropoli

Le difficoltà nel sostenere i canoni di locazione nelle grandi città hanno portato a una ridefinizione degli stili abitativi. Fenomeni come vivere in un van oppure condividere spazi in co-living non rappresentano più semplici stravaganze, ma soluzioni concrete, seppur "estreme", nate per rispondere a bisogni reali di autonomia, sicurezza e benessere psicologico.

L’esperienza degli ultimi anni ha messo in luce che il modello abitativo tradizionale è in crisi. Per molti la scelta di una casa mobile o di una comunità di coabitazione è dettata da necessità economiche, per altri si lega a un desiderio di semplificare la propria vita, investire sulle relazioni sociali o ridurre il proprio impatto ambientale. Da entrambe le esperienze emergono nuove competenze, capacità di adattamento e una maggiore consapevolezza rispetto al valore del tempo, della comunità e della resilienza personale.

Le Istituzioni stanno iniziando a riconoscere la validità dei modelli abitativi collaborativi, sostenendo progetti di rigenerazione urbana e investendo in programmi di co-housing e co-living. Allo stesso tempo, occorre evitare che queste soluzioni diventino "zone d’ombra" lasciate all’autogestione e al rischio di marginalità sociale, senza adeguate tutele e riconoscimenti normativi.

Le esperienze raccolte evidenziano la necessità di ripensare profondamente le politiche dell’abitare, valorizzando la creazione di comunità solidali, la formazione alla convivenza, la promozione di servizi e spazi inclusivi. Il benessere collettivo passa anche da un nuovo modo di concepire la casa: meno bene di consumo e più spazio di relazione, crescita e innovazione sociale.




Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...