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Agenda digitale: Internet per tutti scuole, aziende, cittadini

Giovedì riunione dei ministri della cabina di regia per l’Agenda digitale: obiettivi



Si riunirà giovedì la cabina di regia pronta a discutere dell’Agenda Digitale italiana, che sarà impostata in quattro punti, basati sui sette cardini della Digital Agenda UE, voluta dalla vice presidente della Commissione europea, Neelie Kroes per promuovere una crescita l’economia digitale, ma anche l’inclusione e la partecipazione dei cittadini.

Agenda Digitale non vuol dire solo de-materializzazione e certificati online, ma anche coinvolgere il mondo della scuola, con i suoi docenti e studenti e a questo scopo nasce Open Data per la scuola e per mettere in Rete tutti i dati pubblici sulla scuola italiana, per studiare nuove forme di comunicazione fra le comunità scolastiche.

Il successo di una Agenda Digitale poggia sul rafforzamento delle capacità tecnologiche delle imprese esistenti e degli enti di ricerca e scommette sulla nascita di nuove imprese guidate da giovani innovatori. Essenziale favorire la nascita di startup e aumentare la disponibilità di capitale di rischio (di qui discende la decisione del fondo per la innovazione di destinare 50 milioni di euro al venture capital).

Tutto ciò favorirà un nuovo tipo di distretto tecnologico, nel quale prevalgono i criteri di specializzazione e concentrazione territoriale delle competenze, con una bassa incidenza di infrastruttura fisica rispetto a quella immateriale e con un forte coinvolgimento della pubblica amministrazione quale sperimentatore attivo di nuove tecnologie ed applicazioni nel perimetro della Smart City.

Smart City rappresenterà il modello di sviluppo attorno al quale disegnare il vestito tecnologico della Agenda Digitale. Due i bandi sulle Smart cities e communities: uno del valore di 200 milioni focalizzato sulle smart communities, destinato a otto regioni del Sud; uno previsto a fine primavera per il Centro-nord, anche per creare nuovi distretti industriali e promuovere la nascita di startup hi-tech.

Perché poi la rivoluzione digitale della pubblica amministrazione sia efficace ed efficiente, sono necessarie due condizioni. La prima è che tutte le soluzioni adottate dovranno essere aperte e interoperabili, grazie anche all’Open source; e la secondo è creare accessibilità da ogni luogo, ogni momento e con ogni dispositivo, grazie ad una infrastruttura nazionale di cloud computing.

Questa politica non solo garantirà risparmi (minori costi e servizio sempre garantito), ma favorirà la standardizzazione necessaria per valorizzare il patrimonio di dati e le conseguenti applicazioni civiche. Saranno la scuola e la sanità i primi settori interessati da questa novità, mentre le regioni che ospiteranno i data center sono le regioni del Sud percorse da dorsali potenti della connettività internazionale, in particolare Sicilia e Sardegna.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il