BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Esodati: nessuna novità su decreto da approvare. E i numeri continuano a non tornare

Ancora incerto il numero degli esodati: il problema coperture



Mentre i dieci saggi individuati dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assicurano di presentare domani, venerdì 12 aprile, indicazioni concrete per la soluzione della questione esodati, in realtà il nuovo decreto 2013 in discussione non dovrebbe apportare novità sostanziali ma semplicemente limitarsi ad applicare le disposizioni già previste dal governo Monti.

E mentre si cerca di dare stabilizzazione a tali misure, previste per una platea di 130mila tutelati, continuano a non tornare i conti su coloro che necessitano effettivamente di una salvaguardia.

Numero che non si limita assolutamente ai 130mila individuati dai tre decreti già approvati, ma che sale a 200mila, secondo le stime, a 300mila secondo la cgil, e addirittura a 314mila secondo la Ragioneria di Stato.

Sul problema numeri degli esodati è intervenuto anche Gianni Geroldi, docente di Scienza delle finanze alla Facoltà di Economia dell'Università degli studi di Parma, e già presidente e membro del (disciolto) Nucleo si valutazione della spesa previdenziale del ministero del Lavoro.

Secondo Geroldi, “Al di là della precisa quantificazione di quei lavoratori che chiamiamo 'esodati', un esercizio comunque complicato dal modo in cui si considerano gli aventi diritto alla salvaguardia, posso dire che la mia valutazione personale è che le persone che si trovano in questa condizione sono circa il doppio di quelli salvaguardati dai tre decreti ministeriali, in tutto circa 130.000.

Quindi parliamo di circa 250.000 persone, che però non sono uno stock unico, ma che vanno considerate come flussi che avvengono in un certo periodo”.

Il problema numeri implica imprescindibilmente anche il problema risorse, che rappresentano poi quel nodo da sciogliere per cercare di sostenere tutti coloro che rischiano di rimanere senza lavoro, considerando, come anche sottolinea Geroldi, che l’Italia “è uno dei pochissimi Paesi europei, insieme a Grecia e Ungheria, che non ha uno strumento di sostegno al reddito come il reddito di cittadinanza”.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il