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Esodati: le novità della settimana

Dopo riunioni ultima settimana si attende notizie definitive a settembre



Sarebbero circa 200mila coloro che rischiano ancora di rimanere senza lavoro e senza pensione, il che significa recuperare risorse per non escludere nessuno dalla salvaguardia, considerando che si tratta di lavoratori che attendono da mesi di sapere quale sarà il loro futuro.

Per risolvere la questione esodati, al momento nell’agenda del governo per il prossimo mese di settembre, allo studio ci sono diverse possibilità come rendere flessibile l’età pensionabile per far rientrare la maggior parte degli esodati nei requisiti minimi indispensabili per poter andare in pensione o procedere con un nuovo decreto di salvaguardia, che seguirebbe i tre già varati dal precedente governo Monti, che ha tutelato 130mila persone.

Anche se di queste effettivamente solo una minima parte della prima tranche dei 65mila, ha ricevuto finora effettivamente la pensione. E’, dunque, prioritario reperire fondi per le coperture necessarie, oltre i 130mila già salvaguardati, ma che ancora aspettano.

Secondo l’Inps, infatti, in tutto finora dei 130.130 lavoratori, circa 11.384 sono andati in pensione con le vecchie norme. Questi 11.384 sono coloro che hanno maturato i requisiti per andare in pensione, una prima tranche di quei 65mila lavoratori salvaguardati con il decreto del 2011.

Ma i problemi non finiscono qui, perché, per esempio, nel primo decreto riguardante 65mila persone, oltre 3mila accessi non sono stati assegnati, numeri che, se confermata anche dai due successivi decreti, potrebbe lasciare in dote risorse da reinvestire per tutelare nuovi casi.

Per sciogliere il nodo esodati, si pensa alla proposta di legge sulle nuove pensioni avanzata da Cesare Damiano del Partito Democratico che si basa fondamentalmente su un aumento della flessibilità, offrendo al lavoratore la possibilità di andare in pensione a 62 con 35 anni di contributi.

Ma, rispetto alla soglia dei 66 anni, per ogni anno di anticipo in cui si va in pensione, scatterebbero penalizzazioni del 2% dell’importo, fino a un massimo dell’8% se per esempio si decide di lasciare il lavoro a 62 anni. Questo piano prevede anche bonus della stessa misura 2% per ogni anno di ritardo in cui si va in pensione, fino alla soglia massima dei 70 anni.

Intanto, per gli esodati che non rientrano nella salvaguardia prevista dalla manovra del governo Monti dovrebbe valere la riforma sulla Cassa Integrazione Guadagni in deroga e un'eventuale flessibilità dell'età di pensionamento. Il governo ha pertanto deciso di attuare entro il 31 agosto nuovi provvedimenti per quant riguarda gli ammortizzatori sociali e il problema degli esodati che sono tuttora privi di salvaguardia.

Se il governo manterrà la promessa, i lavori saranno ultimati prima del previsto, visto che, rimangono soltanto 40 giorni comprese le ferie. E, secondo quanto riportato dal Messaggero, durante la settimane si sono già svolte diverse riunioni a livello tecnico e politico con lo scopo di risolvere il nodo degli esodati ormai denominati ‘residui’.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il