In quale mese dell'anno conviene chiudere una partita iva

Un dipendente privato può aprire e chiudere la partita Iva mantenendo il proprio lavoro dipendente se non c'è concorrenza tra le attività e se il contratto di lavoro non lo vieta.

In quale mese dell'anno conviene chiuder

Chiusura partita Iva, in quale mese conviene?

Non c'è un periodo più favorevole degli altri per chiudere la partita Iva, ma occorre piuttosto analizzare la propria situazione ovvero verificare se i compensi per le prestazioni effettuate siano stati regolarmente ricevuti.

In un Paese piuttosto complesso dal punto di vista burocratico come l'Italia, la chiusura della partita Iva è in realtà un'operazione piuttosto semplice.

Sembra quasi un paradosso nel labirinto fiscale italiano, anche alla luce della gratuità della procedura, a meno che se non ci sia stata iscrizione al Registro delle imprese. Tuttavia è sempre utile per il contribuente acquisire consapevolezza sui costi che derivano dalla gestione di una partita Iva ovvero dalle tempistiche legate al versamento delle imposte e dei contributi previdenziali.

Ci domandiamo quindi se esiste un periodo migliore degli altri dai punti vista fiscale ed economico per chiudere formalmente una partita Iva. In pratica, chiudere una partita Iva nei primi mesi dell'anno ha lo stesso effetto che chiuderla negli ultimi mesi? Approfondiamo la questione in questo articolo:

  • Chiusura partita Iva, in quale mese conviene
  • Gestione partita Iva prima della chiusura

Chiusura partita Iva, in quale mese conviene

Le ragioni per cui un contribuente può decidere di chiudere una partita Iva sono numerose. Ad esempio per l'interruzione dell'attività svolta, magari perché è stato assunto come dipendente da un'azienda oppure perché ha creato uno studio professionale associato.

O semplicemente per la difficoltà a fatturare. Chiariamo subito che mantenere inattiva una partita Iva non comporta alcun costo diretto, anche dal punto di vista fiscale.

Le tasse sono pagate in base allo scaglione reddituale di appartenenza e di conseguenza se i ricavi sono a zero, anche le imposte sono nulle. Tuttavia alcune spese sono sempre possibili, come quelle per la tenuta della contabilità e, laddove previsto, il versamento di una quota fissa alla gestione separata della cassa previdenziale di appartenenza, indipendentemente dal fatturato.

La chiusura della partita Iva passa dalla presentazione del modello AA9/12 all'Agenzia delle entrate. Il contribuente deve farlo entro 30 giorni dalla cessazione dell'attività. Come suggeriscono gli esperti fiscali, non c'è un periodo più favorevole degli altri per chiudere la partita Iva, ma occorre piuttosto analizzare la propria situazione ovvero verificare se i compensi per le prestazioni effettuate siano stati regolarmente ricevuti.

Gestione partita Iva prima della chiusura

Un dipendente privato può aprire e chiudere la partita Iva mantenendo in essere il proprio lavoro dipendente se non c'è concorrenza tra le due attività e se il contratto di lavoro non lo vieta espressamente.

In generale non c'è alcun obbligo di comunicazione al datore di lavoro, anche se è opportuno informare l'azienda per non incorrere in problemi di alcun tipo. Diverso è il caso dello statale che deve svolgere il proprio lavoro in maniera esclusiva.

In alcuni casi anche un dipendente pubblico può aprire una partita Iva, se autorizzato dalla propria amministrazione, ma solo se l'attività venga svolta al di fuori dell'orario di servizio, non ci sia un conflitto di interessi con quelli della pubblica amministrazione, si tratti di un incarico temporaneo e occasionale e non confligga con l'impiego pubblico.

Per verificare se un dipendente che avvia un'attività da autonomo deve versare i contributi Inps per entrambe le attività occorre stabilire quale gestione previdenziale è prevista per il tipo di partita Iva. L'emissione di una fattura si caratterizza per la presenza di alcuni elementi fissi. Si tratta dei dati fiscali ovvero nome e cognome o ragione sociale, indirizzo completo, numero di partita Iva e codice fiscale. Quindi l'indicazione Fattura e il numero.

Ogni fattura deve essere numerata in ordine progressivo dall'emittente. Dopodiché sono richiesti la data di emissione e i dati identificativi del cliente ovvero nome e cognome o ragione sociale, indirizzo completo, numero di partita Iva e codice fiscale.

Ecco quindi le caratteristiche del prodotto o del servizio ceduto fra descrizione dettagliata della natura, qualità e quantità dei beni ceduti o servizi prestati. Infine, bisogna indicare l'ammontare dell'imponibile, l'aliquota Iva applicata, se prevista, oppure l'articolo per la non applicazione dell'Iva, e il totale da pagare.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il