Stando a quanto previsto dalla normativa vigente, non è possibile per legge licenziare in maniera arbitraria un disabile o invalido solo per la sua condizione, anche grazie alle tutele vigenti per tali soggetti, ma devono sussistere specifici motivi e condizioni per farlo.
Quali sono i casi in cui un disabile o invalido può essere licenziato? La normativa prevede specifiche tutele per i disabili e invalidi civili per garantire pari opportunità e l’inclusione sul luogo di lavoro e che si basano su leggi contro la discriminazione e sulla promozione dell’uguaglianza, che vietano il licenziamento ingiustificato o discriminatorio degli invalidi civili.
In Italia è proibito il licenziamento basato unicamente sulla condizione di disabilità e i datori di lavoro devono sempre fornire ragionevoli accomodamenti per permettere agli invalidi civili di svolgere il proprio lavoro in modo efficace.
Tuttavia esistono diversi casi in cui il licenziamento per i disabili è consentito ma solo se giustificato. Vediamo quali sono nel dettaglio.
E’ vero che le leggi proteggano gli invalidi e i disabili da licenziamenti ingiustificati e solo perché affetti da tale condizione, ma è anche vero che esistono situazioni in cui il licenziamento può avvenire per giusta causa, esattamente come accade per tutti i lavoratori.
Per esempio, se l’invalido non è in grado di svolgere le mansioni richieste e il datore di lavoro dimostra che il licenziamento è necessario per ragioni legittime, allora è considerato un provvedimento legale.
Stesso discorso vale se un dipendente con disabilità si comporta in maniera scorretta sul posto di lavoro.
In questo caso, la causa del licenziamento non è la disabilità in sé ma la negligenza e il mancato rispetto da parte del lavoratore del codice di condotta aziendale.
I disabili devono, infatti, rispettare sul posto di lavoro gli stessi doveri che spettano agli altri colleghi e non possono essere giustificati nei loro comportamenti scorretti a causa della loro condizione di disabilità. Se si comportano male, possono essere soggetti a licenziamenti disciplinari come tutti gli altri.
In sostanza, un disabile o invalido che si comporta male a lavoro, trasgredisce le regole ed è irruento e maleducato può essere licenziato.
In ogni caso, è sempre necessario rispettare i tempi di preavviso per il licenziamento fissati da ogni singolo contratto nazionale di lavoro Ccnl.
Un altro caso di cui si discute spesso relativamente ai licenziamenti di disabili e invalidi è quello in cui si diventa disabili nel corso della vita.
Il datore di lavoro, per legge, non può licenziare un lavoratore che è diventato disabile magari a causa di una malattia o di un incidente e non lo è dalla nascita.
I datori di lavoro, sia pubblici sia privati, hanno diritto a conservare il posto di lavoro a coloro che al momento dell’assunzione non erano disabili, ma lo sono diventate in seguito a infortunio sul lavoro o malattia professionale.
Ciò significa che la sopravvenuta disabilità in un secondo momento non è un motivo che giustifica il licenziamento.
Stando, inoltre, alla normativa vigente, il licenziamento di un disabile o invalido viene riconosciuto ed è valido solo se la persona ha totalmente perso la propria capacità lavorativa.
In questo caso, infatti, non è mai possibile affidare a tale soggetto alcuna mansione o ruolo perché risulta completamente incapace di lavorare e potrebbe causare pericolo per sé o gli altri.
Spetta, però, ad un’apposita Commissione medica stabilire se effettivamente il dipendente abbia totalmente perso la sua capacità di lavorare e non può deciderlo il datore di lavoro in modo arbitrario.