Piaggio Aerospace, quadro sempre più grave

Tensione per quanto riguardo Piaggio Aerospace con inviate lettere a 114 lavoratori. Scenderemo in piazza dice la Cgil e Sindacati

Piaggio Aerospace, quadro sempre più gra

Piaggio Aerospace licenzia, via in 114 Cgil in rivolta: «Scenderemo in piazza»


La situazione di Piaggio Aerospace diventa sempre più grave a livello almeno di personale, con 114 lettere di licenziamento inviate e un quadro assolutamente molto delicato. E non è l'unica situazione del genere, anzi sono sempre più e spesso nascoste
 

Ci sono tante situazioni di tensione ancora, dove si rischia la chiusura di intere aziende o licenziamenti di molte persone. E alcune vengono alla luce, solo quando si è al limite o altre vengono quasi taciute. Ora è la volta di Piaggio Aerospace.

La situazione di Piaggio Aerospace

Le lettere sono state inviate e ricevute. Peccato solo che contenevano solo brutte notizie ovvero il licenziamento dal posto di lavoro. Succede a 114 lavoratori Piaggio Aero. Tutti loro sono adesso in cassa integrazione, ma al termine di questo periodo, usciranno dal libro per ritrovarsi senza occupazione. Succederà nel prossimo mese di luglio.

Si tratta insomma dell'ennesima mazzata - coinvolti 80 lavoratori a Genova e 34 a Villanova d'Albenga - in un periodo non certo brillante dal punto di vista imprenditoria e con il Ministero dello Sviluppo Economico coinvolto a più riprese nel fare da mediatore alle troppe crisi aziendali. La conferma arriva proprio dalle organizzazione sindacali di categorie che hanno pubblicato riferito come Piaggio Aero abbia avviato la procedura di licenziamento collettivo nonostante l'assicurazione (a detta dei sindacati) di esuberi.

Resta da capire se ci sono margini di trattative perché i sindacati hanno chiesto un incontro con l'azienda per capire quali sono le intenzioni. E in caso di porta chiusa ovvero di mancanza di volontà a sedersi attorno a un tavolo, hanno già annunciato l'intenzione di scendere in piazza. Il punto è che la delusione è manifestata non solo nei confronti dell'azienda, ma anche dell'esecutivo che avrebbe dato il via libera alla riorganizzazione di Piaggio Aero con l'approvazione del piano industriale allo scopo di evitarne il fallimento.

La lettera (sempre lei) di richiesta di incontro al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma, già fissato per lunedì 19 marzo alle 17. Saranno presenti Ministero, Regione, azienda e organizzazioni sindacali. In quell'occasione sarà scritta, forse, la parola fine. In un senso o nell'altro.

E Trony....

La crisi di Trony si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno sulla situazione occupazionale italiana. Se, infatti, i dati divulgati dall’Istat parlano di una ripresa dell’occupazione, seppure non così massiccia come si poteva immaginare, si apprende ora che 800 lavoratori del gruppo Trony stanno vivendo il loro dramma personale legato all’incertezza sul proprio futuro.

Prospettive nere che si trascinano dallo scorso dicembre, infatti, i lavoratori stanno percependo solo un quinto del proprio stipendio a causa della crisi scaturita per alcune scelte sbagliate da parte della dirigenza e anche per il ruolo sempre più ingombrante che l’e-commerce si è ritagliato proprio a danno della grande distribuzione. Gli stabilimenti finiti nell’occhio del ciclone si trovano a Milano, Napoli, Genova e Savona. Una situazione drammatica come dimostra l’ammissione alla procedura del concordato in bianco. Da allora, era il 24 gennaio scorso è alla ricerca di un possibile acquirente.

A Milano il rischio chiusura è molto reale. La Lombardia è una terra fertile per Trony visto che dei quaranta punti vendita presenti in Italia, ben nove sono presenti in Lombardia per un totale di centoquaranta dipendenti degli 800 totali che stanno vivendo ore di ansia per questa vicenda. Che continuano a lavorare quotidianamente ma con un grosso groppo in gola.

Perché la crisi non è per niente passeggera e le incognite maggiori riguardano le prospettive future. C’è grande attesa per capire se la notizia che circola da circa un mese riguardo un misterioso acquirente disposto a sobbarcarsi questa situazione, sia attendibile oppure no. ma non ci sono novità di rilievo né in un senso né nell’altro. Speranze che si affievoliscono sempre di più e che adesso vengono riposte anche nell’incontro, programmato la prossima settimana al Ministero del Lavoro, con l’obiettivo di sbloccare la situazione di una delle controllate.

Ma la situazione è critica anche in Campania e in Liguria dove gli stabilimenti di Napoli, Genova e Savona versano nelle medesime condizioni. Anzi forse in condizioni peggiori si trova senza dubbio il punto vendita di Luca Giordano a Napoli, dove lunedì 19 febbraio scadranno i 75 giorni previsti dalla legge per il licenziamento collettivo. I quarantuno dipendenti vedono ridursi ogni giorno di più le speranze di una risoluzione positiva anche dopo il fallimento dei reiterati incontri al Ministero del Lavoro. Stesso discorso in Liguria. Nel capoluogo il rivenditore Trony ha abbassato definitivamente la saracinesca con i dipendenti che sono subito scesi in strada a protestare sostenendo di essere stati avvisati appena quattro ore prima.

Nel savonese i dipendenti sono pronti a protestare davanti ai punti vendita di Albenga e Vado Ligure. Un incontro decisivo, per scongiurare il fallimento di questi stabilimenti è stato fissato a lunedì 19 febbraio al ministero del Lavoro. Già annunciato il presidio delle filiali di Albenga e Vado ligure da parte dei lavoratori riuniti in assemblea sindacale.

Rinascente, altra crisi

Era successo qualche anno fa anche a Napoli e le reazioni erano state simili se non proprio uguali. A proposito della chiusura della sede di Via Toledo, sgomento ed incredulità la facevano da padroni, come accade oggi. Come è possibile? La domanda più frequente. Non potrebbe essere altrimenti quando la notizia della chiusura non riguarda negozi piccoli e grandi che siano.

Ma il marchio, e che marchio, che per anni, in Italia, ha incarnato il modello unico ed invincibile del grande magazzino, quando i grandi magazzini rappresentavano qualcosa di esotico. Non essendo ancora diffusi in maniera così capillare come sarebbe capitato qualche decennio più tardi, rappresentavano quasi la Mecca dell’acquirente più incallito, quello più furbo e quello che voleva dimostrare di avere orizzonti ampi. Stiamo parlando della Rinascente di Genova che chiude i battenti nel 2018 e apre l’ennesima crisi del lavoro in Italia.

Circa sessanta persone resteranno dall’oggi al domani senza più un’occupazione. Un dramma che non riguarda solo la Rinascente perché basta fare una panoramica anche suk web per capire che poi, tutto sommato, le aziende italiane non godono di ottima salute. E, come spesso accade, queste vicende si circondano di un’aura di beffa visto che alcuni indicatori economici suggerirebbero euforia e la certezza che la crisi è ormai alle spalle. Ma non è così come vedremo nel corso di questo articolo.

Incredulità e rabbia. Questi sono i sentimenti che la chiusura della Rinascente nel centro di Genova lascia in eredità a chi aveva sempre visto questo marchio come invincibile. Una chiusura che avverrà entro il ventotto ottobre del 2018. E d’altra parte la genesi della Rinascente, o meglio le speranze di chi a vario titolo ha contribuito a rendere la Rinascente il mito che è attualmente, voleva essere proprio questo. Alla stregua di altri grandi gruppi internazionali ai quali spesso questo marchio è stato accostato.

Un colpo all’occupazione della città visto che sessanta persone resteranno senza lavoro e alla città stessa che perde un’altra grande azienda presente nel capoluogo ligure dal 1960, a causa della sua scarsa appetibilità commerciale, a quanto pare. Incredibile ma vero. come incredibili ed inutili sono stati anche i sacrifici dei dipendenti che non si sono risparmiati ed hanno provato in tutti i modi a resistere come dimostra il contratto di solidarietà che avevano deciso di adottare negli ultimi cinque anni.

E ancora....

A riportare tutti sulla terra e a ricordare che, purtroppo la crisi economica, nonostante un generale ma insufficiente miglioramento degli indici economici dell’Italia, continui a mordere, ci sono tutta una serie di esempi. Anche in questo caso si tratta di aziende storiche che hanno accompagnato intere generazioni nel corso della loro esistenza. Come non citare Melegatti, un secolo di vita e più con un fatturato che lo scorso anno si è chiuso a settanta milioni di euro e che, proprio in questo periodo, iniziava a fare capolino dagli schermi televisivi degli italiani con i suoi spot dolci e rassicuranti. Bene, anche Melegatti oggi è sull’orlo della chiusura come Ericsson he per anni ha fatto la voce grossa nel campo della telefonia della telefonia e non solo e che rischia di lasciare a casa seicento lavoratori italiani.

Solo in Toscana...

Abbiamo ftto degli esempi, nominando alcune realtà specifiche della grande distribuzione (e non solo), ma solo in Toscana, ad esempio, vi sono poco meno di 40 tavoli aperti di crisi tra Regione, Statoe  Aziende per cercare di evitare chiusure e licenzienti totali o parziali che dovrebbero coinvolgere circa 9mila persone. E dietro queste 9mila persone ci sono le loro famiglie. E la chiusura di queste aziende, farebbe chiudere o limitare altre aziende sia del settore, sia dell'indotto. E parliamo di una realtà come la Toscana.

Tavoli aperte al Mise...

Sono circa centossesantadue, infatti, i tavoli aperti al Mise, il Ministero dello sviluppo economico tra Sindacati e Governo e dai primi di settembre si riparte con una fitta serie di appuntamenti che vanno dalla Perugina alla delicata situazione di Ilva, dall'ex Antonio Merloni ai supermercati Tuodì. Un tentativo di sciogliere diverse matasse che si sono create intorno a queste aziende. Vicende più complesse del previsto sia perché alcune di queste sono state lasciate a marcire e adesso sono incancrenite, sia perché con un contesto di ammortizzatori sociali meno forte del passato, lo spettro dei licenziamenti sono dietro l’angolo.

I 162 tavoli aperti interessano aziende che impiegano complessivamente circa centocinquanta mila persone. Le vertenze senza dubbio più importanti sul tavolo sono quelle dell’Ilva, dell’Alitalia, dell’la Aferpi di Piombino. E tra i primi faccia a faccia in programma, Perugina , l'ex Antonio Merloni ai supermercati Tuodì. E si parla solo di aziende di grandi, medie dimensioni e tutte le altre? E i professionisti?