Riscopre un Bot del 1934 a 108 anni e rivuole cifra importante da Bankitalia. La vicenda

Gli italiani detengono almeno 30 milioni di euro in buoni postali, titoli di Stato e certificati di debito, anche senza saperlo. La storia di Cristina.

Riscopre un Bot del 1934  a 108 anni e r

Da 1.000 lire a 135.000 euro


Scopre di avere un bot del 1934. Si tratta di una anziana signora di 108 anni che nonostante le reticenze iniziali di Banikitalia non demorde e cerca di recuperare la sua somma. Tutta la storia.

 

Mai demordere perché i diritti vanno fatti sempre rispettare. Anche quando a 108 anni salta fuori dalle scartoffie di famiglia un Bot del 1934. Un Buono del tesoro emesso ai tempi del Ventennio e che oggi nel 2018 si è rivalutato fino a raggiungere la cifra di 135.000 euro. La donna non si è data per vinta davanti alle resistenze di Bankitalia di riconoscere questo importo. Soprattutto perché da quando un facoltoso commerciante ha investito 1.000 lire con beneficiaria Cristina Ferri di di Padova sono trascorsi oltre 80 anni. Ma i Bot, si sa, non hanno scadenza e, anzi, più tardi si incassano e maggiore è il valore. E nulla osta che una centenaria possa esigere quanto previsto dal più classico dei pezzi di carta.

Da 1.000 lire a 135.000 euro

In questi 80 anni sono successe tante cose: è trascorsa una vita. Cristina di Padova si è trasferita dalla sua città originaria e adesso risiede a Vercelli con la sua unica nipote. Tutto è stato quindi in continuo movimento, com'è naturale che sia. E perfino quel certificato di debito pubblico del Regno d'Italia è stato emesso il primo di luglio del 1934. Non dal punto di vista fisico perché il documento è rimasto conservato, chissà quanto distrattamente, insieme altre carte. Ma giorno dopo giorno e anno dopo anno il suo valore è cresciuto. Il giorno della sua emissione equivaleva a 1.000 lire (comunque una cifra equivalente per l'epoca), adesso è schizzato a circa 135.000 euro per effetto della rivalutazione e del calcolo degli interessi.

Tutto risolto, dunque? Solo fino a un certo punto perché poi occorreva convincere lo Stato a farsi dare quanto le spetta. Ed evidentemente la partita non è stata così semplice. Perché è servito un decreto ingiuntivo del Giudice di pace per ottenere ragione sul ritrovamento e la rivalutazione del titolo. La prima diffida alla Banca d'Italia era stata infatti ignorata. Di conseguenza si è rivelato indispensabile il ricorso al Giudice di pace per ottenere un provvedimento nei confronti dell'isituto di credito. Che prontamente è arrivato.

30 milioni di euro in buoni postali, titoli di Stato e certificati di debito

Come spiegato da Stefano Rossi, l'avvocato dell'Associazione italiana risparmiatori che ha seguito la vicenda, la Banca d'Italia ha 40 giorni di tempo per fare opposizione al decreto. Dopodiché dovrà riconoscere alla signora 135.000 euro. A suo dire gli italiani detengono almeno 30 milioni di euro in buoni postali, titoli di Stato e certificati di debito, anche senza saperlo. Il legale fa infatti presente come questo di Cristina non è affatto il primo caso di cui si occupa il sodalizio, con tanto di richiesta di un decreto ingiuntivo alla Banca d'Italia per ottenere la somma con la rivalutazione, la ricapitalizzazione e gli interessi maturati.