Dal 2026, cambiano le regole sulle detrazioni fiscali: grazie al Dl Pnrr, per il 730 basterà l’estratto conto e non più lo scontrino. Analizziamo rischi, novità e consigli pratici per evitare errori.
Immagina di dover perdere centinaia di euro solo per esserti dimenticato una ricevuta cartacea. Oggi tutto questo rischia di diventare un ricordo: l’ultima normativa inserita nel Dl Pnrr 2026 rivoluziona il modo di documentare le spese per la dichiarazione dei redditi, portando un cambio di paradigma nella raccolta della documentazione per il modello 730. Per chi si prepara a compilare il modello quest’anno, le conseguenze pratiche sono notevoli e immediate: meno burocrazia, controllo semplificato, maggiori garanzie di accesso ai rimborsi. Ma quali rischi si nascondono dietro le novità? E come eliminare per sempre gli errori più comuni che portano a perdere soldi e tempo?
Il nuovo scenario richiede una conoscenza aggiornata e professionale delle modalità di tracciabilità delle spese, dall’introduzione dell’estratto conto come documento valido fino alle nuove regole di conservazione dei dati. Solo così sarà possibile sfruttare appieno ogni detrazione e assicurarsi la massima tutela fiscale prevista dalla legge.
L’innovazione normativa nasce dalla necessità di allineare il sistema fiscale italiano agli standard digitali e di favorire la trasparenza: le comunicazioni bancarie, anche in formato digitale, valgono quanto e più degli scontrini cartacei. E dal 2026 i contribuenti possono liberarsi dalla schiavitù della conservazione fisica degli scontrini, affidandosi alle prove di pagamento elettroniche garantite dagli istituti finanziari. La semplificazione, però, non significa distrazione: la corretta gestione dell’estratto conto e la precisione nei dettagli rimangono il criterio principale per ottenere il rimborso e difendersi da contestazioni.
La dichiarazione dei redditi 2026 segna un cambiamento radicale in materia di tracciabilità delle spese e tenuta della documentazione. Il Dl Pnrr 2026 introduce la possibilità di dimostrare la spesa sostenuta tramite l’estratto conto rilasciato dalla banca o da altri intermediari finanziari, strumento oramai centrale ai fini delle detrazioni IRPEF e dei controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate. Questo significa, in pratica, che non occorre più accumulare scontrini o ricevute di pagamento: basta il documento bancario che dimostri la spesa, purché sia dettagliato e rilevante.
Casi applicativi:
| Tipologia spesa | Prova ammessa |
| Sanitarie (visite, analisi, ticket) | Estratto conto con causale o dettaglio fattura, prospetto TS |
| Scolastiche (rette, mensa, trasporti) | Estratto conto con nominativo studente e servizio, attestazione scuola |
| Dispositivi medici | Estratto conto con riferimento alla fattura del fornitore, ricevuta elettronica |
| Assistenza e riabilitazione | Estratto conto associato alla fattura del professionista, certificazione ASL se richiesto |
Va distinta la posizione di chi si affida al modello precompilato 730 senza modifiche dai contribuenti che intervengono sui dati: nel primo caso, l’accettazione dei dati sanitari e delle relative spese caricate dall’Agenzia, grazie alla comunicazione elettronica delle strutture e alle banche dati, solleva il cittadino dall’onere di ulteriore conservazione dei documenti. Qualora, invece, il contribuente integri o corregga gli importi, è necessario poter documentare ogni spesa aggiuntiva tramite estratto conto o giustificativo equivalente.
Un punto tecnico da segnalare riguarda i pagamenti misti e il rispetto delle regole sulla tracciabilità: per le spese sanitarie, permane la possibilità di pagare in contanti solo se la prestazione è resa da strutture pubbliche o accreditate al servizio sanitario nazionale. In tutti gli altri casi, solo il pagamento tracciato consente la detrazione. L’estratto conto resta quindi il riferimento unico valido per dimostrare la spesa sostenuta e ottenere le detrazioni spettanti, mentre i contanti sono eccezione.
La novità si inserisce anche nella gestione dei familiari a carico o delle spese sostenute per minori o anziani: il documento bancario può attestare il pagamento da parte del contribuente anche per servizi fruiti dai parenti, purché la relazione risulti dalla documentazione integrativa (certificati, dichiarazioni, ecc.). La normativa agevola così genitori, tutori e assistenti che storicamente dovevano raccogliere decine di ricevute diverse.
Ulteriori vantaggi riguardano chi sostiene spese all’estero: anche i pagamenti tracciati e attestati da istituti stranieri sono validi, a patto che siano chiaramente leggibili e corredati da una traduzione se richiesto dalla lingua utilizzata. Rimangono esclusi dal beneficio, invece, i costi per servizi non sanitari, come viaggi o soggiorni, anche se collegati a motivi di salute.
Dal punto di vista operativo, la digitalizzazione e uniformità dei controlli semplifica il lavoro di CAF, commercialisti e sostituti d’imposta: il documento bancario trasmesso in formato digitale può essere archiviato e prodotto facilmente anche in caso di richiesta tardiva dell’Agenzia delle Entrate, senza rischio di smarrimenti o deterioramenti fisici.
Chiariamo infine una questione chiave: la detraibilità delle spese parte solo da una soglia minima (franchigia), oggi fissata a 129,11 euro per le spese sanitarie. Solo ciò che eccede questa soglia può essere portato in detrazione. Il beneficio, inoltre, può essere rateizzato se la cifra totale supera determinati limiti, ma questa facoltà non incide sulle modalità di tenuta della documentazione.
La transizione digitale, voluta dal legislatore, riduce drasticamente la mole di carta da archiviare, ma impone attenzione massima nella corretta associazione tra spesa sostenuta, documento bancario e tipologia di onere indicato nella dichiarazione: ogni voce deve poter essere ricostruita e tracciata in modo inequivocabile.
Nonostante l’apertura all’estratto conto come documento di spesa, le insidie rimangono numerose. Saltare un dettaglio o scegliere una modalità di pagamento non ammessa può compromettere l’intero rimborso IRPEF.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...