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A 72 anni spende oltre 240mila euro per una casetta in giardino che ha un obiettivo molto particolare

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Kathie Schwartz ha speso 280mila dollari per una casa di 45 metri quadrati nel giardino di Petaluma, in California. Servirà a ospitare un assistente e a restare a casa propria quando sarà anziana.

Quando si parla di vecchiaia, la domanda che quasi nessuno vuole affrontare è una sola: dove vivrò quando non sarò più autosufficiente? Una donna californiana di 72 anni ha deciso di rispondere in anticipo, con un progetto che ha attirato l’attenzione dei media americani. Si chiama Kathie Schwartz e ha investito circa 280mila dollari, oltre 240mila euro, per costruire una casetta nel giardino di casa. Lo scopo è accogliere in futuro un assistente a tempo pieno e non finire mai in una RSA.

Chi è Kathie Schwartz e perché ha fatto questa scelta

Kathie vive a Petaluma, in California, insieme al marito Jerry. La coppia non ha figli e questo dettaglio pesa molto sulla storia. Chi ha una famiglia numerosa può contare, almeno in teoria, sull’aiuto dei parenti quando arrivano malattie o limitazioni fisiche. Chi non ha figli sa che dovrà organizzarsi diversamente, e prima possibile.

Secondo quanto da lei raccontato, la scintilla è arrivata dopo una cerimonia in ricordo di un amico scomparso. In quell’occasione il marito le chiese di promettergli che non lo avrebbe mai messo in una casa di riposo. Da quella richiesta, Kathie ha iniziato a chiedersi se la loro abitazione fosse ancora quella giusta per i decenni a venire.

La coppia abitava in una casa su tre piani, sempre più scomoda da gestire. Le scale, con l’età, diventano un ostacolo concreto e un rischio di cadute. Così Kathie e Jerry hanno scelto di trasferirsi in una casa di proprietà a un solo piano, più semplice da vivere e più adatta a un’età avanzata.

Il problema era un altro: dove sistemare un eventuale assistente fisso? In una casa piccola, ospitare una persona che vive con voi giorno e notte significa rinunciare a spazi e privacy, sia per i padroni di casa sia per chi lavora. Da qui l’idea di costruire una seconda piccola abitazione nel giardino.

La casetta: 45 metri quadrati e un progetto su misura

Il risultato è una tiny house di circa 480 piedi quadrati, poco più di 44 metri quadrati, realizzata con la società Studio Home, con sede in Colorado, e con il supporto di un architetto paesaggista. Il costo finale, 280mila dollari, può sorprendere per una casa così piccola. Contano però molti fattori: i prezzi dell’edilizia in California, le norme locali, gli allacciamenti a luce, acqua e fognatura, la progettazione e le finiture.

Per un progetto simile non basta mettere un prefabbricato in giardino. Bisogna rispettare i regolamenti urbanistici, coordinare progettisti e imprese, e pensare a una struttura che sia comoda oggi e utile domani. Kathie ha preso spunto dall’esperienza di un’amica, che aveva costruito una casetta nel giardino per la madre. Un modello che permette di restare vicini senza vivere sotto lo stesso tetto.

A cosa serve oggi la casetta e i progetti per il futuro

Il punto più interessante è che la casetta non resta vuota in attesa del futuro. Oggi Kathie la usa per ospitare amici e familiari in visita e anche per tenere le sue lezioni di mahjong. È quindi uno spazio vivo, che arricchisce la quotidianità della coppia.

Il vero obiettivo, però, è quello di domani. Quando Kathie e Jerry avranno bisogno di assistenza continua, potranno accogliere lì un professionista che si prenda cura di loro, senza lasciare la propria casa e le proprie abitudini. Una precisazione importante: la figura dell’assistente è un piano per il futuro, non una presenza già attiva. La casetta è stata costruita proprio per essere pronta quando servirà.

Kathie ha definito questa scelta una delle migliori decisioni immobiliari della sua vita. Un giudizio che nasce da due vantaggi concreti: un immobile che aumenta di valore e una soluzione di vita che dà serenità.

La storia di Kathie rientra in un fenomeno che negli Stati Uniti ha un nome preciso: aging in place, cioè invecchiare nella propria casa o nel proprio quartiere, invece di trasferirsi in una struttura residenziale. Le motivazioni sono facili da capire:

  • Autonomia: continuare a decidere orari, pasti e abitudini senza regole imposte da una struttura.
  • Affetti e ricordi: restare tra vicini, amici e luoghi familiari.
  • Salute emotiva: il distacco dalla propria casa è spesso vissuto come una perdita grave, soprattutto in età avanzata.
  • Assistenza personalizzata: un rapporto uno a uno con chi si occupa di noi, invece di personale diviso tra molti ospiti.
Non è una soluzione per tutti. Le RSA offrono assistenza sanitaria continuativa e competenze che a casa sono difficili da replicare, soprattutto nei casi più gravi. Molte famiglie le scelgono con buoni risultati. La storia di Kathie mostra però che esiste un’alternativa da pianificare con anni di anticipo.

Il caso italiano: badanti, RSA e case troppo piccole

In Italia il tema è molto sentito. Il nostro Paese è tra i più anziani d’Europa e il ricorso alle badanti è da anni una soluzione diffusa nelle famiglie. Spesso però la convivenza avviene in appartamenti non pensati per ospitare una terza persona, con difficoltà di spazio e di privacy per tutti.

Le RSA, d’altra parte, hanno costi che per molte famiglie sono pesanti, con rette mensili che in tante strutture raggiungono diverse migliaia di euro, a seconda di regione, servizi e livello di assistenza. Per questo si discute sempre di più di alternative come l’assistenza domiciliare, le case condivise e il co-housing per anziani.

La casetta nel giardino, a casa nostra, non è però una soluzione immediata. Servono permessi edilizi, verifica della destinazione d’uso, rispetto dei vincoli urbanistici e paesaggistici e il confronto con un tecnico abilitato. Le regole cambiano da Comune a Comune, quindi il primo passo è sempre un controllo presso l’ufficio tecnico locale. Chi ha un giardino ampio e una famiglia disposta a investire può valutare un annesso abitabile, ma deve farlo con un progetto regolare e un budget realistico.

Quanto costa davvero una scelta come questa

Oltre 240mila euro sono una cifra importante, e vanno messi nella giusta prospettiva. Il confronto va fatto con l’alternativa. Una retta di RSA, moltiplicata per anni, può raggiungere somme considerevoli, e a fine percorso non resta alcun bene. Una casetta, invece, è un immobile che resta di proprietà, può aumentare il valore del terreno e può essere riconvertita in uno studio, in un alloggio per ospiti o in un affitto breve.

Va detto con onestà che la soluzione di Kathie è alla portata di pochi. Chiede di possedere già un immobile con giardino, di avere liquidità e di vivere in un luogo dove costruire sia consentito. Resta però un esempio utile di pianificazione, perché molti problemi della vecchiaia diventano ingestibili solo quando si affrontano tardi e in emergenza.

Le lezioni che possiamo trarre dalla storia di Kathie

Anche senza un budget da 280mila dollari, la vicenda offre spunti pratici:

  1. Pensare prima del bisogno. Decidere con calma, quando si sta bene, evita scelte forzate nel mezzo di una crisi di salute.
  2. Adattare la casa all’età. Meno scale, bagni accessibili, porte larghe e spazi senza ostacoli sono investimenti che aiutano a restare autonomi.
  3. Parlarne in coppia e in famiglia. La promessa fatta da Jerry a Kathie ha dato il via a tutto. Un dialogo sincero sulle proprie volontà è già metà del lavoro.
  4. Valutare il lavoro di chi assiste. Un assistente che vive con voi ha bisogno di uno spazio dignitoso, con una propria porta e una propria privacy. È un modo per tutelare lui e anche il rapporto con la famiglia.
  5. Informarsi sulle norme. Prima di spendere, verificare permessi, vincoli e agevolazioni disponibili, con il supporto di un professionista.
C’è chi guarda alla storia di Kathie con ammirazione e chi con scetticismo. Gli scettici osservano che una casetta non sostituisce le cure mediche, che il costo è elevato e che l’isolamento in età avanzata può essere un rischio. Sono obiezioni sensate. Una persona con gravi patologie può comunque aver bisogno di una struttura specializzata, e ogni situazione va valutata con medici e familiari.

Quello che resta, al di là del caso singolo, è un cambio di prospettiva. La vecchiaia si può progettare, e non solo subire. Kathie ha scelto di farlo con coraggio e con un investimento notevole, ma l’idea di fondo vale per tutti: decidere prima, in modo consapevole, dove e con chi vogliamo vivere gli ultimi anni.

 




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...