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Cosa ne pensano le badanti e le colf di noi italiani vivendo con noi o i nostri genitori e anziani

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Il rapporto tra badanti, colf e famiglie italiane è molto complesso, fatto di affetto sincero, fiducia profonda e diritti negati, di un bisogno crescente che la società italiana non può più ignorare. Le posizioni delle lavoratrici.

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Quando si parla di lavoro domestico in Italia, il dibattito pubblico guarda quasi sempre da un'unica prospettiva: quella delle famiglie che cercano assistenza per genitori anziani o persone non autosufficienti. Raramente ci si chiede cosa pensino badanti e colf delle famiglie italiane con cui condividono, spesso letteralmente, la propria vita quotidiana. Eppure questo punto di vista è tutt'altro che marginale: sono loro a entrare nelle case più intime del paese, a conoscere abitudini, fragilità e contraddizioni degli italiani meglio di chiunque altro.

In un momento in cui la domanda di assistenti familiari cresce senza sosta, capire la relazione da entrambi i lati diventa essenziale, non solo per una questione di equità, ma anche per il futuro stesso di un settore da cui dipendono centinaia di migliaia di famiglie.

I dati raccontano un cambiamento strutturale della società italiana. Secondo il Rapporto 2026 Family (Net) Work, realizzato da Assindatcolf con il Centro Studi e Ricerche Idos, entro la fine del 2026 su circa 15 milioni di over 65, 2,2 milioni avranno bisogno di assistenza, pari al 14,6% del totale. La quota sale fino al 19% in regioni come Molise, Abruzzo, Basilicata e Sardegna, mentre al Nord si attesta intorno al 12%.

Proiettando questi dati al 2029, il fabbisogno complessivo sarà di quasi 1 milione e 68mila badanti, di cui 784mila straniere (73,4%), a cui si aggiungeranno 1 milione e 144mila colf. La somma porta a un dato impressionante: 2,211 milioni di addetti necessari per sostenere la cura delle persone e della casa, il 69% dei quali di origine straniera.

Anche l'Osservatorio Censis conferma il trend: in Italia ci sono 8,5 badanti ogni 100 persone sole con più di 60 anni, con punte che in Sardegna raggiungono le 24,5 ogni 100. Un dato che, letto insieme all'invecchiamento della popolazione (secondo l'Istat l'Italia perderà circa 7 milioni di lavoratori entro il 2049), spiega perché il settore del lavoro domestico sia oggi uno dei più strategici e sotto pressione dell'intera economia nazionale.

A confermare l'urgenza c'è anche il nuovo Decreto Flussi 2026-2028, che prevede l'ingresso di circa 500mila lavoratori stranieri in tre anni, con una media annuale di quasi 28.574 nuovi addetti destinati proprio all'assistenza familiare. Un piano che, secondo le stime, non basterà comunque a coprire l'intero fabbisogno.

Come vivono le badanti il rapporto con le famiglie italiane

Al di là dei numeri, cosa emerge davvero quando si dà voce a chi lavora ogni giorno nelle case degli italiani? Le testimonianze raccolte negli ultimi anni disegnano un quadro fatto di luci e ombre.

Da un lato ci sono i racconti di legami affettivi profondi, spesso più simili a rapporti familiari che a semplici relazioni professionali. Diverse assistenti familiari straniere, intervistate nell'ambito di inchieste giornalistiche locali, descrivono il proprio lavoro come una vera e propria missione: vivere accanto a un anziano per molte ore al giorno, condividerne le abitudini, i pasti, a volte anche la solitudine, crea un legame che va oltre il contratto. Non è raro che le persone assistite arrivino a considerare la propria badante come una figlia acquisita, soprattutto nei casi di demenza senile o Alzheimer, dove il rapporto di fiducia diventa l'unico vero punto fermo della giornata.

Dall'altro lato, però, emergono criticità che raccontano una realtà ben più complicata sul lavoro domestico. Diverse indagini e petizioni promosse da associazioni di categoria hanno denunciato carichi di lavoro eccessivi, orari che sforano ampiamente i limiti contrattuali, e in alcuni casi una vera e propria negazione dei diritti fondamentali. Un sondaggio della Fondazione Leone Moressa ha messo nero su bianco un paradosso rivelatore: il profilo di badante "ideale" desiderato da molte famiglie italiane prevede una disponibilità di 16 ore al giorno, spesso in nero, per uno stipendio di circa 800 euro mensili. Un desiderio che, per quanto diffuso, si scontra apertamente con le tutele previste dal contratto collettivo nazionale del lavoro domestico.

E cosa ne pensano davvero tra pregi e difetti riconosciuti a noi italiani

Le indagini che hanno provato a raccogliere il punto di vista di chi arriva da fuori restituiscono un'immagine articolata, fatta di pregi riconosciuti e di alcune ombre. Una ricerca della Fondazione Leone Moressa, condotta su 600 famiglie straniere, ha rilevato che il 78,3% degli intervistati considera gli italiani "grandi lavoratori", anche se una quota più alta di stranieri (90%) attribuisce questa qualità a sé stessa. Alla domanda diretta se gli italiani siano un popolo tollerante verso gli stranieri, le risposte si sono rivelate spiazzanti rispetto ai luoghi comuni: gran parte del campione ha riconosciuto un Paese accogliente sul piano quotidiano, pur segnalando episodi di diffidenza.

Le testimonianze raccolte in altre inchieste, in particolare tra donne straniere impiegate nel lavoro di cura, restituiscono immagini molto concrete della vita quotidiana con le famiglie italiane: c'è chi racconta di vicini di casa che diventano amici, con frasi come «mi presta i vestiti, mi prepara dei dolci, anch'io ho cucinato per lei», e chi sottolinea la gentilezza di medici e infermieri nei momenti di difficoltà. Ricorre spesso, in queste testimonianze, la percezione di un popolo "molto gentile", che "aiuta" nel quotidiano, ma anche osservazioni più fredde: alcuni descrivono i vicini di casa come "freddi" nei rapporti di superficie, pur restando disponibili quando serve un aiuto concreto.

Il nodo del lavoro irregolare

Uno dei temi che più incide sul rapporto tra famiglie italiane e assistenti familiari è quello del lavoro nero. Secondo diverse ricerche di settore, circa una badante o colf su due lavora ancora in modo irregolare, senza contributi, senza tutele previdenziali e senza le garanzie minime previste dalla legge. Questo fenomeno non danneggia solo le lavoratrici, esposte a condizioni precarie e prive di protezione in caso di malattia o infortunio, ma pesa anche sulle famiglie stesse, che restano scoperte da un punto di vista assicurativo e legale.

Il tema economico gioca un ruolo centrale in questa dinamica. Secondo il Rapporto Assindatcolf-Censis, quasi sei famiglie su dieci giudicano insostenibile o solo parzialmente sostenibile la spesa per collaboratori domestici, soprattutto dopo gli adeguamenti salariali degli ultimi anni. È in questa tensione economica, tra il bisogno crescente di assistenza e la fatica di sostenerne i costi, che si gioca gran parte della qualità del rapporto tra chi assiste e chi viene assistito.

Un dato interessante, sempre emerso dalle indagini Censis, aiuta a capire perché il legame tra famiglie e badanti sia così centrale nella cultura italiana. Ben il 58,5% delle famiglie associate ad Assindatcolf preferisce assumere una badante piuttosto che ricorrere a una RSA per assistere un parente anziano. Le motivazioni principali sono chiare: il 60% dei rispondenti ritiene che con una persona in casa l'anziano sia meglio curato e ascoltato, mentre un ulteriore 20% pensa che l'allontanamento dalla propria abitazione avrebbe effetti negativi sulla persona da assistere.

Questo spiega perché, nonostante le difficoltà economiche e organizzative, la domanda di assistenza domiciliare continui a crescere invece di calare. Gli italiani non cercano solo un servizio, ma una presenza umana capace di mantenere l'anziano nel proprio ambiente familiare il più a lungo possibile.

Cosa serve per migliorare il rapporto tra famiglie e assistenti familiari

Dall'insieme di dati e testimonianze emerge un quadro chiaro: la crescita della domanda di badanti e colf non può prescindere da un miglioramento reale delle condizioni di lavoro. Alcuni punti chiave su cui esperti e associazioni di categoria insistono da tempo:

  • Regolarizzazione dei contratti, per ridurre il lavoro nero e garantire tutele sia alle lavoratrici sia alle famiglie datrici di lavoro.
  • Formazione professionale, oggi non obbligatoria in Italia, che potrebbe valorizzare le competenze delle assistenti familiari e offrire maggiori garanzie di qualità alle famiglie.
  • Sostegno economico statale, attraverso strumenti come l'indennità di accompagnamento, che secondo l'82,9% delle famiglie intervistate andrebbe rivista e resa più adeguata al reale fabbisogno assistenziale.
  • Politiche migratorie più efficaci, capaci di rispondere in modo strutturale a una domanda che, come dimostrano i numeri del Decreto Flussi, continuerà a crescere per tutto il prossimo triennio.
Il rapporto tra badanti, colf e famiglie italiane è molto più complesso di come viene spesso raccontato. È fatto di affetto sincero e sfruttamento, di fiducia profonda e diritti negati, di un bisogno crescente che la società italiana non può più ignorare. Con una popolazione sempre più anziana e una domanda di assistenza destinata a superare i 2,2 milioni di addetti entro il 2029, ascoltare anche il punto di vista di chi ogni giorno entra nelle nostre case non è solo un atto di giustizia sociale, ma una condizione necessaria per costruire un modello di cura sostenibile per il futuro del paese.




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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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