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Aumento età pensionabile non solo nel 2027, ma anche nel 2028: per chi, di quanti mesi e simulazioni

di Marianna Quatraro pubblicato il
Aumento eta pensionabile non solo 2027 a

Un mese in più dal primo gennaio 2027 e due mesi dal 2028 per un aumento complessivo di tre mesi dell'età pensionabile

Le politiche pensionistiche in Italia stanno attraversando una fase delicata di revisione, con nuove regole sull’accesso al trattamento pensionistico che stanno per entrare in vigore. Dal 2027 e fino al 2028, si prevede una modifica graduale dei requisiti anagrafici e contributivi, volta ad adeguare l’uscita dal lavoro alle stime aggiornate sulla longevità della popolazione. Le ultime decisioni prese con la manovra pongono l’accento sia sulla sostenibilità del sistema previdenziale sia sulla necessità di garantire equità tra generazioni, con particolare attenzione a chi svolge mansioni particolarmente gravose o usuranti.

Cos'è l'aumento dell'età pensionabile previsto nel 2027 e 2028

Il sistema pensionistico italiano prevede l’adeguamento automatico dell’età pensionabile in relazione all'andamento dell'aspettativa di vita, secondo quanto stabilito dalla riforma Fornero e successivi interventi legislativi.

Nel 2027, il requisito anagrafico per accedere alla pensione di vecchiaia verrà innalzato a 67 anni e un mese, mentre dal 2028 sarà richiesto un ulteriore incremento di due mesi, arrivando a 67 anni e tre mesi. Questi aggiornamenti sono espressione del meccanismo di indicizzazione biennale basato sui dati ufficiali ISTAT relativi alla speranza di vita.

L’aumento riguarda coloro che maturano il diritto alla pensione di vecchiaia. Tale rialzo progressivo nasce dalla necessità di contenere la spesa previdenziale in uno scenario caratterizzato da una crescente longevità media e da un rapporto tra popolazione attiva e pensionati in costante evoluzione.

Nel dettaglio, chi maturerà i requisiti per la pensione di vecchiaia nel 2027 dovrà attendere un mese in più rispetto all’anno precedente, mentre nel 2028 l’attesa si protrarrà di ulteriori due mesi, raggiungendo complessivamente tre mesi aggiuntivi.

Le categorie coinvolte e gli esclusi dagli aumenti

L’inasprimento dei requisiti per l’accesso alla pensione a partire dal 2027 coinvolgerà la grande maggioranza dei lavoratori dipendenti e autonomi nei settori pubblico e privato. In particolare, le nuove regole interesseranno chi si accinge a maturare i requisiti per il trattamento di vecchiaia e coloro che programmano il collocamento in pensione anticipata tramite il sistema contributivo o misto.

Vi sono tuttavia categorie di lavoratori che resteranno escluse dall’aumento, grazie ai correttivi inseriti nell’ultima Manovra. I lavoratori delle professioni classificate come "gravose" o "usuranti" continueranno a beneficiare delle regole precedenti. Nello specifico, sono esclusi:

  • Operai edili e addetti a mansioni particolarmente faticose
  • Ferrovieri, conduttori di mezzi pesanti, operatori ecologici
  • Infermieri turnisti, insegnanti dei nidi e della scuola dell’infanzia
  • Lavoratori notturni e addetti all’assistenza personale a persone non autosufficienti
Dall’innalzamento restano inoltre fuori coloro che si avvalgono delle misure speciali per l’Ape sociale e le ultime platee di "Quota 103" e "Opzione donna" (fino alla naturale scadenza delle stesse).

Effetti sull’importo della pensione e simulazioni di uscita

L’innalzamento dei requisiti anagrafici o contributivi produce effetti diretti sia sulla data di accesso al pensionamento sia sull’importo dell’assegno. L’anticipo o il posticipo della decorrenza influisce sul montante contributivo, ma soprattutto sui "coefficienti di trasformazione" applicati per il calcolo dell’assegno con il sistema contributivo.

Nel 2027, i coefficienti subiranno una revisione coerente con l’aumentata speranza di vita: questa variazione può comportare una riduzione dell’importo mensile, a parità di contributi versati, rispetto a chi esce con le vecchie regole. Ad esempio, un lavoratore che avrebbe potuto andare in pensione nel 2026 troverà il proprio importo leggermente più basso se posticipa l’uscita al 2027, proprio per effetto di questi aggiustamenti tecnici.

Anno uscita Età minima richiesta Impatti attesi*
2026 67 anni Valori secondo vecchi coefficienti
2027 67 anni e 1 mese Riduzione (nuova tabella coefficienti)
2028 67 anni e 3 mesi Ulteriore lieve riduzione

Un’analisi della CGIL indica che lavoratori con retribuzioni basse potrebbero subire un effetto ancora maggiore: in presenza di contributi inferiori al minimale, i mesi da aggiungere potrebbero essere fino a cinque rispetto ai tre ufficiali. Il tutto rende il calcolo personalizzato delle uscite sempre più rilevante, soprattutto per chi ha percorsi lavorativi discontinui o salari ridotti.

Le eccezioni: lavori gravosi, usuranti e misure temporanee

Il quadro normativo mantiene particolare attenzione ai mestieri riconosciuti ad alto impatto fisico o psicologico. Per questi profili, definiti "gravosi" o "usuranti", viene confermata la sterilizzazione dell’aumento per il biennio 2027-2028, lasciando invariati i requisiti di accesso al pensionamento attualmente vigenti.

Le disposizioni riguardano anche alcune misure temporanee:

  • Ape sociale: è stata nuovamente prorogata la possibilità di accedere all’assegno-ponte a 63 anni e 5 mesi per lavoratori in condizioni particolari (disoccupati, caregiver, mansioni usuranti), con importi e platea limitati e soggetti a verifica annuale.
  • Opzione donna: la sua conferma permane incerta oltre il 2026, per difficoltà nelle coperture finanziarie.
  • Bonus Giorgetti: resta in vigore la possibilità di ricevere un incremento immediato in busta paga per chi differisce volontariamente la pensione anticipata.