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Autovelox e ricorsi: da quando e perché non sarà più possibile (o quasi)

di Alberto Pelletti pubblicato il

Il mondo degli autovelox è cambiato: tra falle normative, sentenze della Cassazione e un nuovo decreto MIT, la possibilità di fare ricorso si restringe. Cosa cambia davvero per gli automobilisti.

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Per anni, l'impugnazione delle sanzioni rilevate tramite dispositivi di controllo della velocità ha rappresentato una prassi diffusa tra gli automobilisti italiani. Tale orientamento non era dovuto solo alla diffusione capillare di tali strumenti sulle strade, ma soprattutto a carenze strutturali nella procedura di omologazione. Un dato eloquente offre subito la misura del fenomeno: circa due autovelox su tre installati sulle strade italiane risultavano privi di regolare omologazione ministeriale, ovvero senza quel passaggio tecnico e amministrativo in grado di rendere la rilevazione pienamente legittima.

I ricorsi proposti presso i giudici di pace e presso le prefetture hanno messo a nudo un vuoto normativo che per anni ha alimentato un contenzioso significativo e sottratto risorse alle casse comunali, creando una sensazione di instabilità nell'applicazione delle norme stradali. Le opposizioni basate sull'assenza di omologazione hanno trovato un terreno fertile, con migliaia di sentenze che hanno effettivamente annullato i verbali di contestazione.
La situazione ha sollecitato l'intervento delle autorità competenti, culminando con la decisione di uniformare criteri tecnici e amministrativi attraverso un nuovo decreto ministeriale, destinato a segnare una svolta significativa nell'intera filiera delle sanzioni per il superamento dei limiti di velocità.

Il nodo dell'omologazione degli autovelox: storia di una falla

La disciplina sulla strumentazione elettronica per il controllo della velocità si fonda su un principio cardine: la legittimità di qualsiasi accertamento dipende dalla conformità tecnica dello strumento impiegato. Tuttavia, per anni, il quadro regolamentare italiano ha lasciato spazio a interpretazioni discordanti. Secondo l'art. 142, comma 6, del Codice della Strada e l'art. 192 del regolamento di esecuzione (D.P.R. 495/1992), ogni autovelox deve essere non solo approvato, ma anche omologato tramite uno specifico decreto ministeriale:

  • L'approvazione tecnica si limita a un controllo sulle caratteristiche generali del dispositivo
  • L'omologazione certifica invece la perfetta corrispondenza a un modello autorizzato, includendo un'analisi approfondita del funzionamento e della sicurezza
Ma la realtà evidenziata dai censimenti ministeriali e dalle sentenze era ben diversa: moltissimi dispositivi installati sulle strade italiane erano semplicemente approvati e non debitamente omologati. Questa discrasia ha generato ricorsi seriali e contenziosi infiniti, situazione aggravata da una diffusa disomogeneità tra i provvedimenti adottati dalle prefetture e dalle interpretazioni giurisprudenziali dei giudici di merito.
A livello pratico, secondo i dati MIT, dei circa 11.000 dispositivi censiti sul territorio nazionale, meno di 4.000 sono stati effettivamente registrati e appena il 29% rispetta i nuovi standard di omologazione previsti dallo schema di decreto notificato all'Unione Europea (TRIS). Questo quadro ha reso estremamente agevole ottenere l'annullamento della multa ogni volta che l'amministrazione non fosse stata in grado di fornire prova del decreto di omologazione:

Dispositivi presenti sul territorio

~11.000

Dispositivi registrati su piattaforma MIT

~3.900

Quote compatibile con nuovi requisiti

29%

La persistente assenza di criteri tecnici univoci ha avuto, quindi, un impatto rilevante sull'efficacia delle sanzioni amministrative e sulla percezione pubblica di equità dell'azione amministrativa nel campo della sicurezza stradale.

Le sentenze della Cassazione: quali multe sono state annullate

Le numerose pronunce della Corte di Cassazione negli ultimi anni hanno stabilito principi chiari in tema di validità delle sanzioni da autovelox. Tra le decisioni più rilevanti, le ordinanze n. 10505/2024, n. 20913/2024 e la n. 1332/2025 hanno consolidato l'orientamento interpretativo: l'omologazione ministeriale non è un aspetto meramente formale, ma rappresenta un presupposto essenziale per la validità della rilevazione.

I casi oggetto di giurisprudenza hanno visto l'annullamento dei verbali di accertamento proprio in ragione della mancanza di un provvedimento di omologazione, anche nei casi in cui:

  • Il dispositivo fosse stato approvato e regolarmente tarato presso un centro accreditato
  • Fosse stata prodotta documentazione tecnica o circolari ministeriali asseritamente equipollenti
La Suprema Corte ha chiarito che l'approvazione tecnica e la taratura sono insufficienti se non accompagnate dall'omologazione specifica prevista da Codice della Strada e regolamento attuativo. La distinzione tra approvazione e omologazione non è solo giuridica, ma attiene a garanzie di legalità e trasparenza.

Anche il tentativo del Ministero dell'Interno di ovviare alla carenza con una circolare amministrativa è stato respinto dalla Cassazione, che ha riaffermato la prevalenza delle fonti primarie di legge su qualsiasi atto di indirizzo amministrativo.
Di conseguenza, i cittadini risultati destinatari di sanzioni illegittime hanno potuto ottenere l'annullamento dei verbali, mentre i giudici di pace sono stati tenuti a verificare caso per caso la documentazione tecnica prodotta dagli enti.

Il nuovo decreto MIT: cosa cambia per l'omologazione

Lo schema di decreto presentato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) rappresenta la risposta organica a una situazione di perdurante incertezza. Dal 30 gennaio 2026 lo schema è in fase di notifica europea (TRIS): ciò significa che, una volta completato l'iter, le regole tecniche di omologazione saranno le stesse per tutto il territorio nazionale, senza possibilità di interpretazioni divergenti a livello locale:

  • I dispositivi approvati dal 2017 in avanti sono già considerati conformi
  • Quelli più datati dovranno essere aggiornati, pena la loro esclusione dall'uso sanzionatorio
Nel febbraio 2026 il MIT ha pubblicato i decreti di conferma della conformità per quattro sistemi molto diffusi (Velomatic 512D, Telelaser TruCam, Telelaser TruCam HD, Telelaser TruSpeed), offrendo certezza tecnica e amministrativa per le multe comminate tramite questi dispositivi.
Il decreto impone procedure chiare per:
  • L'identificazione del modello impiegato, tramite specifica tecnica e numero di matricola
  • L'inserimento obbligatorio dei dati nella piattaforma nazionale di censimento
  • L'adeguamento progressivo della rete esistente entro i termini fissati
Questa mossa, in sinergia con il decreto interministeriale dell'11 aprile 2024 sulla segnalazione e visibilità delle postazioni, mira a sanare il vulnus che ha storicamente afflitto la gestione delle rilevazioni elettroniche della velocità in Italia.

Verifica degli autovelox e piattaforma MIT: come controllare

Con la rivoluzione apportata dalla piattaforma nazionale del MIT oggi ogni automobilista può compiere una rapida verifica sulla regolarità del dispositivo. I dati registrati includono:

  • Marca, modello, versione e matricola
  • Decreto ministeriale di omologazione o approvazione
  • Posizione chilometrica e direzione di marcia
Per chi riceve una sanzione è quindi possibile, attraverso il codice identificativo riportato nel verbale, esaminare la coerenza tra il dispositivo indicato e le informazioni ufficialmente censite. Le sanzioni elevate da apparecchi non inseriti nella piattaforma, o incongruenti rispetto al modello approvato, possono ancora essere oggetto di contestazione nella fase transitoria. Per la preparazione di un eventuale ricorso restano fondamentali:
  • La richiesta agli enti accertatori della copia del decreto ministeriale di omologazione
  • La verifica della segnaletica e della posizione autorizzata dall'ente prefettizio
  • Il controllo di eventuali vizi nella notifica del verbale
Fin quando la fase di transizione non sarà conclusa, la piattaforma MIT si conferma uno strumento efficace per la tutela della legittimità delle sanzioni.

Cosa cambia per gli automobilisti: tempistiche di entrata

Il completamento dell'iter normativo porterà a una riduzione delle possibilità di ricorso per motivi legati all'omologazione. Con la procedura di notifica TRIS che si concluderà il 4 maggio 2026, seguirà l'adozione del decreto definitivo e una finestra temporale per l'adeguamento dei dispositivi più datati:

  • Le sanzioni notificate prima della piena entrata in vigore della nuova normativa potranno essere ancora impugnate in caso di omissioni o irregolarità nella procedura di omologazione o registrazione
  • Dopo l'adeguamento della rete, la mancata corrispondenza tra autovelox e modello omologato potrà essere eccezionalmente riscontrata soltanto per casi isolati
È quindi importante distinguere tra le multe accertate nel periodo antecedente all'operatività del decreto e quelle successive, che saranno caratterizzate da un regime di maggiore certezza giuridica.

Il margine residuo di ricorso si ridurrà drasticamente: le contestazioni potranno riguardare soltanto altri profili di regolarità (visibilità della segnaletica, errata notifica, vizi specifici di autorizzazione), mentre il riferimento all'omologazione diventerà superfluo.






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Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...