Il mondo degli autovelox è cambiato: tra falle normative, sentenze della Cassazione e un nuovo decreto MIT, la possibilità di fare ricorso si restringe. Cosa cambia davvero per gli automobilisti.
Per anni, l'impugnazione delle sanzioni rilevate tramite dispositivi di controllo della velocità ha rappresentato una prassi diffusa tra gli automobilisti italiani. Tale orientamento non era dovuto solo alla diffusione capillare di tali strumenti sulle strade, ma soprattutto a carenze strutturali nella procedura di omologazione. Un dato eloquente offre subito la misura del fenomeno: circa due autovelox su tre installati sulle strade italiane risultavano privi di regolare omologazione ministeriale, ovvero senza quel passaggio tecnico e amministrativo in grado di rendere la rilevazione pienamente legittima.
I ricorsi proposti presso i giudici di pace e presso le prefetture hanno messo a nudo un vuoto normativo che per anni ha alimentato un contenzioso significativo e sottratto risorse alle casse comunali, creando una sensazione di instabilità nell'applicazione delle norme stradali. Le opposizioni basate sull'assenza di omologazione hanno trovato un terreno fertile, con migliaia di sentenze che hanno effettivamente annullato i verbali di contestazione.
La situazione ha sollecitato l'intervento delle autorità competenti, culminando con la decisione di uniformare criteri tecnici e amministrativi attraverso un nuovo decreto ministeriale, destinato a segnare una svolta significativa nell'intera filiera delle sanzioni per il superamento dei limiti di velocità.
La disciplina sulla strumentazione elettronica per il controllo della velocità si fonda su un principio cardine: la legittimità di qualsiasi accertamento dipende dalla conformità tecnica dello strumento impiegato. Tuttavia, per anni, il quadro regolamentare italiano ha lasciato spazio a interpretazioni discordanti. Secondo l'art. 142, comma 6, del Codice della Strada e l'art. 192 del regolamento di esecuzione (D.P.R. 495/1992), ogni autovelox deve essere non solo approvato, ma anche omologato tramite uno specifico decreto ministeriale:
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Dispositivi presenti sul territorio |
~11.000 |
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Dispositivi registrati su piattaforma MIT |
~3.900 |
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Quote compatibile con nuovi requisiti |
29% |
La persistente assenza di criteri tecnici univoci ha avuto, quindi, un impatto rilevante sull'efficacia delle sanzioni amministrative e sulla percezione pubblica di equità dell'azione amministrativa nel campo della sicurezza stradale.
Le numerose pronunce della Corte di Cassazione negli ultimi anni hanno stabilito principi chiari in tema di validità delle sanzioni da autovelox. Tra le decisioni più rilevanti, le ordinanze n. 10505/2024, n. 20913/2024 e la n. 1332/2025 hanno consolidato l'orientamento interpretativo: l'omologazione ministeriale non è un aspetto meramente formale, ma rappresenta un presupposto essenziale per la validità della rilevazione.
I casi oggetto di giurisprudenza hanno visto l'annullamento dei verbali di accertamento proprio in ragione della mancanza di un provvedimento di omologazione, anche nei casi in cui:
Anche il tentativo del Ministero dell'Interno di ovviare alla carenza con una circolare amministrativa è stato respinto dalla Cassazione, che ha riaffermato la prevalenza delle fonti primarie di legge su qualsiasi atto di indirizzo amministrativo.
Di conseguenza, i cittadini risultati destinatari di sanzioni illegittime hanno potuto ottenere l'annullamento dei verbali, mentre i giudici di pace sono stati tenuti a verificare caso per caso la documentazione tecnica prodotta dagli enti.
Lo schema di decreto presentato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) rappresenta la risposta organica a una situazione di perdurante incertezza. Dal 30 gennaio 2026 lo schema è in fase di notifica europea (TRIS): ciò significa che, una volta completato l'iter, le regole tecniche di omologazione saranno le stesse per tutto il territorio nazionale, senza possibilità di interpretazioni divergenti a livello locale:
Con la rivoluzione apportata dalla piattaforma nazionale del MIT oggi ogni automobilista può compiere una rapida verifica sulla regolarità del dispositivo. I dati registrati includono:
Il completamento dell'iter normativo porterà a una riduzione delle possibilità di ricorso per motivi legati all'omologazione. Con la procedura di notifica TRIS che si concluderà il 4 maggio 2026, seguirà l'adozione del decreto definitivo e una finestra temporale per l'adeguamento dei dispositivi più datati:
Il margine residuo di ricorso si ridurrà drasticamente: le contestazioni potranno riguardare soltanto altri profili di regolarità (visibilità della segnaletica, errata notifica, vizi specifici di autorizzazione), mentre il riferimento all'omologazione diventerà superfluo.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...