Il nuovo Decreto Omologazione introduce regole più precise su autovelox, tutela la privacy degli utenti e migliora i criteri di affidabilità degli strumenti, segnando una svolta.
Un cambiamento profondo regola ora gli strumenti per il controllo della velocità sulle strade. L'emanazione del nuovo decreto ministeriale ha l'obiettivo di portare ordine e trasparenza nel settore degli autovelox, rispondendo ad anni di contenzioso alimentato dall'incertezza normativa e da sentenze della magistratura che hanno evidenziato carenze procedurali. In particolare, il provvedimento è stato predisposto per definire criteri tecnici chiari e unificati in tutta Italia, mirando tanto a rafforzare la safety road quanto a offrire solide basi giuridiche alle sanzioni elevate. La necessità di tale intervento nasce dall'accertata distanza tra la teoria della norma e la sua reale applicazione, sia per quanto riguarda l'affidabilità delle rilevazioni, sia in materia di garanzie per i cittadini destinatari delle sanzioni.
Questo scenario, segnato da interpretazioni difformi e continue contestazioni sui verbali emessi con dispositivi non omologati, ha spinto le istituzioni a ripensare profondamente il sistema dei controlli elettronici della velocità. Il nuovo testo si inserisce così nella scia delle evoluzioni legislative e delle pronunce giurisprudenziali, con l'intento di rendere più efficace la prevenzione dell'incidentalità stradale e più sicura la gestione delle informazioni personali derivanti dalle rilevazioni automatiche.
Per molti anni la differenza tra approvazione tecnica e omologazione ministeriale degli autovelox ha generato una vera giungla normativa. Da un lato, gli enti locali installavano dispositivi ritenuti essenziali per la sicurezza stradale; dall'altro, migliaia di automobilisti contestavano la legittimità di multe fondate su strumenti mai effettivamente omologati ai sensi della normativa tecnica. Il punto chiave, infatti, non riguarda tanto il funzionamento in sé degli autovelox, quanto la loro legittimazione tecnico-giuridica come strumenti di misurazione.
La differenza, sancita anche da specifiche sentenze della Corte di Cassazione (come l'ordinanza n. 10505/2024), verte sul fatto che l'approvazione rappresentava una semplice verifica tecnica, priva degli standard stringenti richiesti dall'omologazione. Solo quest'ultima, secondo il Codice della Strada (art. 142, comma 6), conferisce valore probatorio alle risultanze degli strumenti impiegati per l'accertamento automatico delle violazioni.
Con questo decreto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pone fine al quadro disomogeneo che ha prodotto migliaia di ricorsi negli ultimi anni, fissando regole precise:
L'affidabilità tecnologica rappresenta un pilastro nel processo di omologazione. Ogni dispositivo deve superare una verifica strutturata che parte dall'analisi dei requisiti tecnici, prosegue con la taratura e si completa con il controllo ricorrente della funzionalità.
Le procedure definite dal nuovo decreto prevedono:
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Funzione |
Parametro minimo |
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Percentuale di veicoli rilevati |
90% |
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Associazione corretta velocità-veicolo |
95% |
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Acquisizione immagini e riconoscimento targhe |
95% |
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Classificazione veicoli |
90% |
Ulteriori controlli riguardano il software: firmware e codici identificativi devono essere dichiarati e ogni modifica significativa può richiedere una re-immissione in iter di verifica. A completare il quadro, sono previsti controlli a campione presso gli stabilimenti produttivi e sui dispositivi già installati lungo le strade, con obbligo di certificazione di qualità ISO 9001 per i costruttori che richiedano nuove omologazioni.
L'introduzione della nuova disciplina rafforza la tutela della privacy degli utenti. Il trattamento delle immagini e dei dati rilevati dagli strumenti di controllo prevede:
Tali misure risultano allineate alle normative europee sulla protezione dei dati personali e rafforzano la fiducia degli utenti nella correttezza del trattamento delle informazioni acquisite attraverso i dispositivi tecnologici di accertamento.
Uno degli aspetti più innovativi delle novità per la rilevazione elettronica della velocità è l'introduzione di margini di errore numerici chiari e di parametri prestazionali a cui dovranno conformarsi tutti i produttori di autovelox. Fino a oggi, la mancanza di riferimenti specifici aveva alimentato ricorsi amministrativi e giudiziari, anche in presenza di dispositivi apparentemente funzionanti. Il decreto specifica che:
Non meno rilevante è la disciplina definita per la gestione dei dispositivi già attivi. La nuova normativa introduce una fase transitoria calibrata per non interrompere i servizi di controllo, ma garantendo il passaggio agli standard richiesti:
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...