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Quando le multe autovelox sono ancora impugnabili e in che modo dopo che decreto omologazione è stato firmato da Salvini

di Alberto Pelletti pubblicato il

A seguito della firma del decreto ministeriale voluto dal Ministro Salvini, gli enti locali e le forze dell’ordine sono obbligati a utilizzare esclusivamente dispositivi registrati e conformi.

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Il panorama sanzionatorio in materia di rilevazione elettronica della velocità ha subito una svolta con l’introduzione delle recenti normative sull’omologazione degli autovelox. A seguito della firma del decreto ministeriale voluto dal Ministro Salvini, gli enti locali e le forze dell’ordine sono obbligati a utilizzare esclusivamente dispositivi registrati e conformi. L’obiettivo è impedire l’uso arbitrario degli strumenti e rendere finalmente trasparente il sistema, collegando la validità della sanzione alle effettive caratteristiche tecniche e amministrative del rilevatore.

La crescente attenzione giurisprudenziale si è tradotta in una serie di sentenze che hanno chiarito, seppur tra incertezze, la necessità di omologazione e corretta registrazione dei dispositivi. Per cittadini e operatori del diritto, queste novità determinano nuove possibilità di contestazione delle multe, ma anche vincoli stringenti per gli enti pubblici che intendano mantenere la validità degli accertamenti.

Impugnabilità delle multe: quando e come presentare ricorso dopo il nuovo decreto

La contestazione delle sanzioni elevate tramite apparecchi registrati, ma non pienamente omologati, è oggi ancora possibile. Tuttavia, il nuovo orientamento della Suprema Corte suggerisce cautela e approfondita valutazione delle circostanze concrete. I presupposti perché una sanzione sia davvero impugnabile si sintetizzano in:

  • assenza nell’archivio nazionale del dispositivo che ha prodotto la rilevazione;
  • mancato riferimento ad un decreto di omologazione formale nel verbale;
  • carente documentazione su taratura e controlli periodici;
  • eventuali altri vizi formali nella stesura del verbale o nella modalità di accertamento.
La procedura di ricorso si svolge secondo queste modalità:
  • Ricorso al Prefetto: può essere presentato entro 60 giorni dalla notifica tramite raccomandata o posta elettronica certificata (gratuitamente), ma se respinto la sanzione raddoppia.
  • Ricorso al Giudice di Pace: va presentato entro 30 giorni e richiede il pagamento di un contributo unificato. Qui è possibile chiedere accertamenti tecnici sulla strumentazione.
L’effettiva impugnabilità si basa su una valutazione attenta di tutta la documentazione dell’apparecchio e delle condizioni di utilizzo. È sconsigliata l’impulsività e vanno considerati i casi di sentenze particolari sfavorevoli agli automobilisti.

Costi, rischi e tempistiche del ricorso

Intraprendere un ricorso comporta vantaggi potenziali ma implica anche rischi e oneri economici. Dal punto di vista dei costi:

  • Il ricorso al Prefetto è gratuito ma, in caso di rigetto, la sanzione viene raddoppiata.
  • Il ricorso al Giudice di Pace prevede un contributo unificato a partire da 43 euro e consente eventuali perizie tecniche.
  • Se il verbale contiene la dichiarazione di omologazione da parte del pubblico ufficiale, potrebbe essere necessario il "ricorso incidentale per querela di falso", aumentando tempi e costi.
tempi di definizione dei procedimenti possono variare e talvolta risultare lunghi, specie presso il Giudice di Pace.
Va inoltre ribadito che la presentazione di ricorso fa decadere il diritto al pagamento in misura ridotta del 30% nei primi 5 giorni dalla notifica.

Approvazione, omologazione e autorizzazione: le differenze fondamentali

Nell’universo normativo che regola i dispositivi di controllo della velocità, approvazione e omologazione rappresentano passaggi distinti e non interscambiabili. L’approvazione si riferisce al permesso ministeriale concesso a un determinato modello o prototipo, consentendone l’utilizzo solo dopo aver superato test funzionali secondo standard ministeriali. Non coincide però con il più elevato requisito di omologazione.

L’omologazione certifica invece che il singolo esemplare di dispositivo soddisfa tutti i criteri tecnici previsti dalla normativa vigente. Negli anni, la Corte di Cassazione ha ribadito che la semplice approvazione non basta a rendere valida una sanzione, aprendo di fatto a numerosi ricorsi da parte di cittadini sanzionati tramite strumenti privi di questa certificazione.

L’autorizzazione infine riguarda l’aspetto amministrativo: un’autorizzazione all’installazione e all’utilizzo, indicata attraverso la registrazione nell’archivio nazionale curato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Questo passaggio permette agli automobilisti di verificare qual è il dispositivo installato, ma non può supplire alla mancanza di omologazione o approvazione formale.

Tabella riepilogativa:

Passaggio Finalità Competenza
Approvazione Validità prototipo Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
Omologazione Conformità tecnica esemplare Ministero delle Imprese e del Made in Italy
Autorizzazione Installazione e registrazione amministrativa Ente gestore/Ministero delle Infrastrutture

Solo l’unione di tutti questi elementi assicura la piena regolarità del dispositivo e la validità delle multe elevate.

La situazione attuale dei dispositivi: numeri, registrazione e omologazione degli autovelox in Italia

La mappatura recente mostra una realtà molto distante da quella ideale: in Italia sono installati circa 11 mila tra autovelox fissi e mobili, ma solo 3.866 dispositivi risultano regolarmente registrati negli elenchi ministeriali. Di questi, meno della metà, ovvero circa un migliaio, sono provvisti di regolare omologazione, parametro che certifica la conformità tecnica richiesta per legge.

L’avvio del censimento nazionale ha evidenziato come l’adeguamento degli enti sia ancora parziale e frammentario. La lista ufficiale dei rilevatori è consultabile attraverso il sito del Ministero delle Infrastrutture e viene aggiornata periodicamente. Il processo di inserimento in questo archivio prevede la trasmissione di dati quali marca, modello, tipologia, matricola e relativo decreto di approvazione o estensione.

Dal 30 novembre 2025, con l’entrata in vigore del nuovo decreto ministeriale, tutti i dispositivi dovranno risultare identificati e correttamente documentati. L’assenza di questi requisiti comporta la nullità della sanzione.

La nuova normativa introduce inoltre il registro unico nazionale, contenente per ciascun autovelox le seguenti informazioni:

  • marca e modello
  • matricola e ubicazione
  • atti di omologazione
  • tipologia e posizione esatta
Solo i dispositivi presenti in questo elenco potranno essere utilizzati per l’elevazione di sanzioni ritenute valide. L’introduzione di tale registro offre maggiore tutela agli automobilisti e obbliga gli enti alla massima accuratezza nella gestione degli strumenti.

Cosa succede alle multe emesse da autovelox non omologati: ricorsi, sentenze e precedenti giurisprudenziali

L’invalidità delle sanzioni emesse tramite apparecchi non omologati è stata confermata più volte dalla giurisprudenza. Le pronunce degli ultimi anni, in particolare le ordinanze della Corte di Cassazione del 2024 e la sentenza n. 7374 del 27 marzo 2026, hanno però ulteriormente complicato il quadro. Se in passato la mancanza di omologazione costituiva motivo automatico di annullamento, le ultime decisioni riconoscono validità alla multa in presenza di verifiche e tarature periodiche effettuate regolarmente sul dispositivo.

La sentenza del Tribunale di Padova (giugno 2025) ribadisce che l’omologazione rimane requisito essenziale. In particolare, viene sottolineato che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è la sola autorità competente, differenziando questa procedura dall’approvazione tecnica che può essere rilasciata dal Ministero dei Trasporti a fini prototipali o sperimentali.

Questa oscillazione giurisprudenziale genera per gli automobilisti la possibilità di impugnare le sanzioni, sempre che sia dimostrabile l’assenza totale di omologazione o i difetti nelle procedure di registrazione e taratura. Se invece sono documentabili controlli periodici e il dispositivo risulta regolarmente verificato, il ricorso può diventare più difficile, anche in presenza di mancanza di omologazione formale.

Dal punto di vista pratico, le sanzioni notificate tramite rilevatori non inseriti nell’archivio ufficiale o non omologati sono ora quasi sempre contestabili, in virtù della trasparenza introdotta dal decreto ministeriale. Tuttavia, ogni singolo caso dovrà essere valutato esaminando attentamente atti, documentazione e storico del dispositivo, anche alla luce della moltitudine di pronunce discordanti fra Tribunali e Prefetture.

Come verificare la regolarità di una multa e dell’autovelox

La verifica della regolarità della sanzione passa da una serie di controlli precisi, resi più semplici grazie ai nuovi strumenti messi a disposizione dall’archivio nazionale:

  • Analisi del verbale: è necessario controllare quale dispositivo abbia rilevato l’infrazione e quali riferimenti normativi siano stati indicati, distinguendo tra approvazione e omologazione.
  • Ricerca nel registro nazionale: tramite i dati riportati nel verbale, l’automobilista può accedere alla piattaforma nazionale e cercare marca, modello e matricola per verificare se il rilevatore risulta ufficialmente registrato e omologato.
  • Richiesta di accesso agli atti: se ci sono dubbi, si può inoltrare richiesta di visione della documentazione tecnica e amministrativa presso l’ente che ha elevato la sanzione.
  • Verifica delle tarature periodiche: occorre verificare se il dispositivo è stato sottoposto alle tarature richieste dalla normativa, aspetto che può incidere sulla validità della multa anche in assenza di omologazione formale completa.
La possibilità di consultare in autonomia la mappa istituzionale ha reso queste operazioni molto più rapide, consentendo di valutare in modo consapevole se intraprendere una contestazione.




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Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...