Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Autovelox, solo 1000 censiti su 11mila: ora fare ricorso e vincerlo è davvero facile

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Autovelox fare ricorso

Il censimento nazionale rivela che solo una minima parte degli autovelox è regolarmente registrata: si apre così una nuova stagione di incertezze tra procedure, sentenze e diritti degli automobilisti.

A fronte di circa undicimila dispositivi installati sul territorio, emerge che soltanto una minoranza risulti regolarmente inserita nella nuova banca dati nazionale. Questa operazione punta a rafforzare trasparenza e legalità nei controlli, ma solleva domande importanti: quale validità hanno le sanzioni elevate con strumenti non censiti?

In questo scenario, la possibilità di impugnare i verbali diventa di stretta attualità, non solo per l'ampio margine di irregolarità riscontrato, ma anche in ragione delle incertezze giuridiche lasciate in sospeso dalla normativa vigente e dalla giurisprudenza.

Cosa prevede la nuova normativa sugli autovelox

La regolamentazione introdotta tra settembre e novembre 2025, con vari decreti e circolari ministeriali, ha ridefinito le regole per l'utilizzo delle apparecchiature destinate al controllo della velocità. Il censimento nazionale è stato avviato per raccogliere e rendere pubblici tutti i dati relativi agli strumenti impiegati dagli enti locali e nazionali. Ciascun dispositivo, affinché possa essere impiegato legittimamente, deve essere registrato sulla piattaforma ufficiale del MIT:

  • Obblighi informativi: Amministrazioni, forze dell'ordine e altri soggetti proprietari sono tenuti a inserire nella banca dati ministeriale informazioni dettagliate per ogni autovelox, tra cui marca, modello, numero di serie, tipologia (fisso, mobile, temporaneo o permanente), ubicazione e estremi di approvazione o omologazione del dispositivo.
  • Tempistiche e conseguenze: Alla scadenza dei termini previsti per la registrazione (28 novembre 2025), solo i dispositivi censiti sono autorizzati a rilevare e sanzionare infrazioni. Chi non rispetta la normativa dovrà dismettere i rilevatori fuori elenco, pena la nullità dei verbali emessi da questi apparecchi.
  • Accesso alle informazioni: Dal 30 novembre 2025, il MIT pubblica un elenco online dei dispositivi regolarmente registrati. Questa lista è consultabile da cittadini e legali per verificare la regolarità degli apparecchi.
La nuova disciplina è stata introdotta con l'obiettivo di garantire più omogeneità, trasparenza e affidabilità nell'accertamento delle violazioni. Tuttavia, il quadro tecnico-amministrativo non è privo di criticità, specialmente riguardo ai requisiti di omologazione/approvazione che continuano ad alimentare dubbi interpretativi.

Omologazione vs approvazione: il nodo irrisolto

La distinzione tra approvazione e omologazione degli autovelox è al centro di uno dei più dibattuti contenziosi tra amministrazioni e utenti. L'omologazione consiste nell'attestazione formale che un modello di apparecchiatura rispetti pienamente i requisiti tecnici e normativi richiesti dal Codice della Strada, e che possa essere prodotto e utilizzato in serie. L'approvazione, invece, riguarda soltanto l'autorizzazione di un prototipo secondo gli standard minimi richiesti:

  • Ai sensi dell'articolo 142 del Codice della Strada, è richiesta l'omologazione perché la rilevazione di un'infrazione risulti legalmente valida e dia luogo a una multa efficace; l'approvazione non sostituisce questo adempimento
  • Secondo la Corte di Cassazione, le sanzioni elevate con strumenti solo approvati, ma non anche omologati, possono essere dichiarate nulle su ricorso dell'interessato
Tuttavia, il MIT interpreta diversamente il quadro normativo: in base ad alcune circolari e all'articolo 201, comma 1-ter, e all'articolo 45, comma 6, del Codice della Strada, le apparecchiature approvate o omologate sarebbero - nella loro prospettiva - equivalenti e pienamente efficaci ai fini dell'accertamento delle infrazioni.

Questo conflitto interpretativo fra Cassazione e MIT espone cittadini e amministrazioni a una situazione di incertezza giuridica: dispositivi pienamente operativi sulla base di un'autorizzazione ministeriale - vale a dire approvati - rischiano di essere poi dichiarati non idonei in sede giudiziaria. L'impasse sulle regole tecniche di omologazione, dopo vari tentativi di regolamentazione e ritiri delle norme dedicate, mantiene il problema irrisolto; ne consegue che, in assenza di un decreto chiaro, i margini per contestare i verbali rimangono estremamente ampi, generando potenzialmente migliaia di ricorsi ogni anno.

Sentenze della Cassazione e posizione del MIT: caos giuridico

A cavallo tra il 2024 e il 2025, la Corte di Cassazione ha adottato un orientamento nell'applicazione dell'articolo 142 del Codice della Strada, ribadendo che la sola approvazione di un autovelox non basta a garantirne la piena legittimità. Secondo le più rilevanti pronunce, ad esempio la sentenza n. 10505/2025, le multe da apparecchi non omologati sono annullabili. Questa impostazione - supportata anche da precedenti pronunciamenti - ha portato a una vera pioggia di ricorsi.

Il Ministero, tuttavia, sostiene una posizione differente, valorizzando la storicità del sistema di approvazione da decenni in uso e segnalando come una lettura troppo restrittiva dell'art. 142 possa, di fatto, compromettere le azioni di prevenzione e controllo delle velocità.

  • Per la Cassazione, la tutela dei diritti del cittadino impone la presenza di una completa procedura di omologazione
  • Per il MIT, il riferimento alla approvazione o omologazione dovrebbe consentire la validità delle rilevazioni anche con il solo provvedimento di approvazione
La mancanza di una normativa univoca e la divergenza interpretativa tra le istituzioni impediscono la formazione di una prassi condivisa. Fino all'approvazione di una nuova disciplina ministeriale o legislativa, è verosimile che la situazione continuerà a generare ampie zone di contesa e incertezza per giudici, amministrazioni e cittadini.

Come verificare la regolarità dell'autovelox e dei verbali

Per chi abbia ricevuto una sanzione per eccesso di velocità, è fondamentale accertarsi della regolarità del dispositivo utilizzato e del verbale ricevuto. L'accesso alle informazioni sugli autovelox è ora più immediato rispetto al passato, grazie al portale nazionale gestito dal MIT che permette la consultazione dell'elenco dei dispositivi legittimi:

  • Nel verbale notificato viene usualmente indicato il modello dell'autovelox e il riferimento del relativo decreto: questa informazione può essere verificata facilmente sul portale ministeriale
  • In assenza di dati certi, è possibile richiedere accesso agli atti presso l'ente che ha elevato la sanzione, ottenendo dettagli su omologazione e registrazione
  • Oltre all'ispezione personale degli elenchi, alcune associazioni dei consumatori offrono assistenza specifica per favorire i cittadini nell'esercizio dei propri diritti e nella verifica tecnica
Dal 30 novembre 2025, ogni multa andrà valutata anche in relazione alla presenza o meno del dispositivo nell'elenco pubblicato: le sanzioni emesse da apparecchi non censiti possono essere oggetto di contestazione presso l'autorità preposta (Prefetto o Giudice di Pace).

Ricorso contro multe autovelox non registrati o non omologati

Chi intende contestare una sanzione per eccesso di velocità rilevata da un dispositivo non registrato o privo di omologazione deve seguire una procedura chiara, scandita da precisi passaggi e tempistiche.

  • Verifica della posizione amministrativa: controllare sul verbale marca, modello e numero di decreto; accertare sul portale MIT se il dispositivo risulta effettivamente censito e - ove possibile - omologato
  • Ricorso al Prefetto: entro 60 giorni dalla notifica del verbale si può presentare gratuitamente ricorso; la sanzione raddoppia però se la domanda viene respinta
  • Ricorso al Giudice di Pace: entro 30 giorni; qui va versata una marca da bollo (importo base 43 euro) e, se necessario, si possono promuovere accertamenti tecnici; il rigetto non comporta il raddoppio automatico della sanzione
Basti ricordare che scegliere la via del ricorso preclude la possibilità di pagare con lo sconto del 30% entro 5 giorni, e può comportare tempi lunghi. Un aspetto spesso sottovalutato è che i ricorsi richiedono documentazione precisa e, nei verbali in cui un pubblico ufficiale dichiara l'omologazione del dispositivo, il ricorrente potrebbe dover agire con querela di falso - uno scenario che aumenta rischi, tempi e costi.

Conseguenze sulla sicurezza e il ruolo della trasparenza

La ridefinizione delle regole relative agli autovelox produce impatti rilevanti sia in termini di sicurezza stradale, sia sotto il profilo della fiducia nei controlli. Se la mancanza di omologazione o la non registrazione rende più semplice contestare le sanzioni, si rischia un indebolimento dell'effetto deterrente dei rilevatori e un potenziale aumento delle violazioni dei limiti di velocità.

Al tempo stesso, la trasparenza dei dati e della normativa appare una condizione imprescindibile per mantenere la fiducia dei cittadini negli strumenti di prevenzione. Solo un'azione coordinata e un'informazione accessibile possono preservare il duplice obiettivo di tutela della sicurezza e dei diritti degli utenti.