Il censimento nazionale rivela che solo una minima parte degli autovelox è regolarmente registrata: si apre così una nuova stagione di incertezze tra procedure, sentenze e diritti degli automobilisti.
A fronte di circa undicimila dispositivi installati sul territorio, emerge che soltanto una minoranza risulti regolarmente inserita nella nuova banca dati nazionale. Questa operazione punta a rafforzare trasparenza e legalità nei controlli, ma solleva domande importanti: quale validità hanno le sanzioni elevate con strumenti non censiti?
In questo scenario, la possibilità di impugnare i verbali diventa di stretta attualità, non solo per l'ampio margine di irregolarità riscontrato, ma anche in ragione delle incertezze giuridiche lasciate in sospeso dalla normativa vigente e dalla giurisprudenza.
La regolamentazione introdotta tra settembre e novembre 2025, con vari decreti e circolari ministeriali, ha ridefinito le regole per l'utilizzo delle apparecchiature destinate al controllo della velocità. Il censimento nazionale è stato avviato per raccogliere e rendere pubblici tutti i dati relativi agli strumenti impiegati dagli enti locali e nazionali. Ciascun dispositivo, affinché possa essere impiegato legittimamente, deve essere registrato sulla piattaforma ufficiale del MIT:
La distinzione tra approvazione e omologazione degli autovelox è al centro di uno dei più dibattuti contenziosi tra amministrazioni e utenti. L'omologazione consiste nell'attestazione formale che un modello di apparecchiatura rispetti pienamente i requisiti tecnici e normativi richiesti dal Codice della Strada, e che possa essere prodotto e utilizzato in serie. L'approvazione, invece, riguarda soltanto l'autorizzazione di un prototipo secondo gli standard minimi richiesti:
Questo conflitto interpretativo fra Cassazione e MIT espone cittadini e amministrazioni a una situazione di incertezza giuridica: dispositivi pienamente operativi sulla base di un'autorizzazione ministeriale - vale a dire approvati - rischiano di essere poi dichiarati non idonei in sede giudiziaria. L'impasse sulle regole tecniche di omologazione, dopo vari tentativi di regolamentazione e ritiri delle norme dedicate, mantiene il problema irrisolto; ne consegue che, in assenza di un decreto chiaro, i margini per contestare i verbali rimangono estremamente ampi, generando potenzialmente migliaia di ricorsi ogni anno.
A cavallo tra il 2024 e il 2025, la Corte di Cassazione ha adottato un orientamento nell'applicazione dell'articolo 142 del Codice della Strada, ribadendo che la sola approvazione di un autovelox non basta a garantirne la piena legittimità. Secondo le più rilevanti pronunce, ad esempio la sentenza n. 10505/2025, le multe da apparecchi non omologati sono annullabili. Questa impostazione - supportata anche da precedenti pronunciamenti - ha portato a una vera pioggia di ricorsi.
Il Ministero, tuttavia, sostiene una posizione differente, valorizzando la storicità del sistema di approvazione da decenni in uso e segnalando come una lettura troppo restrittiva dell'art. 142 possa, di fatto, compromettere le azioni di prevenzione e controllo delle velocità.
Per chi abbia ricevuto una sanzione per eccesso di velocità, è fondamentale accertarsi della regolarità del dispositivo utilizzato e del verbale ricevuto. L'accesso alle informazioni sugli autovelox è ora più immediato rispetto al passato, grazie al portale nazionale gestito dal MIT che permette la consultazione dell'elenco dei dispositivi legittimi:
Chi intende contestare una sanzione per eccesso di velocità rilevata da un dispositivo non registrato o privo di omologazione deve seguire una procedura chiara, scandita da precisi passaggi e tempistiche.
La ridefinizione delle regole relative agli autovelox produce impatti rilevanti sia in termini di sicurezza stradale, sia sotto il profilo della fiducia nei controlli. Se la mancanza di omologazione o la non registrazione rende più semplice contestare le sanzioni, si rischia un indebolimento dell'effetto deterrente dei rilevatori e un potenziale aumento delle violazioni dei limiti di velocità.
Al tempo stesso, la trasparenza dei dati e della normativa appare una condizione imprescindibile per mantenere la fiducia dei cittadini negli strumenti di prevenzione. Solo un'azione coordinata e un'informazione accessibile possono preservare il duplice obiettivo di tutela della sicurezza e dei diritti degli utenti.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...