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Bisfenolo vietato nelle lattine delle bibite dal 20 luglio, ma rimane in altri prodotti alimentari e il sostituto è una incognita

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Dal 20 luglio il bisfenolo A sarà bandito dalle lattine, ma continuerà a essere presente in altri alimenti: nuovi scenari tra rischi per la salute, incertezze sui sostituti e cambiamenti per i consumatori.

Dal 20 luglio cambia radicalmente la sicurezza sugli scaffali di supermercati e bar: tutte le nuove lattine di bibite e molti altri contenitori monouso non potranno più contenere bisfenolo A (BPA) nel rivestimento interno. Il giro di vite è immediato, obbliga l’industria a cambiare strategia e lascia emergere nuove incognite per chi consuma e per chi produce. Mentre la tutela della salute pubblica sale di livello, si apre una fase di transizione piena di interrogativi sulla reale sicurezza e affidabilità dei nuovi materiali.

Questo cambiamento impatta direttamente su bibite, energy drink e birra, ma riflette un più ampio processo normativo che vede l’Unione Europea alzare l’asticella della protezione alimentare. Tuttavia, alcuni prodotti restano temporaneamente esclusi, come le conserve alimentari, al centro di difficoltà tecniche che allungano le tempistiche della messa a norma.

La soluzione industriale non è priva di dubbi: i sostituti del BPA vengono adottati senza una prova prolungata nel tempo, alimentando interrogativi sia tra le associazioni dei consumatori sia tra gli esperti. La mossa UE si pone l’obiettivo di rafforzare la sicurezza, ma il passaggio ai nuovi rivestimenti porta con sé nuove responsabilità per tutta la filiera e crea una tensione tra innovazione e prova di affidabilità reale.

Il settore food & beverage è già in movimento da mesi, ma i consumatori rischiano di trovare, ancora per diversi mesi, prodotti con "vecchie" lattine nei punti vendita, mentre per alcune categorie (come pelati e tonno in scatola) la fase di estensione è ancora più lunga. Le domande rimaste aperte riguardano sicurezza, scelta dei materiali alternativi e consigli pratici per affrontare la transizione nella quotidianità alimentare.

Perché il bisfenolo A è vietato: motivazioni, rischi per la salute e nuove norme UE

L’eliminazione del bisfenolo A dalle lattine e da altri contenitori monouso si fonda su solide basi scientifiche e regolamentari. Da decenni, il BPA è stato utilizzato per produrre le resine che rivestono l’interno delle lattine, creando una barriera tra il metallo e la bevanda o l’alimento. Tuttavia, le ricerche recenti hanno sollevato crescenti preoccupazioni sull’impatto a lungo termine di questa sostanza sulla salute umana.

Secondo il parere pubblicato dall’EFSA nel 2023, il bisfenolo A agisce come interferente endocrino, imitando l’azione degli estrogeni nel corpo e alterando l’equilibrio ormonale. Questa proprietà lo ha collegato a una serie di rischi, confermati da studi scientifici tra cui:

  • Danni al sistema riproduttivo, possibili effetti sulla fertilità
  • Sviluppo precoce nella pubertà, soprattutto nei bambini
  • Maggior rischio di obesità e diabete correlato ai meccanismi endocrini
  • Aumentato rischio di tumori ormono-dipendenti come seno e prostata.
L’EFSA ha quindi ridotto la dose giornaliera tollerabile da 4 microgrammi a 0,2 nanogrammi per chilo di peso corporeo: una soglia abbassata di ventimila volte, a sottolineare la severità delle nuove valutazioni. Una riga di dati che spiega da sola l’urgenza delle scelte comunitarie.

Le novità introdotte dal Regolamento (UE) 2024/3190 vanno oltre il solo BPA. Il legislatore teme il fenomeno della regrettable substitution: la tentazione di rimpiazzare il BPA con altri bisfenoli simili (BPS, BPF, BPAF, tra gli altri), i quali potrebbero rivelarsi altrettanto pericolosi. Per questo, il nuovo regolamento interviene anche su queste molecole, prevenendo lo spostamento del rischio invece che eliminarlo.

Dal punto di vista tecnico, l’industria si è ritrovata con un campo d’azione complesso e un calendario serrato: l’obbligo di non utilizzare BPA nelle lattine e nei contenitori monouso è diventato cogente dopo 18 mesi di transizione, chiusi il 20 luglio. Il regolamento non lascia dubbi: le nuove produzioni devono essere BPA-free.
Restano valide, almeno ancora per un certo periodo, le scorte immesse legalmente sul mercato prima di questa scadenza, che possono essere vendute fino a esaurimento.

La severità regolatoria non è eccesso di prudenza, ma risposta al principio di precauzione. Gli effetti del BPA, e dei suoi sostituti chimicamente analoghi, sul sistema immunitario sono considerati critici anche a esposizioni infinitesimali, e di qui nasce la posizione molto netta assunta dal legislatore europeo.

La questione delle conserve alimentari entra in gioco in modalità specifiche: per questi prodotti, le difficoltà di garantire una valida barriera negli imballaggi metallici portano a una deroga fino al 2028, in attesa di rivestimenti tecnici completamente affidabili, come verrà illustrato nella sezione successiva.

Tabella - Nuova soglia EFSA di sicurezza alimentare per il BPA
Pre-2023 4 microgrammi/kg peso corporeo/giorno
Dopo 2023 0,2 nanogrammi/kg peso corporeo/giorno

In sintesi, la ragione alla base della messa al bando del BPA nei contenitori monouso risiede nei rischi per salute pubblica documentati e nell’adozione di norme UE orientate non solo al contenimento del rischio, ma alla sua prevenzione completa.

Dalla deroga alle conserve ai sostituti: criticità, incertezze e consigli pratici per la transizione

Il divieto all’utilizzo di BPA nelle lattine segna un punto di rottura per tutta la filiera del packaging alimentare europeo. Tuttavia, alcune categorie di prodotti, in particolare le conserve come pomodori, legumi e pesce in scatola, restano per ora escluse grazie a una deroga che sposta il termine ultimo al gennaio 2028. Questa scelta ha ragioni tecniche profonde: le conserve richiedono rivestimenti interni altamente resistenti, capaci di affrontare sia le forti acidità che la lunga durata sugli scaffali, spesso superiore a due anni.

La transizione tecnologica, per queste tipologie di prodotti, comporta una serie di ostacoli pratici:

  • Necessità di test industriali nei periodi di produzione stagionale: una campagna fallimentare può compromettere l’intero raccolto o pescato di un anno.
  • Validazione reale su shelf life lunghe: serve tempo per certificarne la compatibilità con la shelf life attesa delle conserve.
  • Rischio spreco scorte: il regolamento consente l’esaurimento regolato dei lotti legali precedenti.
L’impatto sulla disponibilità di prodotti "vecchi" si farà sentire ancora per diversi mesi, con alcune dichiarazioni pubbliche che hanno acceso il dibattito mediatico sulle lattine ancora in vendita: l’allarme lanciato da alcuni esperti, tra cui Matteo Bassetti, richiama i controlli stringenti ma anche la consapevolezza dei consumatori nella lettura delle etichette e delle date di produzione.

Sostituti del bisfenolo, tra innovazione e incertezza

  • Poliesteri modificati: scelti per la loro adattabilità meccanica e la capacità di evitare fessurazioni del rivestimento.
  • Polimeri acrilici: particolarmente usati per le bevande acide o energetiche per la loro stabilità chimica elevata.
L’industria punta a vernici compatibili con le linee produttive esistenti senza stravolgere l’impiantistica, ma il vero interrogativo resta la sicurezza a lungo termine dei nuovi materiali. Il precedente della sostituzione nei rotoli per scontrini (dal BPA al BPS, poi anch’esso sospettato di rischi) mette tutti in allerta: si evitano i sostituti “fotocopia”, ma servono dati solidi.

Le domande aperte riguardano anche la disponibilità di test indipendenti, la trasparenza sugli ingredienti dei nuovi rivestimenti, e la reale capacità dei nuovi materiali di offrire una barriera efficace senza rilasciare altre sostanze indesiderate. Ad oggi, nessuna alternativa può vantare una documentazione di sicurezza lunga decenni come quella, per quanto problematica, accumulata per il BPA.

Scelte concrete per chi produce e per chi consuma

  • I fornitori nella filiera beverage dovranno dimostrare la conformità dei nuovi materiali: monitoraggi e controlli saranno fondamentali nei mesi a venire.
  • Bar, ristoranti e gestori di distributori automatici sono chiamati a scegliere fornitori affidabili e a richiedere certificazioni conformi alle nuove regole.
  • Per i consumatori, in questa fase di passaggio, si consiglia di preferire contenitori in vetro per bevande e alimenti, in quanto esenti dal problema dei rivestimenti interni, almeno fino a che i nuovi materiali non avranno una storia di sicurezza più robusta.
L’esperienza nel settore, la conoscenza normativa e l’approccio critico sono oggi più che mai richiesti a produttori e consumatori per affrontare questa transizione. Il quadro normativo muta rapidamente, la protezione della salute pubblica è chiaramente prioritaria, ma la vera sfida resta la costruzione di una prova di affidabilità oggettiva e trasparente per i sostituti del BPA nei prodotti alimentari monouso di nuova generazione.




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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...