Lo stop ai diesel Euro 5 torna al centro del dibattito: dopo la decisione del Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna valutano regole, deroghe e orari, con effetti su un milione di veicoli.
La Regione Piemonte ha approvato il 26 giugno 2026 misure compensative che evitano il blocco strutturale dei diesel Euro 5 a Torino e Novara. La decisione distingue il percorso piemontese da quello di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, che nelle prossime settimane dovranno stabilire come applicare le limitazioni previste dal 1° ottobre 2026. Per le tre regioni si parla di una platea compresa tra 700.000 e 1,2 milioni di veicoli. È una stima ricavata per estrapolazione: non esiste un conteggio ufficiale unico e aggiornato dei mezzi effettivamente coinvolti.
All’origine del provvedimento ci sono il Decreto-Legge 121 del 2023, convertito nella Legge 155 del 2023, e gli obblighi europei in materia di qualità dell’aria. Una modifica approvata nel 2025 ha rinviato la scadenza dal 1° ottobre 2025 al 1° ottobre 2026. Nello stesso passaggio, la soglia dei Comuni interessati è salita da 30.000 a oltre 100.000 abitanti.
Le Regioni dispongono però di una possibilità alternativa: inserire nei propri Piani regionali per la qualità dell’aria misure capaci di ottenere riduzioni delle emissioni equivalenti a quelle del blocco strutturale.
Il Piemonte ha puntato sulle compensazioni ambientali. L’aggiornamento del piano regionale, approvato nel giugno 2026, sostituisce il divieto strutturale con interventi destinati a ridurre lo smog. Tra questi rientrano incentivi, rafforzamento del trasporto pubblico e altre misure sulla mobilità.
La conseguenza è precisa: Torino e Novara non sono sottoposte alla limitazione automatica prevista dal quadro nazionale.
Questo non autorizza, però, ogni diesel Euro 5 a circolare ovunque e senza condizioni in Piemonte. I Comuni conservano la facoltà di emanare ordinanze locali; restano possibili anche provvedimenti temporanei collegati ai livelli di inquinamento. La scelta regionale riguarda il blocco strutturale fissato dal 1° ottobre 2026. Non cancella le altre regole comunali o regionali già in vigore.
La decisione piemontese ha accresciuto la pressione politica sulle amministrazioni delle altre regioni. Il Veneto ha approvato il 5 agosto 2026 una delibera con cui avviare l’iter per sospendere il blocco. Tra le ipotesi figurano incentivi al Dual Fuel e il ricorso allo smart working durante le allerte da PM10. L’iter, però, non coincide ancora con la cancellazione definitiva del divieto.
Lombardia ed Emilia-Romagna risultano invece orientate ad applicare le limitazioni in base ai rispettivi piani dell’aria.
La disciplina riguarda le autovetture diesel Euro 5 e, secondo il testo normativo, anche i veicoli commerciali delle categorie N1, N2 e N3. L’applicazione prioritaria interessa le aree urbane dei Comuni con più di 100.000 abitanti, ma solo quando ricorrono determinate condizioni: il superamento dei limiti per PM10 o biossido di azoto e la presenza di un servizio di trasporto pubblico locale adeguato.
Il limite demografico non impedisce a Regioni e Comuni di estendere le restrizioni attraverso i propri piani o provvedimenti. La norma nazionale costituisce quindi una cornice. Il divieto concreto dipenderà dagli atti regionali, dalle ordinanze comunali, dalle fasce orarie stabilite e dalle eventuali deroghe.
Non si tratta di un divieto assoluto di possesso dell’auto, né di una proibizione valida su tutte le strade italiane. In genere le limitazioni riguardano i giorni feriali e alcune fasce diurne nelle aree interessate.
La targa del veicolo non cambia la regola applicata nel Comune attraversato. Chi risiede fuori regione può quindi essere soggetto alle stesse limitazioni entrando in una zona sottoposta al provvedimento. Vale per pendolari, imprese, turisti e anche per i veicoli con targa estera.
La tabella riporta il quadro disponibile, ma gli atti attuativi locali possono precisare o modificare gli orari. In Lombardia la misura indicata nei provvedimenti regionali è permanente e si applica durante tutto l’anno. Veneto ed Emilia-Romagna seguono invece un calendario stagionale: le limitazioni sono previste rispettivamente fino al 30 aprile e al 31 marzo, con una ripetizione negli anni successivi salvo modifiche dei piani ambientali:
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Regione |
Comuni indicati |
Periodo e orari |
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Lombardia |
Milano, Bergamo, Brescia e Monza |
Tutto l’anno, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30 |
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Veneto |
Padova, Venezia, Verona e Vicenza |
Dal 1° ottobre al 30 aprile, nei feriali, dalle 8 alle 18 |
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Emilia-Romagna |
Bologna, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini |
Dal 1° ottobre al 31 marzo, nei feriali, dalle 8.30 alle 18.30 |
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Piemonte |
Torino e Novara escluse dal blocco strutturale dopo le misure compensative del 2026 |
Restano possibili ordinanze locali e limitazioni legate all’inquinamento |
L’elenco dei Comuni non vale automaticamente per ogni forma di limitazione. Milano, per esempio, applica anche Area B e Area C, due sistemi comunali autonomi, con regole proprie rispetto al blocco regionale.
Centri con meno di 100.000 abitanti possono inoltre aderire volontariamente oppure introdurre restrizioni locali per ragioni ambientali. Per sapere quale regola si applica a un determinato viaggio bisogna quindi considerare l’atto del Comune interessato, non soltanto la soglia demografica nazionale.
I numeri disponibili non sono perfettamente confrontabili e vanno letti con cautela. L’ACI indicava per il 2025 una quota del 16% di auto Euro 5 sul parco autovetture italiano. Una rilevazione riferita al 31 dicembre 2023 riportava invece 3.749.484 vetture diesel Euro 5.
Per l’Emilia-Romagna viene indicata una stima di circa 250.000 veicoli diesel Euro 5. In Piemonte era stata calcolata una platea teorica di circa 307.000 mezzi, nell’ipotesi in cui il blocco fosse rimasto operativo. Dopo la scelta delle compensazioni, quel valore non identifica più i veicoli automaticamente esclusi dalla circolazione piemontese.
La stima complessiva per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna oscilla tra 700.000 e 1,2 milioni di veicoli. Il calcolo nasce dal rapporto tra la presenza dei diesel Euro 5 e il parco circolante regionale. Non è la somma certificata da una banca dati unica di ACI, Motorizzazione o Regioni.
Anche il riferimento a un milione di veicoli va dunque considerato un ordine di grandezza, non una cifra ufficiale definitiva. Il dato reale dipenderà da più variabili:
La decisione piemontese non produce effetti automatici in Lombardia, Veneto o Emilia-Romagna. Allo stesso modo, l’eventuale sospensione annunciata dal Veneto diventerà effettiva solo dopo il completamento dell’iter amministrativo.
Prima di mettersi in viaggio occorre controllare:
Fino alla pubblicazione degli atti definitivi, la platea stimata deve restare distinta dai numeri ufficiali regionali. Il rischio riguarda potenzialmente centinaia di migliaia di mezzi, ma il divieto concreto dipenderà dalla targa, dal Comune, dall’orario e dalla disciplina vigente nell’area attraversata.
Il countdown verso il 1° ottobre si gioca ormai sul filo dei giorni. Il Veneto attende la ratifica in Consiglio regionale, l'Emilia-Romagna deve ancora sciogliere il nodo delle misure compensative e la Lombardia, la regione più popolosa e con il maggior numero di comuni sopra i 100.000 abitanti, sembra orientata a procedere con il blocco più severo e permanente tra le quattro. Il risultato è un mosaico di regole diverse da regione a regione, e in alcuni casi da comune a comune, che rischia di generare confusione tra gli automobilisti proprio nelle settimane in cui le decisioni definitive dovranno essere prese.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...