Nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, cani robot, droni e rover affiancano cobot e robot di saldatura: una flotta già al lavoro tra controlli, trasporto e produzione, mentre Gene.01 apre la strada agli umanoidi e l’adozione procede per gradi.
Nel cantiere Fincantieri di Monfalcone un cane robot Unitree percorre i corridoi delle navi in costruzione e rileva tubi e circuiti. Le immagini raccolte diventano una ricostruzione tridimensionale, caricata sul cloud e confrontata con il progetto. Poi interviene un operatore: controlla il risultato e stabilisce quali impianti devono ancora essere montati. La scena può sembrare futuristica, ma la sperimentazione è già in corso, in uno stabilimento dove macchine operative e addetti lavorano fianco a fianco.
Non c’è un’unica tecnologia che sostituisce in blocco il lavoro umano. A Monfalcone convivono sistemi entrati nelle attività quotidiane, strumenti il cui impiego si sta ampliando e prototipi ancora da sottoporre a prove. Il punto d’incontro è l’introduzione dell’intelligenza artificiale nel lavoro fisico: raccogliere dati, spostare materiali, eseguire saldature. Alle persone restano la supervisione, le verifiche e le decisioni, anche quando una macchina svolge una parte del compito.
Robotica, intelligenza artificiale e cybersicurezza rientrano nel coordinamento affidato a Claudio Cisilino, Executive EVP Operations, Corporate Strategy and Innovation di Fincantieri. A questi ambiti è dedicato un team di cento persone, guidato dal manager. Il gruppo non si occupa soltanto di acquistare macchine: mette a disposizione casi d’uso, ambienti di prova e dati industriali. Sono elementi che aiutano le imprese tecnologiche a passare dall’idea a una soluzione applicabile in fabbrica.
La scelta risponde anche a difficoltà concrete nell’organizzazione della produzione. Cisilino segnala la fatica di reperire personale per le lavorazioni usuranti e la carenza di manodopera che interessa vari settori industriali. L’automazione può coprire alcune attività e contribuire alla produttività. Per introdurla, però, occorrono formazione e procedure adeguate, oltre a una valutazione dei rischi nei luoghi in cui lavoratori e macchine si muovono insieme.
La sicurezza va considerata fin dalla progettazione. Un sistema autonomo deve rilevare chi si avvicina, rispettare le regole operative e dimostrare di poter lavorare in condizioni controllate. Fincantieri dichiara una comunione di intenti con i sindacati e richiama un protocollo nazionale firmato di recente sull’introduzione condivisa del lavoro robotico. Il confronto con le rappresentanze riguarda la gestione del cambiamento e la definizione delle mansioni, oltre agli aspetti tecnici.
La strategia ha anche una dimensione europea. Lavorare con Generative Bionics significa sostenere una filiera italiana e ridurre nel tempo la dipendenza da piattaforme sviluppate altrove. La nazionalità del produttore, da sola, non basta: occorrono competenze capaci di integrare hardware, software e conoscenza dei processi. Il cantiere diventa così un ambiente di test industriale, dove l’impresa mette a disposizione problemi reali e verifica se una soluzione regge la complessità della produzione navale.
Il quadrupede Unitree non sorveglia il perimetro del cantiere. Entra invece nei moduli navali mentre vengono assemblati, in spazi articolati e già attraversati dagli impianti. Una telecamera orientata verso l’alto rileva ciò che è stato posato; il dispositivo elabora una mappa tridimensionale di tubi e circuiti e la invia al cloud. Qui l’intelligenza artificiale sovrappone i dati raccolti al disegno previsto.
Dal confronto emerge quali elementi risultano installati e quali devono essere completati. Il sistema, però, non certifica autonomamente il lavoro e non impartisce istruzioni su come proseguire. Un addetto verifica i dati e decide il da farsi. In un cantiere con molti impianti che si incrociano in spazi ristretti, una discrepanza va esaminata da chi possiede le competenze necessarie: l’immagine automatica può segnalare un punto da controllare, non sostituire quel controllo.
È questo, più che la forma del robot, a dare la misura del suo impiego. Il cane può muoversi in aree complesse e osservare zone difficili da raggiungere; per rendere utile il rilievo servono però una mappa affidabile, il confronto con il progetto e la valutazione di una persona. L’automazione entra nel processo attraverso una catena di passaggi: acquisizione delle informazioni, elaborazione e verifica sul campo.
Un drone svolge un’altra attività di controllo, questa volta dall’alto. Si solleva autonomamente sopra le grandi lamiere dei moduli appena tagliate e le ispeziona. Ogni volo può durare circa quaranta minuti. Al termine, il dispositivo genera un report digitale sui punti di saldatura e lo carica sul cloud; se una lavorazione presenta elementi sospetti, segnala le zone che richiedono un esame più attento.
La segnalazione indirizza il lavoro dei tecnici, ma non costituisce una diagnosi definitiva. Sono loro a valutare quanto rilevato e a decidere se intervenire. Quando i componenti sono grandi e le lavorazioni distribuite, acquisire immagini in modo sistematico permette di tenere traccia delle verifiche. Il controllo visivo non scompare, ma può contare su informazioni raccolte con regolarità, anziché dipendere soltanto da osservazioni occasionali.
Qui il robot non esegue una mansione manuale: osserva e registra. Il software ordina le informazioni e le mette a confronto con i dati del progetto; la valutazione resta ai tecnici. La tecnologia supporta il controllo di qualità, senza trasferire alla macchina la responsabilità di stabilire se una saldatura sia accettabile o se occorra correggerla.
Nel capannone si stanno sperimentando anche due rover su cingoli per la movimentazione interna. Si spostano senza essere guidati da un telecomando e raggiungono un carrello carico di attrezzi e minuterie. Lo riconoscono grazie a un codice simile a un QR, lo agganciano e lo trasportano alla postazione indicata dal programma di lavoro.
Non saldano e non ispezionano: portano strumenti e materiali dove servono. La sequenza è semplice da descrivere, riconoscimento, aggancio, consegna, ma inserirla nel lavoro di tutti i giorni richiede un’organizzazione precisa. Gli spostamenti ripetitivi possono sottrarre tempo alle attività specialistiche; i percorsi devono comunque essere gestiti, così come le eccezioni e la sicurezza nei passaggi condivisi con persone e altri mezzi.
Un rover, da solo, non risolve la logistica. Perché possa entrare nel ciclo quotidiano, richieste e destinazioni vanno programmate, i carrelli devono essere identificabili e l’ambiente deve consentire alla macchina di muoversi. La prova riguarda quindi l’integrazione del flusso di lavoro, non soltanto le prestazioni del veicolo.
Nelle postazioni di saldatura la robotica è già parte della produzione. A Monfalcone sono in funzione circa dieci cobot sviluppati dalla friulana Idea Prototipi. Un operatore li gestisce attraverso un tablet; il numero è destinato a salire a venti. Sono inoltre programmati acquisti per i cantieri di Ancona e Palermo. Il comando digitale consente di avviare e seguire la lavorazione, che resta inserita nell’organizzazione della postazione e nel lavoro delle persone.
Questo non significa che tutte le saldature siano affidate ai bracci. Nella stessa officina, un tecnico monitora il cobot mentre un operaio lavora a terra, con tuta e protezioni. Pezzi, geometrie e condizioni di lavoro variano; l’operatore conserva quindi un ruolo diretto, sia nella gestione della macchina sia negli interventi che richiedono l’esecuzione manuale.
Accanto ai cobot ci sono i robot industriali di Comau, azienda italiana specializzata nell’automazione. A Monfalcone ne operano otto, sui ventitré presenti nel gruppo Fincantieri. Il loro compito è unire i moduli che formano i diversi piani della nave. Un sistema di visione individua i giunti da saldare e guida il lavoro del robot, con una velocità indicata come tripla rispetto al processo manuale di saldatura dell’acciaio.
Il dato riguarda questa operazione, non l’intero processo di costruzione di una nave. Una nave da crociera comprende moduli e componenti differenti, e le condizioni cambiano man mano che il cantiere procede. I robot trovano impiego soprattutto in lavorazioni delimitate e ripetibili; alle persone tocca impostare il lavoro, sorvegliarlo e adattarlo quando serve. Automazione e mestiere convivono nella stessa produzione, senza diventare alternative assolute.
Il quadro cambia quando si passa dalle macchine già operative ai prototipi destinati a prove più impegnative. Entro la fine dell’anno è previsto l’arrivo di Gene.01, umanoide sviluppato dalla genovese Generative Bionics. Le prove industriali partiranno nel cantiere di Sestri Ponente e proseguiranno poi a Monfalcone. Prima di un eventuale impiego nei processi produttivi è prevista una lunga fase di test.
Il traguardo industriale dichiarato è costruire, entro due anni e mezzo dall’avvio del progetto, un umanoide saldatore dotato di intelligenza artificiale. La macchina dovrebbe saper manipolare utensili, spostarsi negli spazi scomodi delle navi e affrontare lavorazioni con un’autonomia via via maggiore. È prevista anche una pelle sensibile al tatto, in grado di rilevare persone e oggetti vicini. La funzione è legata alla sicurezza: l’umanoide dovrebbe lavorare negli stessi ambienti degli addetti.
Il programma di prove non equivale a una decisione di adottare il robot su larga scala. Prima di portarlo in produzione bisogna verificarne le prestazioni, l’affidabilità e l’interazione con i lavoratori. Intanto Fincantieri sta testando anche un umanoide Unitree, acquistabile e utilizzato come piattaforma per le attività di ricerca della comunità scientifica. Le due iniziative seguono strade distinte: da una parte una tecnologia già disponibile, dall’altra lo sviluppo di una soluzione industriale italiana.
Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...