La carta igienica fa davvero male? Cosa dicono ricerche e analisi su PFAS, sbiancanti e irritazioni, quanto costa e quali alternative usare: bidet, doccetta, salviette lavabili.
Per generazioni è stata un oggetto scontato, presente in ogni bagno e in ogni carrello della spesa. Oggi però la carta igienica è sotto osservazione per due motivi diversi: da una parte le ricerche scientifiche che ne analizzano la composizione e gli effetti sulla pelle, dall'altra il prezzo, che negli ultimi anni è salito per via dei costi della cellulosa, dell'energia e dei trasporti. Sempre più persone si chiedono se esista un modo migliore, più sano e più economico, di curare l'igiene personale.
Il tema è tornato d'attualità grazie ad alcuni studi e analisi di laboratorio che hanno guardato dentro un prodotto considerato, finora, innocuo. Vale la pena precisare subito un punto: non esiste una prova che la carta igienica sia pericolosa in senso assoluto. Esistono però elementi di attenzione che meritano di essere conosciuti, soprattutto per chi la usa ogni giorno per decenni.
1. La presenza di PFAS e altre sostanze chimiche
Una ricerca condotta da un gruppo di studiosi americani e pubblicata su una rivista scientifica del settore ambientale ha analizzato diversi rotoli di carta igienica venduti in vari Paesi, trovando tracce di PFAS, le cosiddette sostanze perfluoroalchiliche, note come "inquinanti eterni" perché si degradano con estrema lentezza. Questi composti possono entrare nel ciclo produttivo soprattutto quando si impiega carta riciclata, che contiene residui di altri materiali.
Le quantità rilevate sono generalmente molto basse e lo studio si concentrava soprattutto sull'impatto ambientale, cioè sul fatto che finiscano nelle acque reflue e poi nei fanghi di depurazione. Resta aperta la domanda sull'effetto di un contatto cutaneo ripetuto in una zona sensibile del corpo. Gli esperti invitano alla cautela, non all'allarme.
2. Sbiancanti, profumi, coloranti e additivi
Per ottenere un rotolo bianco, morbido e profumato si utilizzano trattamenti di sbiancamento, lozioni, fragranze e coloranti. Oggi la maggior parte della cellulosa è sbiancata con processi più moderni rispetto al passato, quando il cloro elementare lasciava residui problematici come le diossine. Restano però gli additivi che servono a rendere la carta resistente da bagnata o gradevole al tatto.
Per chi ha la pelle sensibile, queste sostanze possono causare arrossamenti, prurito e dermatiti da contatto. La carta igienica colorata, profumata o addizionata con creme è quella che, in genere, genera più reazioni.
3. Il problema della carta riciclata e dei residui di bisfenolo
La carta riciclata è una scelta ecologica, ma può contenere tracce di bisfenoli (come il BPA) provenienti da scontrini e carte termiche finite nel circuito del riciclo. Alcune analisi hanno individuato questi residui anche nei prodotti igienici. Anche qui le concentrazioni sono basse, ma trattandosi di interferenti endocrini il tema è seguito con attenzione dalle autorità sanitarie.
Se si lasciano da parte le sostanze chimiche, il problema più tangibile è di natura meccanica. Strofinare ripetutamente la pelle con un materiale asciutto e abrasivo non è il modo più delicato di pulire una zona sensibile. Secondo molti proctologi e dermatologi, un uso eccessivo o troppo energico della carta può contribuire a:
Il secondo fronte è economico. Il prezzo della carta igienica è cresciuto perché sono aumentati la cellulosa, l'energia necessaria alla produzione, il trasporto e l'imballaggio. Anche le offerte promozionali tendono a nascondere formati più piccoli o rotoli con meno strappi, e il costo reale per foglio può essere più alto di quanto sembri.
Una famiglia di quattro persone consuma decine di rotoli ogni mese, e nell'arco di un anno la spesa diventa una voce non trascurabile. A questo si aggiunge il costo ambientale: la produzione richiede alberi, grandi quantità di acqua ed energia, e genera rifiuti di imballaggio. Non sorprende che molte persone stiano cercando soluzioni più sostenibili e più convenienti nel lungo periodo.
Il bidet, una tradizione italiana da rivalutare
In Italia il bidet è presente in moltissime case ed è probabilmente l'alternativa più naturale. L'acqua pulisce in modo più completo e delicato rispetto alla carta asciutta, riduce l'irritazione e permette di consumare molta meno carta, che resta utile solo per tamponare. Dal punto di vista igienico è considerato un'ottima soluzione, a patto di mantenere pulita la rubinetteria.
La doccetta igienica (shut-ataf)
La doccetta igienica è un piccolo getto d'acqua collegato al rubinetto del bagno, installabile accanto al WC anche in case senza bidet. Costa poco, si monta in breve tempo e offre un'igiene accurata con un consumo d'acqua contenuto. È molto diffusa in Asia e sta conquistando spazio anche in Europa, soprattutto tra chi ha ristrutturato di recente.
Il vaso con funzione bidet e i sedili con getto d'acqua
Esistono sedili elettronici che si applicano al WC esistente e offrono getto regolabile, acqua tiepida e talvolta asciugatura ad aria. Hanno un costo iniziale più alto, ma eliminano quasi del tutto il bisogno di carta e risultano apprezzati da anziani, persone con mobilità ridotta e chi soffre di disturbi proctologici.
Le salviette lavabili in cotone o bambù
Un'altra scelta in crescita è quella delle salviette riutilizzabili, piccoli quadrati di cotone, flanella o fibra di bambù da usare dopo il getto d'acqua e da lavare in lavatrice. Sono delicate sulla pelle, riducono i rifiuti e si ammortizzano in poco tempo. Richiedono ovviamente una gestione ordinata: un contenitore chiuso e lavaggi ad alta temperatura.
La carta igienica certificata e senza additivi
Chi non vuole rinunciare alla carta può orientarsi su prodotti senza profumi, senza coloranti e senza lozioni, con certificazioni come FSC o Ecolabel. La carta in fibra di bambù è un'altra opzione, spesso presentata come più ecologica perché la pianta cresce rapidamente, anche se conviene verificare provenienza e certificazioni, perché non tutti i prodotti "green" lo sono davvero.
Meglio evitare le salviette umidificate e come scegliere la soluzione giusta per la propria casa
Le salviette umide possono sembrare la soluzione ideale, ma hanno svantaggi importanti. Molte contengono conservanti e profumi che possono irritare, e anche quelle etichettate come "flushable" non vanno gettate nel WC: non si disgregano come la carta e sono una delle principali cause di intasamento di tubature e impianti di depurazione. Vanno buttate nell'indifferenziato.
La scelta dipende da budget, spazi e abitudini. Ecco un orientamento rapido:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...