Il diesel HVO si presenta come un'alternativa sostenibile al gasolio tradizionale, distinguendosi per caratteristiche chimiche, vantaggi ambientali, costi e compatibilità con i veicoli moderni: una panoramica tra presente e futuro.
L’evoluzione delle fonti energetiche impone una revisione profonda dei carburanti tradizionali, aprendo la strada a soluzioni innovative capaci di coniugare sostenibilità e prestazioni. In questo contesto, l’HVO—carburante paraffinico di origine rinnovabile—si sta affermando come ponte tra il passato dei combustibili fossili e il futuro della mobilità ecocompatibile. Ottenuto attraverso l’idrogenazione di materie prime di scarto e rinnovabili, questo prodotto risponde alle esigenze di un comparto automobilistico e dei trasporti alle prese con la transizione energetica richiesta da politiche ambientali sempre più stringenti.
L’attenzione crescente verso la riduzione delle emissioni di gas serra si traduce nella necessità di adottare soluzioni meno impattanti per la qualità dell’aria e il clima. L’HVO non solo riduce l’impronta ambientale di veicoli privati e aziendali, ma offre anche vantaggi operativi concreti agli utilizzatori, rappresentando una delle strade più promettenti verso una mobilità realmente sostenibile.
L’HVO, acronimo di Hydrotreated Vegetable Oil, è un carburante rinnovabile di seconda generazione, prodotto mediante un processo chiamato idrotrattamento. La produzione inizia con oli vegetali, grassi animali o oli esausti di recupero, che vengono sottoposti a una complessa lavorazione:
Dal punto di vista normativo, l’HVO rientra nei combustibili paraffinici regolati dallo standard EN 15940, concepito per motori diesel. Il carburante può essere distribuito puro (HVO100) o miscelato con gasolio tradizionale, mantenendo la compatibilità con le reti di distribuzione e gli impianti esistenti. La composizione chimica priva di ossigeno e aromatici conferisce caratteristiche superiori in termini di stabilità all’ossidazione, qualità della combustione e durata di conservazione rispetto al biodiesel FAME di prima generazione.
L’HVO si distingue sia dal gasolio fossile che dal biodiesel convenzionale (FAME) per diverse proprietà chimico-fisiche:
Rispetto al gasolio tradizionale, la similarità strutturale permette all’HVO di essere un perfetto “drop-in fuel”, capace di sostituirlo senza modifiche tecniche su veicoli omologati.
Nonostante i molti punti di forza, l’HVO presenta attualmente alcuni svantaggi:
La compatibilità dei veicoli con HVO dipende sia dalla progettazione iniziale del motore che dall’omologazione secondo lo standard tecnico europeo EN 15940, identificabile con la sigla XTL sullo sportellino del serbatoio o nel manuale d’uso.
Test condotti su migliaia di chilometri e diversi modelli testimoniano vantaggi tecnici e alcune lievi differenze nelle sensazioni di guida. Su una MINI Countryman Cooper SD All4 con motore BMW B47, la marcia si è rivelata più fluida e silenziosa già dopo alcuni rifornimenti esclusivi di HVO. L’intervallo tra le rigenerazioni del filtro antiparticolato si è allungato considerevolmente, con i filtri più puliti nel tempo e minori depositi sugli scarichi.
Le prestazioni in termini di risposta dell’acceleratore e fluidità sono state giudicate equivalenti o migliori rispetto al gasolio classico, con una coppia leggermente più progressiva e una rumorosità inferiore a bassi regimi. I consumi hanno mostrato variazioni minime (nell’ordine del 3-4%), mentre i valori di emissione di particolato e residui carboniosi sono risultati chiaramente inferiori.
I riscontri sul campo sottolineano inoltre che la miscela HVO/diesel può essere alternata senza problemi di adattamento, grazie alla miscibilità totale e all’autotaratura delle centraline moderne (ECU).
Attualmente il prezzo alla pompa del HVO in Italia oscilla tra 1,50 e 1,61 €/litro, in funzione dei fornitori e delle regioni. L’accisa è in linea con il diesel tradizionale, pari a 0,624 €/litro, senza agevolazioni specifiche attive; sono tuttavia in fase di discussione proposte di riduzione fiscale per favorire la transizione energetica. Marchi come ENI (HVOlution) e Q8 (HVO+) hanno avviato la distribuzione in reti selezionate, ma la capillarità resta ancora inferiore rispetto alle stazioni di carburante convenzionale.
In altri paesi europei (come Francia e Scandinavia) sono operative accise più basse per i prodotti HVO puri, a testimonianza del tentativo di incentivare l’adozione di carburanti più puliti. A livello mondiale, la produzione è cresciuta esponenzialmente, con importanti capacità installate in Europa, Stati Uniti e Cina e ulteriore espansione prevista nei prossimi anni.
Le potenzialità dell’HVO come vettore energetico per la decarbonizzazione dei trasporti sono chiare, ma la sua affermazione su largo raggio dipenderà dalla capacità di produrre materie prime sostenibili senza compromettere risorse destinate all’alimentazione o ad altri usi virtuosi.
Le norme europee e i regolamenti sulla tracciabilità delle materie prime stanno diventando più rigorosi—specie contro pratiche che implichino deforestazione o uso di oli non sostenibili come l’olio di palma vergine. Sul fronte tecnico, la sfida è ampliare la compatibilità ai veicoli meno recenti senza rischi per motori e impianti, agendo sia sull’hardware che con aggiornamenti software delle centraline.
L’espansione della rete distributiva, gli incentivi fiscali, la liberalizzazione dell’uso su tutte le motorizzazioni e la ricerca su nuove fonti di residui agricoli sono le chiavi per un futuro in cui il carburante HVO possa affiancare le alternative elettriche e a idrogeno nella transizione verso un trasporto più sostenibile.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...