L’accrescimento nella successione italiana regola la ripartizione dell’eredità quando alcuni chiamati non possono o non vogliono accettare: come funziona condizioni e limiti
L’accrescimento rappresenta un meccanismo giuridico fondamentale all’interno del diritto delle successioni. La sua funzione principale consiste nel consentire una redistribuzione automatica della quota ereditaria o del legato, qualora uno dei chiamati all’eredità non possa o non voglia accettarla. Questo strumento esercita così un effetto di “espansione” delle quote degli altri coeredi, senza la necessità di una manifestazione di volontà ulteriore.
Secondo la disciplina attuale, l’accrescimento trova applicazione sia nelle successioni testamentarie che in quelle legittime, seppure con modalità e presupposti differenti. Il Codice civile italiano ne stabilisce i casi in cui tale istituto può operare, precisando anche quando invece è escluso o sostituito da altri istituti, quali la rappresentazione o la trasmissione.
L’effetto automatico e la funzione semplificatrice dell’accrescimento rispondono all’esigenza di garantire la continuità del patrimonio e di evitare che parti dell’eredità restino prive di titolare. Questo rende l’analisi dell’argomento essenziale per chiunque si trovi a gestire questioni ereditarie e desideri comprenderne l’articolata disciplina.
Quando si approfondisce la categoria delle successioni, ci si imbatte in un fenomeno chiave: l’accrescimento, che consiste nella riattribuzione della quota venuta a mancare tra coloro che erano stati chiamati a concorrere all’eredità. Il meccanismo si verifica ogniqualvolta, nelle ipotesi specificate dalla legge, uno dei chiamati rinuncia, è impossibilitato ad accettare o perde il diritto di succedere (ad esempio, per indegnità o prescrizione).
La caratteristica principale di questo istituto è la sua automaticità: gli eredi superstiti ricevono una quota maggiorata senza bisogno di ulteriori atti formali. È sufficiente l’accettazione dell’eredità alle condizioni di partenza affinché il diritto all’accrescimento maturi. Sul piano dei presupposti, la legge distingue tra:
L’accrescimento assume rilevanza particolare quando regolato dal testamento. Perché questo istituto possa operare nel quadro della successione testamentaria occorre che il testatore abbia designato più soggetti eredi su una stessa quota legittima (ossia, senza distinzione tra loro) o in parti uguali. In tal caso, la quota che viene a mancare si distribuisce automaticamente sulle quote residue.
Facciamo un esempio pratico: il testatore nomina tre amici eredi universali in parti uguali. Se uno di loro rinuncia o non può accettare, la sua quota si ripartisce tra gli altri due. Anche nei legati, se il testatore lascia un bene specifico a due persone in comunione e uno rinuncia, il diritto cade in favore dell’altro legatario.
La normativa pone tuttavia limiti stringenti. L’accrescimento nella successione testamentaria:
Nel caso in cui manchi un testamento valido o completo, l’eredità si devolve secondo i criteri stabiliti per la successione legittima. In questo ambito, l’accrescimento svolge una funzione per cui, qualora uno degli eredi legittimi rinunci o si trovi impossibilitato a succedere (in assenza di rappresentanti), la sua quota viene attribuita agli altri che avrebbero concorso alla successione insieme al rinunciante.
I soggetti interessati dall’accrescimento sono quelli appartenenti allo stesso ordine successorio stabilito dalla legge: coniuge, discendenti, ascendenti, collaterali fino al sesto grado. È importante sottolineare che questo fenomeno assume un valore “atecnico”, secondo la definizione della giurisprudenza, poiché avviene in applicazione dei principi generali della divisione ereditaria.
Le caratteristiche principali sono:
L’accrescimento nella successione legittima rappresenta quindi una soluzione residuale rispetto ad altri istituti, garantendo la redistribuzione del patrimonio in modo conforme agli equilibri successori dettati dal codice.
Rientrano tra gli “eredi per accrescimento” coloro che, in forza della legge o di un testamento, vedono la propria quota ereditaria aumentare a seguito della rinuncia, della premorienza o dell’esclusione di altri chiamati, quando l’istituto è applicabile.
Nella pratica, tali soggetti si individuano facilmente tra:
Esistono situazioni giuridiche in cui l’applicazione dell’accrescimento è esclusa, in quanto subentrano altri istituti considerati prioritari dalle norme successorie:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...