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Come gestire la caldaia per risparmiare, temperature da tenere e programmare e quando spegnerla per Enea

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di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il

Gestire bene la caldaia aiuta a contenere i consumi senza rinunciare al comfort: contano le temperature diurne e notturne, la programmazione, l’acqua dell’impianto e le abitudini. Anche manutenzione e assenze richiedono regolazioni mirate.

Una caldaia domestica da 24 kW può arrivare a consumare circa 2,5 m³ di gas in un’ora quando lavora al massimo. Una volta raggiunta la temperatura impostata, il termostato arresta o riduce il funzionamento e lo riavvia quando serve. Per questo, nelle assenze brevi e durante la notte, abbassare il setpoint può essere più conveniente che spegnere tutto e chiedere poi alla caldaia di recuperare il calore perso.

La scelta, come spiega Enea, dipende dall’isolamento dell’abitazione, dal clima, dalla durata dell’assenza e dal tipo di impianto. Come riferimento pratico, gli ambienti frequentati si possono mantenere a 19-20 °C di giorno, riducendo la temperatura a 17-18 °C nelle ore notturne. In determinate condizioni, questa riduzione può contenere i consumi fino al 10%. Il risultato varia da casa a casa.

Caldaia attiva e fiamma: come funziona il riscaldamento

Quando il riscaldamento è programmato per restare attivo, il termostato controlla la temperatura ambiente e la confronta con quella desiderata. Raggiunto il valore impostato, la caldaia si ferma o modula la potenza; quando la casa si raffredda, riparte. Il bruciatore alterna quindi periodi di lavoro e pause.

Il consumo massimo indicativo di circa 2,5 m³ l’ora per una caldaia da 24 kW descrive una fase di funzionamento intenso. Nell’uso quotidiano, l’andamento dipende dalle dispersioni dell’abitazione, dalla temperatura esterna, dalla regolazione e dalle caratteristiche del generatore. Una casa ben isolata perde calore più lentamente e richiede meno ripartenze. Con serramenti datati o spifferi, invece, le pause tendono ad accorciarsi.

Alzare molto la temperatura impostata non fa riscaldare più rapidamente gli ambienti. Un setpoint superiore al necessario può prolungare il funzionamento e aumentare la spesa senza offrire un vantaggio proporzionato. Per contenere i consumi conviene evitare temperature eccessive e scegliere impostazioni adatte alle ore in cui si è in casa.

Le temperature di giorno e di notte

Per le stanze usate durante il giorno, 19-20 °C sono un riferimento ragionevole per bilanciare comfort e consumi. La normativa italiana indica per la maggior parte degli edifici un limite di 20 °C, con una tolleranza di 2 °C. Anche gli orari di funzionamento e i limiti applicabili dipendono dalla zona climatica e dalle regole previste per l’impianto. Le indicazioni ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, invitano a contenere la temperatura e a usare correttamente i sistemi di regolazione.

Di notte, oppure durante una breve uscita, si può scegliere un valore più basso, di norma 17-18 °C. Una riduzione di circa 1,5-2 °C rispetto alla temperatura diurna limita le dispersioni nelle ore in cui gli ambienti sono meno utilizzati. In condizioni favorevoli, abbassare la temperatura può portare a risparmi fino al 10%. L’entità dipende dall’isolamento, dal clima e dalle abitudini di chi vive in casa.

Il principio è semplice: all’aumentare della differenza tra la temperatura interna e quella esterna cresce la perdita di calore dell’edificio. Abbassando il setpoint si riduce questa differenza. Quando poi il riscaldamento riprende, la caldaia consuma energia per riportare gli ambienti alla temperatura desiderata; il vantaggio ottenuto dipende da quanto a lungo la casa resta più fresca e da quanto si raffredda.

Pompe di calore e impianti radianti a pavimento reagiscono e accumulano calore in modo diverso dai radiatori. Per questi sistemi sono spesso più adatte variazioni contenute e una programmazione stabile. Ridurre di un grado può risultare più efficace di un abbassamento brusco, soprattutto quando il pavimento impiega tempo a riportare gli ambienti alla temperatura impostata.

Quando abbassare e quando spegnere

Per un’assenza di poche ore, in genere è più pratico abbassare il termostato che spegnere completamente il riscaldamento. La casa conserva parte del calore e, al rientro, pareti, pavimenti e arredi richiedono meno tempo per tornare a una temperatura confortevole. Nella giornata lavorativa, per esempio, un cronotermostato può ridurre il setpoint durante le ore fuori casa e rialzarlo prima del rientro.

Conta soprattutto quanto dura l’assenza. Se l’abitazione resta vuota per molti giorni, di norma non occorre mantenere la temperatura di comfort: una riduzione marcata o lo spegnimento possono contenere i consumi. Per assenze superiori a una settimana si possono valutare la modalità vacanza o una regolazione minima, tenendo conto della stagione e delle caratteristiche della casa. Lasciare il riscaldamento al livello di comfort per tutta la vacanza ha senso quando serve a proteggere l’immobile o l’impianto.

In estate, quando il riscaldamento non serve, di solito conviene spegnere la funzione dedicata. Se la caldaia produce anche acqua calda sanitaria, si può disattivare il riscaldamento lasciando attivo il servizio necessario, secondo le impostazioni del modello. Su molti apparecchi la modalità vacanza limita il funzionamento e, in alcuni casi, permette di programmare il ritorno alle condizioni abituali.

In inverno una casa vuota può essere esposta al gelo, soprattutto nelle zone fredde o quando le tubazioni passano in locali non riscaldati. È prudente mantenere un livello minimo di calore oppure attivare la funzione antigelo. La protezione antigelo può richiedere che la caldaia resti collegata all’alimentazione elettrica: togliere la corrente può impedirle di intervenire. Se la partenza è lunga, le istruzioni del produttore e le condizioni dell’abitazione aiutano a scegliere la modalità corretta.

Impostare l’acqua in base all’impianto

La temperatura dell’acqua di mandata, che dalla caldaia raggiunge i terminali, è distinta da quella impostata sul termostato ambiente. Per i radiatori tradizionali si può partire da un intervallo di 60-70 °C. Nelle caldaie a condensazione, se l’impianto riesce a scaldare adeguatamente gli ambienti, una mandata più bassa può favorire il recupero di calore dai fumi. Una regolazione troppo alta riduce il tempo in cui la caldaia condensa.

Per il pavimento radiante si usano valori inferiori, in genere nell’ordine di 35-40 °C. La regolazione corretta dipende dal progetto e dal sistema installato: vanno considerati il dimensionamento dei radiatori, l’isolamento, il clima e l’eventuale controllo climatico. La mandata va adattata alle caratteristiche dell’abitazione, seguendo il manuale o le indicazioni di un tecnico qualificato.

Se la caldaia produce anche acqua calda sanitaria, un intervallo di riferimento è 45-55 °C. Il valore può variare in base al tipo di accumulo e alle istruzioni del costruttore. È utile quindi distinguere il circuito dei termosifoni da quello che fornisce l’acqua per docce e rubinetti.

Le caldaie a condensazione rendono al meglio quando l’acqua di ritorno dal circuito è abbastanza fredda da permettere il recupero di calore dai fumi. Se prevista e configurata correttamente, una sonda esterna aiuta a regolare la mandata in base alle condizioni climatiche. Regolazione e impianto devono lavorare insieme: una mandata troppo bassa può lasciare fredde alcune stanze, mentre una curva climatica ben impostata modula il calore in funzione della temperatura esterna.

Programmazione, valvole e abitudini utili

Con un cronotermostato si possono programmare in anticipo fasce orarie e temperature, riducendo le modifiche continue e le accensioni non necessarie. I modelli connessi si gestiscono da un’app; alcuni riconoscono quando la casa è vuota attraverso la posizione degli occupanti. La programmazione è particolarmente comoda con orari regolari: alzare la temperatura prima del rientro permette di trovare gli ambienti confortevoli senza mantenere il livello pieno per tutto il giorno.

Le valvole termostatiche regolano il flusso d’acqua nei singoli radiatori e consentono di differenziare la temperatura tra le stanze. Si possono lasciare più freschi i locali usati poco e concentrare il riscaldamento nelle zone abitate. È bene, però, evitare di chiudere indiscriminatamente tutti i radiatori. Se una stanza non raggiunge la temperatura impostata, o alcuni elementi scaldano molto più di altri, può essere necessario controllare la regolazione idraulica.

Alcune abitudini quotidiane aiutano a limitare gli sprechi anche senza intervenire sul generatore:

  • Tenere liberi i radiatori, evitando mobili, copricaloriferi e tende che ostacolano la diffusione del calore.
  • Arieggiare aprendo le finestre per pochi minuti; durante il ricambio d’aria è preferibile ridurre il riscaldamento.
  • La sera, chiudere persiane o tapparelle e limitare gli spifferi con guarnizioni e paraspifferi.
  • Nelle ore diurne, aprire le tende per sfruttare il calore del sole quando raggiunge gli ambienti.
Questi accorgimenti non sostituiscono una buona coibentazione. Aiutano però a trattenere il calore prodotto e a distribuire meglio quello dei termosifoni.




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Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...