In Italia ci sono milioni di veicoli che circolano senza assicurazione, specialmente in alcune province, nonostante una legge mai applicata. I controlli insufficienti e i piani ministeriali.
L'Italia si trova di fronte a un fenomeno preoccupante di inadempienza assicurativa, che interessa milioni di proprietari di veicoli. Gli obblighi previsti per la responsabilità civile derivanti dalla circolazione, tra i più rigidi in Europa, non hanno impedito la diffusa circolazione di auto, moto e ciclomotori privi di copertura assicurativa. Le ragioni sono molteplici: difficoltà economiche, scarso controllo, percezione di impunità.
Questo scenario genera effetti a catena: costi sociali elevati, ricadute su chi è in regola e una vera e propria emergenza per la sicurezza stradale. Nonostante l'aumento dei controlli automatizzati e lo sviluppo di tecnologie per la verifica delle coperture, una parte consistente del parco circolante risulta ancora invisibile alle banche dati ufficiali. Il tema, tornato sotto i riflettori del ministero dei Trasporti dopo l'ennesima segnalazione da parte delle associazioni di settore, richiama l'urgenza di un intervento strutturale.
Secondo i dati elaborati dal Centro elaborazione della Motorizzazione e annunciati dal ministro Salvini all'assemblea ANIA il 2 luglio 2026, sono circa 9 milioni i veicoli privi di assicurazione su un totale di 47 milioni censiti. La cifra si riferisce a ogni tipo di mezzo, dai veicoli privati alle moto, dai ciclomotori ai veicoli commerciali leggeri e pesanti.
Una lettura puntuale dei dati mostra una maggiore incidenza nelle categorie a due ruote: moto e ciclomotori rappresentano una percentuale significativa di questa evasione, con valori che superano il 50% in alcune aree urbane. Le stime ministeriali evidenziano che circa un veicolo su cinque in circolazione è privo della regolare copertura RCA, un dato superiore alla media europea e in linea con gli allarmi lanciati negli ultimi anni dall'IVASS. L'impatto di questi numeri si riflette direttamente sulla sostenibilità del sistema assicurativo nazionale e sulla sicurezza dei cittadini.
La distribuzione del fenomeno non è omogenea: Napoli, Catania, Roma e Milano guidano la classifica delle province con il maggior numero di veicoli non assicurati. Si osservano valori di evasione particolarmente elevati nelle aree metropolitane e del Sud Italia, dove il mancato rispetto dell'obbligo assicurativo tocca punte oltre il 70% fra i ciclomotori e il 90% in alcune specifiche sottocategorie di mezzi a Napoli.
In provincia di Catania, la percentuale di moto e scooter scoperti supera di gran lunga quella delle province del Centro-Nord. Roma e Milano, pur avendo numeri assoluti più elevati per via del parco mezzi, mostrano una quota di evasione inferiore rispetto alle città del Mezzogiorno, ma comunque critica per il bilancio nazionale. L'analisi dello scenario conferma una forte correlazione tra difficoltà socio-economiche e inosservanza dell'obbligo RCA, ma punta l'attenzione anche su carenze nei sistemi di controllo e sulla scarsa deterrenza delle sanzioni attuali.
Un passaggio chiave di questa storia riguarda proprio la legge n. 27/2012, che avrebbe dovuto dotare le autorità di uno strumento innovativo per l'individuazione dei veicoli privi di copertura assicurativa, grazie a controlli da remoto tramite lettura automatica delle targhe. Tuttavia, la norma non è mai entrata realmente in vigore, a causa della mancata emanazione del necessario decreto attuativo.
Le infrastrutture già operative (come Telepass, autovelox e Tutor) sono potenzialmente abilitabili per acquisire i dati delle polizze, ma non vengono usate a questo scopo. Nonostante la previsione normativa risalga ormai a oltre un decennio, la mancata attivazione lascia ancora oggi scoperta un'enorme zona grigia fatta di milioni di veicoli fuori dal sistema. Questo vuoto normativo consente a molti di continuare a circolare senza copertura e aggirare i controlli, rendendo inefficace la lotta all'evasione.
I metodi tradizionali utilizzati dalle forze dell'ordine per il controllo della copertura assicurativa, vale a dire i posti di blocco e le verifiche a campione, mostrano limiti intrinseci: la vastità del parco mezzi rende impossibile una capacità di controllo capillare. Ogni giorno, su strade e autostrade, la quantità di veicoli in movimento supera di gran lunga le possibilità operative delle pattuglie. Inoltre, molti veicoli non assicurati sono parcheggiati in zone private o poco accessibili, diventando di fatto irraggiungibili per controlli visivi.
L'evasore assicurativo, spesso, resta invisibile finché non si verifica un incidente o un controllo documentale occasionale. Solo l'adozione su larga scala di sistemi digitali e l'incrocio dei dati potrebbe assicurare risultati più efficaci e costanti, superando la logica degli accertamenti occasionali.
La presenza massiccia di mezzi senza assicurazione ha ricadute dirette per gli automobilisti in regola. Primo, l'aumento dell'onere economico del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, che indennizza chi subisce danni causati da veicoli non coperti da polizza (la cui dotazione viene alimentata da una quota dei premi di chi è in regola).
Secondo, il mancato gettito assicurativo stimato oltre 280 milioni di euro l'anno, secondo l'Ania, priva le casse pubbliche e le compagnie di risorse fondamentali per la tenuta del sistema. Infine, questa inadempienza alimenta un ciclo vizioso che pesa sulle tariffe di chi rispetta la legge, con la conseguenza di un possibile generalizzato aumento dei premi. Gli effetti sono sia tangibili, in termini di spese, che meno visibili, come la perdita della fiducia nel sistema e il senso di iniquità percepito da chi adempie correttamente agli obblighi assicurativi.
Per contrastare questa situazione, sono allo studio misure che puntano a potenziare l'incrocio delle banche dati pubbliche e private, rafforzando l'interoperabilità tra sistemi informatici di Motorizzazione, forze dell'ordine e compagnie assicuratrici.
Il ministero ha annunciato la convocazione di un tavolo tecnico con tutti gli attori coinvolti, con l'intenzione di arrivare a breve al varo di un sistema di controlli automatici che sfrutti le infrastrutture già presenti su strada. L'obiettivo da Salvini è contrastare chi viola la norma mantenendo alta la qualità della sicurezza stradale e assicurando un monitoraggio costante. La disponibilità tecnologica esiste già: serve solo la volontà politica e normativa di chiudere il cerchio e superare dieci anni di immobilismo.
Il divario tra quanto previsto dalla legge e quanto effettivamente applicato nel contrasto agli evasori assicurativi rappresenta una ferita aperta per il sistema italiano, sia dal punto di vista giuridico che sociale ed economico. Lo stallo normativo prolungato alimenta un senso di impunità che colpisce chi opera con correttezza e alimenta il rischio sulle strade. Solo un cambio di passo, che unisca strumenti normativi, tecnologici e operativi, potrà restituire equità, sicurezza e sostenibilità all’intero comparto auto italiano.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...