A oltre due anni dall'introduzione del nuovo Codice della strada promosso da Salvini, dati sugli incidenti, le novità normative e il loro impatto, con attenzione ai giovani e agli obiettivi futuri.
Introdotto un anno sette mesi fa, il nuovo impianto normativo relativo alla circolazione stradale rappresenta un cambiamento tra i più rilevanti dell'ultimo decennio in ambito mobilità, sicurezza pubblica e prevenzione. Approvato con la legge 25 novembre 2024, n. 177, e applicabile dal 14 dicembre dello stesso anno, il provvedimento ha inciso sull'impianto normativo storico (decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285), fornendo un aggiornamento che interviene dove i rischi rimanevano più elevati: distrazione alla guida, guida alterata, utilizzo di mezzi leggeri urbani e frequentatori della strada più vulnerabili. La strategia legislativa si è fondata su un principio chiaro: prevenire e reprimere comportamenti ad alto rischio non isolati, ma sistematici nella realtà italiana.
Il contesto che ha portato alla riforma era segnato da dati preoccupanti: solo nel 2024, oltre 3.000 decessi su strada e più di 173.000 incidenti. Serviva un cambio di passo, per ridurre la mortalità e le gravi conseguenze degli incidenti, portando la sicurezza stradale al centro del dibattito istituzionale, sociale e civico.
I numeri raccolti tra dicembre 2024 e giugno 2026 offrono una fotografia oggettiva dell'impatto della nuova disciplina. Secondo dati diffusi da Ministero delle Infrastrutture, Polizia Stradale e Carabinieri, si osserva:
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Periodo |
Vittime registrate |
% variazione |
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Anno 2024 |
3.030 |
- |
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Anno 2025 |
~2.909 |
-4% |
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1° semestre 2025 |
1.310 |
-6,8% (rispetto H1 2024) |
Risaltano anche i valori relativi agli incidenti e ai feriti:
A dieci mesi dalla riforma, la diminuzione dei morti supera il 10% e quella dei feriti è attorno al 3% rispetto al periodo precedente. I dati sottolineano un avanzamento concreto verso gli obiettivi nazionali ed europei di dimezzamento delle vittime entro il 2030. L'impatto positivo, pur non ancora definitivo, emerge come segnale significativo sia dal punto di vista umano che da quello economico—il costo sociale degli incidenti stradali resta elevato, con una stima di 22,6 miliardi di euro l'anno in Italia.
L'aggiornamento del quadro normativo punta a limitare i comportamenti più pericolosi per la collettività attraverso modifiche tecniche e sanzioni rafforzate. Di particolare rilievo:
I giovani restano la fascia più esposta alle conseguenze gravi degli incidenti stradali, con un'incidenza preoccupante nel range 5-29 anni, dove la mobilità su strada supera qualsiasi altra causa di decesso. Accanto all'inasprimento delle sanzioni, la riforma ha riconosciuto la necessità di investire nell'educazione e nella consapevolezza dei piccoli e giovani utenti della strada, andando oltre il semplice intervento repressivo. Prende particolare rilievo il progetto Ragazzi On the Road, promosso a livello interministeriale:
L'interpretazione corretta del bilancio numerico passa dall'analisi accurata delle fonti e dei perimetri di rilevazione. I dati diffusi da Ministero o forze dell'ordine fotografano il solo segmento di incidentalità coperto da Polizia Stradale e Carabinieri, decisamente rilevante per le dinamiche più gravi (autostrade, extraurbane).
La statistica nazionale consolidata, gestita da ACI-Istat, include anche i rilievi effettuati dalle polizie locali in contesti urbani e a traffico elevato. Differenziare questi livelli:
L'impegno assunto dal Ministero delle Infrastrutture punta al raggiungimento degli obiettivi comuni dell'Unione Europea, cioè dimezzare morti e feriti gravi sulle strade rispetto al 2019 entro il 2030. Sebbene la tendenza degli ultimi 18 mesi denoti segni di progresso, il target rimane ancora distante e impone a istituzioni e cittadini uno sforzo ulteriore.
Per garantire la sostenibilità dei primi risultati, alcune direttrici sono prioritarie:
l percorso della riforma non si esaurisce con il primo bilancio positivo. Alcune criticità rimangono irrisolte: dalle disparità territoriali nei controlli, alle difficoltà nel misurare con esattezza l’impatto di ogni singola novità. Non si può ancora ascrivere tutto il calo delle vittime unicamente alle nuove norme: condizioni contingenti, evoluzioni delle abitudini di spostamento e fattori esterni devono essere costantemente monitorati.
La trasparenza nella raccolta, interpretazione e pubblicazione dei dati resta il pilastro della credibilità della riforma. Solo con un monitoraggio continuato, una valutazione pubblica e aggiornamenti basati su fonti certificate si può aspirare a una strada più sicura, equa e moderna per tutti gli utenti. Il valore della verifica costante e della collaborazione tra autorità, cittadini e associazioni si dimostra la vera forza di una politica efficace nella lotta all’incidentalità.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...