I dati OCSE-PISA mostrano una scuola italiana sopra la media, ma segnata da disuguaglianze, cali storici e fragilità. Tra ranking, tecnologia e letture politiche, il giudizio resta complesso.
Il rapporto OCSE-PISA 2025 ha coinvolto 760.000 studenti di 91 Paesi e mostra che, nell’area dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, un quindicenne su cinque non raggiunge il livello sufficiente in lettura, matematica e scienze. L’Italia ottiene 474 punti in lettura, 468 in matematica e 483 in scienze: supera, rispettivamente, le medie OCSE di 461, 463 e 482 punti. Sono numeri che spiegano perché il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara parli di una scuola “solida”. Non cancellano, però, il calo degli apprendimenti accumulato nell’ultimo decennio, i divari sociali e territoriali, né il disagio segnalato da molti studenti. Per famiglie e istituti restano dunque due questioni: quanto pesa davvero il miglioramento italiano e quali problemi sono ancora aperti?
PISA, acronimo di Programme for International Student Assessment, è un’indagine internazionale rivolta a ragazze e ragazzi tra i 15 e i 16 anni. Il suo obiettivo non è verificare soltanto quante nozioni siano state memorizzate a scuola. Le prove chiedono agli studenti di usare conoscenze e abilità in situazioni vicine alla vita quotidiana, allo studio che seguirà e alla partecipazione alla vita sociale.
Gli ambiti esaminati sono tre: lettura, matematica e scienze. A ogni edizione uno di questi riceve un’attenzione maggiore. Nel 2025 il focus è stato posto sulle scienze, intese come capacità di interpretare fenomeni, valutare le evidenze disponibili e prendere decisioni informate su questioni come la salute, l’ambiente e la sostenibilità.
In Italia la rilevazione ha coinvolto 8.946 studenti di 285 scuole, un campione rappresentativo di circa 507.000 quindicenni. I 760.000 partecipanti a livello internazionale rappresentano invece circa 33 milioni di studenti della stessa fascia d’età. Questo punto va tenuto presente: si tratta di stime ottenute da un campione. Non è un voto assegnato a ogni scuola e nemmeno una valutazione del singolo docente.
Il primo confronto da fare è quello tra i risultati medi dell’Italia e i valori medi dell’area OCSE.
| Ambito valutato | Italia 2025 | Media OCSE 2025 | Differenza |
| Lettura | 474 punti | 461 punti | +13 punti |
| Matematica | 468 punti | 463 punti | +5 punti |
| Scienze | 483 punti | 482 punti | +1 punto |
Lo scarto più ampio riguarda la lettura. Per la prima volta l’Italia si colloca significativamente sopra la media internazionale in questo ambito, almeno secondo l’interpretazione istituzionale dei risultati. Il punteggio nazionale è anche superiore a quello della Finlandia, Paese spesso indicato come modello per la comprensione dei testi.
In matematica il vantaggio si riduce, ma il risultato italiano resta superiore alla media di Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia. Le scienze erano l’ambito principale dell’edizione 2025. Qui la distanza è di un solo punto. Più che una superiorità netta, il dato indica quindi una sostanziale vicinanza alla media OCSE.
Il paragone con l’edizione precedente disponibile, quella del 2022, modifica la lettura dei numeri. Nell’area OCSE l’arretramento è stato molto marcato: i risultati medi in lettura e matematica sono i più bassi mai registrati dal programma in questi due ambiti. Nel 2025 circa il 20% dei quindicenni dell’area non raggiunge il livello base in nessuna delle tre competenze considerate, mentre nel 2022 la quota era del 16%.
L’Italia non ha seguito lo stesso percorso con la medesima intensità. In lettura la diminuzione rispetto al 2022 è descritta come non significativa. In matematica il calo è lieve e più contenuto rispetto alla media internazionale. Nelle scienze, invece, il punteggio italiano aumenta di 6 punti. La posizione sopra la media dipende dunque dalla relativa tenuta del Paese, ma anche dal fatto che la media internazionale si è abbassata.
Qui serve cautela. Superare la media OCSE non equivale, di per sé, ad avere raggiunto un livello alto in senso assoluto. Un sistema può risalire nella graduatoria anche perché altri hanno perso terreno. Il confronto tra 2022 e 2025 mostra una resilienza italiana, non dimostra da solo che la scuola abbia attraversato una trasformazione generale.
Se si allarga l’orizzonte temporale, il quadro si fa meno favorevole. Nel 2025 l’Italia ha perso 24 punti in matematica rispetto al 2015. È la stessa perdita registrata dalla media OCSE. La sostanziale tenuta osservata tra il 2022 e il 2025 arriva quindi dopo un arretramento considerevole.
Non basta guardare all’ultima edizione. I dati descrivono un Paese che ha resistito meglio di molti altri alla fase recente di peggioramento, soprattutto nelle scienze e nella posizione relativa in lettura. Non raccontano, però, una crescita continua degli apprendimenti.
Per una famiglia la distinzione è tutt’altro che astratta. Una media nazionale non dice se un singolo studente sappia affrontare un testo complesso, risolvere un problema nuovo oppure interpretare correttamente un’informazione scientifica. PISA misura la distribuzione dei rendimenti: agli studenti che raggiungono i livelli più alti si affiancano ragazzi che restano sotto la soglia di base.
La definizione di livello insufficiente non coincide con quella di un’insufficienza scolastica. Non identifica automaticamente un fallimento individuale. Indica che le prestazioni osservate non superano la soglia fissata dall’indagine per applicare le competenze in modo funzionale alle situazioni proposte.
Nell’area OCSE, nel 2025, circa un quindicenne su cinque si trova sotto il livello base in tutti e tre gli ambiti. La percentuale è salita dal 16% del 2022 e l’OCSE interpreta questo andamento come un’emergenza per la preparazione delle nuove generazioni.
I materiali disponibili sui risultati italiani riportano il superamento della media e indicano, in matematica, una quota di studenti che raggiunge almeno il livello base leggermente superiore a quella dell’area OCSE. Non forniscono però in modo completo una percentuale nazionale unica riferita contemporaneamente a lettura, matematica e scienze. Il dato internazionale non va quindi trasformato in un numero italiano che le fonti non documentano.
Le classifiche internazionali aiutano a riconoscere tendenze e differenze, ma si prestano a interpretazioni sbrigative. PISA non costruisce una graduatoria assoluta delle singole scuole italiane: la rilevazione è campionaria e i risultati vengono aggregati a livello di sistema.
Nemmeno un punteggio medio permette di stabilire quanto sia bravo un determinato insegnante. Gli apprendimenti risentono di condizioni familiari, frequenza scolastica, continuità didattica, risorse, organizzazione dell’istituto, territorio e caratteristiche del gruppo classe. L’indagine registra associazioni statistiche e differenze di rendimento; non assegna automaticamente una causa a ogni risultato.
Va poi evitata l’idea che cinque punti abbiano sempre lo stesso significato, qualunque sia l’ambito o il confronto. Le scale PISA sono costruite per consentire comparazioni, ma contano anche la significatività statistica e l’ampiezza degli intervalli di errore. Lo scarto di un punto tra Italia e media OCSE nelle scienze, nel 2025, non autorizza a parlare di un vantaggio sostanziale.
Per interpretare il confronto internazionale bisogna separare posizione in graduatoria, punteggio e distribuzione degli studenti. Gli errori più frequenti sono questi:
Il ministro Giuseppe Valditara ha letto i risultati in chiave positiva. Ha parlato di “una situazione di solidità” e ha invitato a superare quello che definisce “ultimismo”, cioè la rappresentazione dell’Italia come di un sistema destinato a trovarsi sempre agli ultimi posti.
La sua interpretazione poggia su tre elementi: il superamento delle medie OCSE in lettura, matematica e scienze; la crescita nelle scienze rispetto al 2022; la tenuta nazionale durante una fase di arretramento diffuso. Valditara ha richiamato anche il confronto favorevole con Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia in matematica e con la Finlandia in lettura.
Il ministro ha collegato questi risultati ai segnali già emersi nell’ultima rilevazione INVALSI, l’Istituto nazionale che misura gli apprendimenti e valuta il funzionamento del sistema educativo italiano. Ha parlato anche di una riduzione dei divari storici tra Nord e Sud e ha promesso di proseguire con misure di sostegno per docenti e studenti.
Occorre distinguere il dato osservato dalla valutazione politica. I punteggi PISA sono risultati statistici. Definire la scuola “solida”, considerarla un “riferimento internazionale” o attribuire il cambiamento alle politiche adottate sono passaggi interpretativi che richiedono ulteriori analisi.
Il rapporto consente di dire che nel 2025 l’Italia supera le medie OCSE indicate, cresce nelle scienze rispetto al 2022 e arretra meno della media internazionale nella fase recente. Non dimostra, da solo, che tutte le riforme abbiano prodotto quei risultati. Non dimostra neppure che le criticità siano state risolte.
La riduzione dei divari territoriali citata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito è un segnale positivo, ma non coincide con la loro scomparsa. Secondo i materiali disponibili, le differenze tra aree geografiche si sono attenuate e restano comunque presenti. Lo stesso vale per la distanza tra studenti provenienti da contesti economici favoriti e svantaggiati: il divario arriva a 80 punti.
Per una famiglia, il modo più utile di leggere PISA è spostarsi dal dato nazionale alla situazione concreta del ragazzo. La classifica internazionale serve poco se non aiuta a capire quali competenze lo studente sappia applicare senza aiuto e quali difficoltà si ripresentino.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...