Da ottobre i rincari interessano diversi prodotti del tabacco, mentre le accise saliranno ancora fino al 2028. Tra prezzi in crescita, dati italiani e passaggio al tabacco riscaldato, cambiano le abitudini dei fumatori: c’è chi smette e chi sceglie altro.
Dal 14 ottobre 2026 sono aumentati di 20 centesimi i prezzi di 13 marche di tabacchi lavorati e di 14 prodotti da inalazione senza combustione. Tra gli articoli interessati ci sono tabacco trinciato, due tipi di sigari e stick Pulze iD e iSENZIA. Per chi fuma, l’aumento può tradursi in una spesa maggiore, nel passaggio a un prodotto diverso o nel tentativo di interrompere il consumo.
Gli aggiornamenti di ottobre si aggiungono alle revisioni dei listini già avvenute nel corso dell’anno e agli aumenti fiscali previsti fino al 2028. Il rincaro può incidere sulle scelte quotidiane: ridurre le sigarette, cambiare categoria di prodotto o provare a smettere. Nei dati italiani coesistono abitudini diverse, legate anche alla spesa, alle preferenze e alla dipendenza.
Le nuove tariffe, in vigore dal 14 ottobre 2026, riguardano 13 marche di tabacchi lavorati e 14 prodotti per inalazione senza combustione. L’aumento indicato è di 20 centesimi per ogni confezione o unità interessata. Tra i prodotti compaiono tabacchi trinciati, due tipologie di sigari e stick per i dispositivi Pulze iD e iSENZIA.
Il rincaro tocca quindi anche chi usa tabacco da arrotolare o prodotti a tabacco riscaldato. Per alcuni consumatori, il costo è uno dei motivi per scegliere una categoria diversa; con gli aggiornamenti dei listini, però, la spesa varia secondo la referenza acquistata e il tipo di prodotto. Non c’è un unico aumento valido per tutti.
L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che gestisce i listini dei tabacchi e le relative attività fiscali, pubblica gli aggiornamenti dei prezzi al dettaglio. Nel 2026 gli interventi erano già cominciati a gennaio, con aumenti per sigarette e altre categorie. Il 13 febbraio sono stati aggiornati 75 prodotti tra sigarette, sigari, sigaretti e trinciati: le variazioni sono arrivate spesso a circa 30 centesimi per confezione. A maggio sono stati segnalati altri adeguamenti per alcune referenze.
La Legge di Bilancio 2026 ha previsto un incremento progressivo delle accise sui prodotti del tabacco. Per le sigarette tradizionali, la stima media è di circa 15 centesimi in più a pacchetto nel 2026, circa 25 centesimi nel 2027 e fino a 40 centesimi nel 2028, rispetto al livello di partenza considerato nelle stime della manovra.
I listini possono cambiare in misura diversa da una marca all’altra, e gli aumenti effettivi si leggono nelle tariffe delle singole referenze. Nel primo trimestre del 2026 alcune variazioni hanno raggiunto circa 30 centesimi; altri interventi hanno riguardato marchi o prodotti specifici, con incrementi più contenuti. Le differenze possono emergere anche tra prodotti della stessa categoria.
La manovra aumenta anche la componente specifica dell’accisa sulle sigarette: da 32 euro al chilo nel 2026 si passa a 35,5 euro nel 2027 e a 38,5 euro dal 2028. Per il trinciato, l’impatto sulla confezione è più marcato. Le stime diffuse per una busta da 30 grammi indicano un aumento complessivo di circa 80 centesimi nell’arco del triennio. Una confezione che costava 7,70 euro potrebbe superare 8,40 euro entro il 2028.
La tassazione comprende anche liquidi da inalazione e prodotti riscaldati, con modalità e aliquote diverse a seconda della categoria. Di conseguenza, la convenienza relativa di sigarette, trinciato e alternative può variare con il succedersi degli aggiornamenti fiscali.
Quando la spesa quotidiana cresce, le reazioni cambiano da persona a persona. C’è chi riduce il numero di sigarette, chi cambia marca o formato e chi sceglie un dispositivo differente. Altri tentano di smettere. Le politiche di prevenzione ricorrono agli aumenti di prezzo per rendere il consumo meno accessibile, soprattutto ai giovani.
Per chi compra ogni giorno, anche pochi centesimi in più per confezione si accumulano nel corso del mese e dell’anno. Il peso dipende da quanto si fuma e dal prodotto scelto. Il trinciato, spesso acquistato come opzione meno cara, è coinvolto a sua volta dagli aumenti fiscali; anche sigari e prodotti senza combustione compaiono negli aggiornamenti dei prezzi.
Il cambio di prodotto e la cessazione sono percorsi diversi. Passare dalle sigarette agli stick riscaldati o a un dispositivo elettronico modifica il modo di consumare nicotina, mentre smettere interrompe il consumo. La sostituzione mantiene quindi un’abitudine, seppure con un prodotto differente.
Le rilevazioni italiane mostrano la diffusione del fumo e la presenza di prodotti diversi tra i consumatori. I dati ISTAT sul consumo di tabacco seguono la prevalenza del fumo nella popolazione; le indagini dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ente pubblico di ricerca e sanità, analizzano abitudini e uso dei prodotti a nicotina. Tra gli indicatori considerati ci sono l’uso esclusivo, il consumo combinato e la cessazione.
Un’indagine condotta da Moige e Istituto Piepoli su 2.123 ragazzi tra i 10 e i 17 anni ha rilevato che il 28% aveva provato almeno una sigaretta e l’8% fumava abitualmente. I dati sono stati pubblicati nel 2025. Spesa e accessibilità dei prodotti sono temi rilevanti nelle politiche rivolte ai più giovani.
Nello stesso campione, il 76% dei minori che fumavano dichiarava di farlo in compagnia; la curiosità era la ragione più indicata per iniziare. L’acquisto avveniva soprattutto in tabaccheria o ai distributori automatici. Una parte dei ragazzi ricorreva alla tessera sanitaria di amici più grandi o familiari. Le motivazioni sociali affiancano quelle economiche nelle abitudini di consumo.
Associazioni oncologiche e fondazioni per la ricerca hanno promosso una proposta di aumento di 5 euro dell’accisa per unità di consumo standard. Nel 2026 è partita una raccolta firme per presentare una proposta di legge popolare; l’obiettivo indicato per il deposito era di 50.000 adesioni. Le misure fiscali già previste per il 2026-2028 derivano invece dalla manovra vigente.
La presenza di stick Pulze iD e iSENZIA tra gli articoli rincarati porta l’attenzione anche sui prodotti senza combustione. Questi dispositivi riscaldano stick di tabacco invece di bruciare una sigaretta, e il loro utilizzo resta legato al consumo di nicotina.
Anche le sigarette elettroniche appartengono a un segmento distinto: liquidi e dispositivi seguono regole fiscali proprie. Le categorie considerate comprendono sigarette combustibili, tabacco riscaldato, trinciato, sigari ed e-cig; il loro andamento contribuisce a descrivere le diverse abitudini di consumo.
Gli aggiornamenti ADM sui singoli listini indicano i prezzi al dettaglio, mentre le statistiche sanitarie e di mercato descrivono la prevalenza del fumo e gli acquisti. Nel corso del 2026 gli aumenti si sono estesi a più tipologie di prodotto, facendo del costo una componente delle scelte, insieme alla disponibilità, alle preferenze e alla dipendenza.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...