Il Tribunale di Roma condanna l’ex amministratore a restituire 34.160,27 euro al condominio per prelievi non giustificati: cosa prevede la legge e cosa cambia per i condòmini.
Quando si parla di gestione del denaro condominiale, la regola è semplice e rigorosa: ogni euro che esce dal conto comune deve avere una causa documentata. Lo conferma una recente pronuncia del Tribunale di Roma, che ha condannato un ex amministratore a restituire oltre 34mila euro perché non è stato in grado di dimostrare come quelle somme fossero state impiegate nell’interesse dei condòmini. Una decisione che interessa da vicino chi vive in condominio, chi ricopre il ruolo di amministratore e chi si occupa di diritto condominiale.
In linea generale, l’amministratore di condominio deve restituire le somme prelevate dal conto comune delle quali non giustifichi l’impiego per la gestione. Non si tratta di una sanzione, ma della conseguenza naturale del rapporto che lo lega ai condòmini.
L’amministratore, infatti, agisce come mandatario dei proprietari. Il suo incarico è inquadrato nelle norme sul mandato del Codice civile e comporta un dovere fondamentale: rendere il conto della gestione. Chi amministra denaro altrui deve poter dimostrare dove sia finito, per quale spesa, con quale documento e in base a quale delibera o necessità.
Questo significa che, quando il condominio contesta dei prelievi, non spetta ai condòmini provare che quei soldi siano stati sottratti, ma è l’amministratore condominiale a dover mostrare che sono stati usati per la gestione dello stabile: pagamento di fornitori, utenze, manutenzioni, assicurazioni, imposte e così via. In mancanza di una prova adeguata, scatta l’obbligo di restituzione.
È in questo quadro che si inserisce la decisione del Tribunale di Roma, sezione V civile, con la sentenza n. 13505 del 29 settembre 2026. Il giudice ha condannato l’ex amministratore di un condominio al pagamento di 34.160,27 euro, oltre interessi legali, per uscite ritenute ingiustificate.
La vicenda nasce dalla richiesta del condominio, che ha chiesto al giudice di accertare le somme uscite dal conto condominiale senza una giustificazione e di ottenerne la restituzione. L’ex amministratore, dal canto suo, non è riuscito a fornire una prova adeguata della destinazione di quei movimenti alle esigenze della gestione.
Il Tribunale ha quindi accolto la domanda principale del condominio, ritenendo che i prelievi rimasti privi di giustificazione dovessero tornare nelle casse comuni. Al capitale da restituire il giudice ha aggiunto gli interessi legali, che servono a compensare il condominio per il tempo in cui ha dovuto fare a meno di quelle somme.
La pronuncia non ha però accolto ogni richiesta. Il Tribunale ha, infatti, respinto la domanda relativa alle fatture insolute e anche la richiesta di rivalutazione monetaria.
Sul primo punto, va ricordato che in giudizio ogni pretesa economica deve essere provata nei suoi presupposti: per ottenere un risarcimento o un rimborso legato a fatture rimaste da pagare occorre dimostrare l’esistenza del debito, la sua riferibilità alla gestione e il nesso con la condotta dell’amministratore. Se questa prova non è raggiunta, la domanda non può essere accolta.
Sul secondo punto, in termini generali la restituzione di somme di denaro da parte dell'amministratore è un debito che si considera di valuta: produce gli interessi legali, ma non porta automaticamente alla rivalutazione monetaria. Chi vuole un ristoro maggiore deve dimostrare di aver subito un danno ulteriore. Per questo la decisione di riconoscere gli interessi, ma non la rivalutazione, è coerente con l’impostazione più diffusa nella giurisprudenza.
La sentenza richiama principi che la riforma del condominio del 2012 ha reso molto chiari. Ecco i principali obblighi dell’amministratore in materia di denaro:
Chi sospetta anomalie nella gestione non deve aspettare che il problema si aggravi. Ecco alcuni passi pratici da seguire:
Primo, ribadisce il principio dell’onere della prova a carico di chi gestisce il denaro: non basta avere agito in buona fede, occorre poter dimostrare con documenti che le uscite siano state utili al condominio.
Secondo, conferma che la restituzione comporta anche il pagamento degli interessi legali, quindi il costo per l’amministratore non si limita alla somma prelevata ma cresce con il passare del tempo.
Terzo, mostra un approccio equilibrato del giudice, che accoglie ciò che è provato e respinge le domande prive di adeguato fondamento, come quelle sulle fatture insolute e sulla rivalutazione monetaria. Per i condomini significa che un’azione ben documentata ha buone possibilità di successo, mentre pretese generiche o non dimostrate rischiano di essere rigettate.
Il messaggio che arriva dal Tribunale di Roma è chiaro: l’amministratore deve restituire i prelievi dal conto condominiale rimasti senza giustificazione e deve farlo anche con gli interessi. Nel caso esaminato, l’ex amministratore è stato condannato a versare 34.160,27 euro oltre interessi legali, mentre sono state respinte le domande sulle fatture insolute e sulla rivalutazione monetaria.
Il dott. Luciano Gagliardi è un esperto amministratore di condominio con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Con base a Genova, ha dedicato la sua carriera alla gestione e consulenza condominiale, offrendo soluzioni efficaci per affrontare le principali problematiche legate agli edifici e agli spazi condivisi. La sua competenza spazia dalla redazione di regolamenti condominiali alla gestio...