Sono sette milioni gli italiani che potrebbero ottenere un conto corrente di base gratuito, ma appena 180mila lo hanno fatto: requisiti, servizi inclusi, costi e modalità per presentare la richiesta.
Oltre 7 milioni di italiani potrebbero rientrare nella platea dei beneficiari di un conto corrente di base gratuito, mentre a fine 2025 i conti di questo tipo effettivamente attivi erano circa 180mila. Il confronto emerge dalle analisi della Banca d’Italia, autorità di vigilanza sul sistema bancario italiano, e chiarisce perché l’istituto abbia chiesto a banche, Poste Italiane e agli altri prestatori di servizi di pagamento di rendere più evidente questa possibilità.
La distanza tra i due numeri non significa che tutti i potenziali beneficiari abbiano presentato una domanda poi respinta. La stima dei 7 milioni riguarda le persone che, in base alla propria situazione economica, potrebbero ottenere la gratuità; i 180mila sono invece i conti di base aperti e attivi sull’intero territorio nazionale. Il prodotto resta poco utilizzato anche per ragioni pratiche: molti non lo conoscono, i cataloghi degli operatori non sempre lo presentano con chiarezza e l’assistenza può risultare insufficiente. La stessa Banca d’Italia ha segnalato difficoltà operative e informazioni incomplete.
Il conto di base è un conto di pagamento pensato per i consumatori che hanno esigenze bancarie essenziali. Consente, entro i limiti stabiliti, di ricevere e inviare bonifici, accreditare stipendio o pensione, utilizzare una carta di debito, prelevare contanti e disporre pagamenti ricorrenti, comprese le utenze domestiche.
Non va confuso con un conto corrente ordinario a operatività illimitata. Il canone comprende una dotazione precisa, definita dalla normativa e dal foglio informativo del singolo prestatore. Quando si supera la soglia prevista, le operazioni possono essere soggette a commissione.
Alcuni servizi, invece, non rientrano proprio nel prodotto: niente fido e niente sconfinamento, nessun libretto degli assegni, nessuna carta di credito e nessun dossier titoli collegato. Il conto è quindi adatto a una gestione ordinaria del denaro, non a chi cerca strumenti di credito o di investimento.
La disciplina riguarda la persona fisica che agisce per scopi estranei a un’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale. Un rapporto usato per la partita IVA, per esempio, non può essere sostituito da un conto di base. Lo stesso vale per un conto aziendale.
Le categorie che possono ottenere la gratuità sono due, e le condizioni non coincidono.
La prima comprende i consumatori con un ISEE inferiore a 11.600 euro. L’attestazione, cioè il documento che misura la situazione economica del nucleo familiare, deve essere valida al momento della richiesta e degli aggiornamenti successivi. Per questa variante vengono azzerati il canone annuo e, secondo le regole indicate nelle fonti normative richiamate, l’imposta di bollo.
La seconda categoria è quella dei pensionati con un trattamento pensionistico lordo annuo non superiore a 18.000 euro. Anche in questo caso il canone è gratuito. Il bollo, però, può restare dovuto se ricorrono le condizioni legate alla giacenza media. Per le persone fisiche l’importo ordinario indicato è di 34,20 euro all’anno quando la giacenza media supera 5.000 euro nel periodo di rendicontazione.
Le due agevolazioni non sono intercambiabili. Un pensionato con ISEE valido inferiore a 11.600 euro rientra nella variante collegata alla fascia economica svantaggiata, che in genere è più favorevole anche per il trattamento dell’imposta di bollo. Chi supera entrambe le soglie può comunque richiedere un conto di base standard: il canone è ridotto rispetto a quello di molti conti ordinari, ma non è necessariamente pari a zero.
L’obbligo di offrire il conto di base riguarda banche, Poste Italiane, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica. La tutela spetta a chi soggiorna legalmente in Italia o in un altro Stato dell’Unione europea. Sono compresi i richiedenti asilo e le persone senza fissa dimora.
Una richiesta può essere respinta se mancano i requisiti previsti. Il caso più frequente riguarda chi possiede già un altro conto di pagamento dal quale può utilizzare i servizi essenziali previsti per il conto di base. Il rapporto esistente, però, può essere trasferito attraverso la procedura di portabilità; al termine si può chiedere la chiusura del vecchio conto.
Il rifiuto può dipendere anche da un soggiorno non legale, dall’intenzione di usare il conto per un’attività professionale o commerciale oppure dalle verifiche previste dalla normativa antiriciclaggio. Un documento particolare, un codice fiscale provvisorio o una situazione abitativa non ordinaria non dovrebbero diventare automaticamente un ostacolo quando la persona ha i requisiti e presenta la documentazione richiesta.
La dotazione del conto comprende i servizi essenziali, ma il numero delle operazioni gratuite dipende dalla configurazione applicata. I limiti devono essere riportati nel foglio informativo del prestatore. Tra le prestazioni tipiche rientrano:
Se ha bisogno di una maggiore operatività, il pensionato può chiedere una configurazione più ampia. Le condizioni economiche devono essere comunicate dal prestatore prima della sottoscrizione e risultare dalla documentazione informativa.
Superare i limiti non comporta automaticamente la perdita della gratuità. Il problema riguarda piuttosto le commissioni sulle operazioni aggiuntive, che possono scattare secondo quanto previsto dai documenti precontrattuali. Prima di scegliere il conto conviene quindi esaminare il canone, ma anche il costo unitario di bonifici, prelievi, versamenti e pagamenti effettuati oltre la soglia.
L’agevolazione richiede verifiche periodiche. Chi utilizza la variante collegata all’ISEE deve presentare ogni anno l’attestazione aggiornata entro il 31 maggio. Se il documento non viene consegnato, il conto può passare alle condizioni ordinarie del conto di base e il prestatore può applicare il canone previsto.
Una scadenza analoga riguarda il pensionato, che deve comunicare entro il 31 maggio l’importo lordo annuo del trattamento percepito, normalmente attraverso un’autocertificazione. Se l’importo supera la soglia di 18.000 euro o l’aggiornamento non viene eseguito, la gratuità del canone può venire meno.
La documentazione presentata in un momento successivo consente il ripristino del beneficio dalla data di consegna, secondo le condizioni operative applicate dal singolo prestatore. Non è quindi prudente dare per scontata la continuità dell’agevolazione senza verificare le scadenze.
Prima di consegnare i documenti, è utile controllare che l’ISEE sia ancora valido e che la dichiarazione corrisponda al nucleo familiare interessato. La variante ISEE può essere cointestata soltanto a componenti dello stesso nucleo indicato nella dichiarazione. Per questo la cointestazione non segue automaticamente le regole applicate ai conti ordinari.
La parola "gratuito" si riferisce soprattutto al canone. Per chi rientra nella fascia ISEE prevista, riguarda anche l’imposta di bollo. Non significa però che ogni servizio sia privo di costi: le operazioni oltre i limiti, le prestazioni non incluse e alcuni servizi aggiuntivi possono essere tariffati.
Conta anche il modo in cui il conto viene utilizzato. Il tipo di prelievo, l’eventuale ricorso ad ATM non appartenenti alla rete prevista, i bonifici istantanei o extra-SEPA e le operazioni allo sportello possono avere costi specifici. Un prodotto pensato per una gestione essenziale rischia quindi di diventare meno conveniente se viene movimentato come un conto ordinario.
Il conto di base non permette di andare in rosso. L’assenza del fido evita gli interessi da sconfinamento, ma impone di mantenere sul conto una disponibilità sufficiente per pagamenti e addebiti. Anche la carta di debito inclusa va letta correttamente: non è una carta di credito e non mette a disposizione denaro aggiuntivo.
La domanda può essere presentata a una banca, a Poste Italiane o a un altro prestatore abilitato. Le modalità dipendono dall’operatore. Alcuni gestiscono la pratica allo sportello, altri possono mettere a disposizione procedure digitali; il diritto, però, non è subordinato all’uso obbligatorio di un canale specifico.
Per la richiesta servono normalmente:
La portabilità permette di trasferire dal vecchio conto al nuovo il saldo, gli accrediti, le domiciliazioni e i pagamenti. Quando il precedente rapporto non serve più, deve essere chiuso per rispettare il requisito del conto di base. Il trasferimento non modifica le condizioni economiche del nuovo conto e non sostituisce il controllo dei requisiti.
Il confronto tra oltre 7 milioni di potenziali beneficiari e circa 180mila conti attivi alla fine del 2025 indica una diffusione ancora limitata. Il dato sui conti si riferisce all’ultima rilevazione disponibile richiamata nelle analisi della Banca d’Italia. Non va quindi letto come un conteggio aggiornato mese per mese nel 2026.
Tra gli ostacoli indicati dalla banca centrale figurano l’assenza del prodotto nei cataloghi, la preparazione insufficiente degli addetti e informazioni incomplete sui servizi. Sono state segnalate anche resistenze ingiustificate nei confronti di alcuni richiedenti. La difficoltà, in certi casi, nasce già dal modo in cui il conto viene presentato al cliente.
Un’ulteriore fonte di confusione è la somiglianza con alcuni conti correnti digitali a canone zero offerti sul mercato. Il conto di base previsto dalla legge e un conto commerciale gratuito sono prodotti differenti: cambiano requisiti, limiti e tutele. Il fatto che entrambi non prevedano un canone, da solo, non li rende equivalenti.
Anche il confronto europeo riportato nelle analisi disponibili restituisce un quadro di scarsa diffusione. Tra il 2016 e il 2023 in Italia sarebbero stati aperti circa 108mila conti di base; in Francia il dato era circa triplo, mentre in Germania e Svezia aveva superato il milione. Le cifre si riferiscono ai periodi e ai criteri di rilevazione indicati nelle rispettive analisi. Non devono essere sommate al dato nazionale dei conti attivi a fine 2025.
Per capire se può ottenere il conto di base gratuito, controlli innanzitutto quale soglia riguarda la sua situazione: ISEE inferiore a 11.600 euro oppure pensione lorda annua non superiore a 18.000 euro. Nel primo caso serve un’attestazione ISEE valida; nel secondo, l’autocertificazione dell’importo della pensione.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...