E' boom di pensioni di invalidità in Italia secondo una recente Cgia, con percentuali molto più alte al Sud che nelle regioni del Nord: i motivi
Negli ultimi anni, il panorama previdenziale nazionale è stato caratterizzato da un significativo aumento delle richieste di pensioni di invalidità, fenomeno emerso con particolare forza a partire dal 2020 e confermato dalla più recente analisi dell’Ufficio Studi CGIA. I numeri delineano una realtà in cui sempre più cittadini, soprattutto nelle aree più esposte alle difficoltà economiche e sanitarie, si affidano a questa prestazione assistenziale e previdenziale. La crescita delle domande e delle erogazioni non è un fenomeno uniforme lungo la penisola e si inserisce in un contesto di cambiamento normativo e sociale che ha inciso sull’equilibrio del nostro sistema di welfare.
Le cause di questo incremento sono molteplici e intrecciano i temi della condizione occupazionale, della salute pubblica e dell’organizzazione dei sussidi sociali. L’interruzione di specifiche misure di sostegno, come il reddito di cittadinanza, ha esposto strati vulnerabili della popolazione a nuove difficoltà, spostando la pressione verso altri ammortizzatori sociali.
L’Ufficio Studi CGIA ha documentato che fra il 2020 e il 2024 le pensioni di invalidità hanno subito un incremento marcato, specialmente nelle componenti civili. A livello nazionale, il numero totale delle pensioni di invalidità ha raggiunto oltre 4,3 milioni di unità al 31 dicembre 2024, suddivise tra 899.344 prestazioni previdenziali e 3.414.007 civili.
Interessante risulta la diversa traiettoria delle due tipologie: mentre le prestazioni previdenziali hanno segnato una flessione del 14,5% rispetto al 2020, quelle civili sono aumentate del 7,4%, corrispondenti a oltre 234 mila nuove erogazioni nel periodo considerato. In alcune regioni, il ritmo di crescita delle pensioni di invalidità civile ha toccato picchi superiori al 14%, come avvenuto in Puglia (+14,1%), seguita da Basilicata e Calabria. La tendenza nazionale, comunque, è stata quella di un aumento generalizzato, con differenze significative tra aree geografiche.
| Regione | Aumento % (2020-2024) |
| Puglia | +14,1 |
| Basilicata | +12,2 |
| Calabria | +11,9 |
| Veneto | +6,3 |
Un altro dato che emerge con chiarezza riguarda l’incidenza delle prestazioni sul totale della popolazione: a livello medio italiano, si registrano 7,43 prestazioni ogni 100 abitanti. Il confronto regionale evidenzia differenze strutturali: se in Veneto, Piemonte e Lombardia l’incidenza si ferma al 5,1%, in Calabria il valore tocca il 13,2% e nelle province come Reggio Calabria si arriva addirittura a 14,99 su 100 abitanti.
L’aumento delle pensioni di invalidità civili può essere interpretato anche come segnale di fragilità sociale diffusa e come indice della funzione di ammortizzatore sociale svolta da questo tipo di pensione, particolarmente nelle zone caratterizzate da una maggiore difficoltà economica.
L’analisi dei numeri svela come il balzo nelle pensioni di invalidità non sia omogeneo, ma tenda a concentrarsi nelle regioni meridionali. Qui, la percentuale di beneficiari rispetto alla popolazione residente è nettamente superiore rispetto al Settentrione.
Secondo la ricerca della CGIA, circa il 46,6% della spesa totale per pensioni civili viene destinata alle sole regioni del Sud, con la Campania in testa per importo annuo (2,73 miliardi di euro). Analizzando i dati provinciali, spicca il risultato di Reggio Calabria (quasi 15 pensioni ogni 100 abitanti), seguita da Lecce e Crotone. Questo gap territoriale deriva da cause demografiche, economiche e sanitarie di lungo corso:
Dopo lo stop al reddito di cittadinanza, molte persone in età lavorativa prive di adeguato sostegno si sono rivolte ad altre forme di protezione, trovando nella pensione di invalidità l’unica entrata certa e continuativa in grado di sostituire il reddito perso. La sovrapposizione tra esclusione dal mercato del lavoro e barriere di salute ha reso questo strumento particolarmente importante nel Mezzogiorno, dove le difficoltà strutturali sono accentuate e il numero di richieste è aumentato sensibilmente nell’ultimo biennio.
La mancanza di un sostegno universale per le fasce più disagiate ha così prodotto un effetto spiazzamento tra i diversi ammortizzatori, che ha trovato eco nei dati della CGIA e degli osservatori previdenziali. Tuttavia, va sottolineato che non esistono a oggi prove statistiche definitive di un nesso di causa-effetto diretto: si tratta di una correlazione che riflette più la carenza di alternative che un fenomeno di traslazione meccanica tra una misura e l’altra.
L’aumento delle pensioni di invalidità trae origine da una molteplicità di fattori strutturali. Al centro si trovano le trasformazioni sociali ed economiche che hanno segnato l’Italia negli ultimi decenni. Un fenomeno che va letto alla luce di:
Secondo i dati CGIA, la spesa complessiva per le pensioni di invalidità ha raggiunto i 34 miliardi di euro nel 2024. Questa cifra è suddivisa fra 13 miliardi per le prestazioni previdenziali e 21 miliardi per quelle di natura civile. Una quota preponderante di questi fondi, circa il 47%, è destinata alle regioni del Sud, in particolare alla Campania, che assorbe oltre 2,7 miliardi di euro all’anno.
| Tipologia | Spesa (miliardi €) |
| Previdenziali | 13 |
| Civili | 21 |
L’incidenza delle pensioni di invalidità è un tema di grande rilievo per l’equilibrio delle finanze pubbliche. Il continuo aumento delle richieste rischia di mettere sotto pressione sia i bilanci nazionali che quelli degli enti locali, soprattutto in un momento in cui le risorse disponibili sono limitate e la domanda di prestazioni di welfare è in crescita trasversale