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Da 2.500 a oltre 4.000 euro quanto distribuiscono le aziende come premi e cosa c'è oltre i soldi dietro i benefit

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Ferrero ha appena annunciato il nuovo premio di risultato per i suoi dipendenti italiani: fino a 2.730 euro lordi per l'esercizio 2025-2026, con una media che supera i 2.500 euro per i circa 7mila lavoratori del gruppo: quali sono i premi riconosciuti da aziende a dipendenti.

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Ferrero ha appena annunciato il nuovo premio di risultato per i suoi dipendenti italiani: fino a 2.730 euro lordi per l'esercizio 2025-2026, con una media che supera i 2.500 euro per i circa 7mila lavoratori del gruppo. L'accordo è stato siglato il 21 settembre 2026 tra la Direzione Aziendale Ferrero e le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali di Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil, insieme al Coordinamento sindacale Ferrero delle Rsu e delle Rappresentanze Sindacali della Rete Commerciale, per determinare la cifra del Premio Legato ad Obiettivi relativo all'esercizio 2025/2026.

La notizia arriva in un momento in cui il tema dei premi di produttività è tornato centrale nel dibattito sul lavoro in Italia. Tra detassazione più favorevole, tetti di esenzione più alti e la crescente centralità del welfare aziendale, capire quanto le imprese distribuiscono e come conviene incassarlo è diventato un argomento che riguarda milioni di lavoratori.

Il premio Ferrero nel dettaglio

L'importo target raggiungibile per il periodo di riferimento era fissato in 2.730 euro lordi, determinato dall'andamento di due parametri: il risultato economico complessivo dell'azienda, che pesa per il 30% del premio, e il risultato gestionale specifico di ogni stabilimento o area, che incide per il restante 70%. Una struttura che lega buona parte del compenso alle performance locali, non solo ai numeri di gruppo.

I risultati raggiunti nell'esercizio confermano un livello di performance particolarmente significativo, con percentuali medie di raggiungimento degli obiettivi superiori al 90% rispetto ai valori target previsti dal sistema premiante. Le cifre effettive variano leggermente da sede a sede: i lavoratori riceveranno somme comprese tra i circa 2.426 euro lordi dello stabilimento di Pozzuolo e i 2.555 euro dello stabilimento di Sant'Angelo, con l'area commerciale a quota 2.552 euro e lo staff a 2.536 euro.

Un aspetto interessante riguarda la possibilità di scelta lasciata ai dipendenti. Una parte del premio potrà essere convertita in servizi di welfare tramite la piattaforma Ferrero Care, con quote convertibili pari a 300, 500, 750, 1.000, 1.250 o 1.500 euro. Le somme saranno erogate in busta paga con le competenze del mese di ottobre 2026.

Non solo Ferrero: le aziende che superano i 4.000 euro

Ferrero non è un caso isolato, ma si inserisce in un trend che negli ultimi mesi ha visto diverse grandi realtà italiane alzare l'asticella. Il caso più emblematico è quello di Luxottica, che ha riconosciuto ai propri dipendenti un premio di risultato capace di arrivare fino a 4mila euro complessivi. Il gruppo dell'occhialeria, parte di EssilorLuxottica, ha annunciato che i suoi dipendenti italiani avrebbero ricevuto un premio di risultato fino a 4mila euro, legato agli obiettivi raggiunti nel 2025 ed erogato entro giugno 2026. 

La struttura del premio Luxottica è composta da una quota base di 3.090 euro lordi, a cui si aggiungono fino a 633 euro addizionali in base al ruolo ricoperto dal dipendente, per un totale di circa 13mila lavoratori coinvolti. Come in molti altri accordi, anche qui la cifra massima si raggiunge convertendo parte dell'importo in welfare aziendale, che gode di un trattamento fiscale più leggero. 

Sul fronte bancario, invece, gli importi restano su una fascia più contenuta ma comunque significativa. In BPER, ad esempio, l'accordo sindacale 2026 prevede un premio aziendale medio pari a 2.250 euro, riferito al personale inquadrato nel quarto livello retributivo della terza area professionale, con un incremento di circa il 15% rispetto all'anno precedente. Il premio, come per Ferrero, si compone di una quota in denaro convertibile volontariamente in welfare e di una parte uguale per tutti i dipendenti.

Il quadro che emerge è quello di una forbice ampia: si va dai premi medi di 2.000-2.500 euro tipici di molti comparti industriali e bancari, fino ai picchi di 4mila euro e oltre raggiunti dalle aziende con le performance economiche migliori.

Perché nel 2026 conviene incassare il premio: le novità fiscali

Uno dei motivi per cui il tema è tornato di grande attualità riguarda la fiscalità agevolata introdotta con la Legge di Bilancio 2026. La manovra ha portato due novità importanti per i premi di risultato per i dipendenti italiani: un'aliquota sostitutiva ridotta all'1% e un tetto massimo di esenzione alzato da 3mila a 5mila euro. 

Si tratta di un salto notevole rispetto al passato. Per il biennio 2026-2027 l'imposta sostitutiva scende infatti all'1%, applicabile entro il limite di 5mila euro lordi annui, dopo un percorso che partiva dal 10% e che nel 2025 era già sceso al 5%. Un lavoratore che riceve un premio tassato in questo modo ottiene un netto sensibilmente più alto rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria. 

Questi benefici, però, non sono automatici. Per accedervi occorre un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80mila euro nell'anno precedente, premi collegati a incrementi misurabili e verificabili di produttività, redditività, qualità, efficienza o innovazione, e la previsione tramite contratti collettivi aziendali o territoriali depositati presso l'Ispettorato Territoriale del Lavoro. 

Una domanda molto discussa nei mesi scorsi riguardava la sorte del nuovo tetto quando il premio viene convertito in welfare invece che incassato in busta paga. A chiarirlo è stata l'Agenzia delle Entrate: con la risoluzione n. 22/E, l'Agenzia ha stabilito che il nuovo limite di 5mila euro si applica anche ai premi convertiti in benefit aziendali, quindi chi sceglie la strada del welfare non perde il vantaggio derivante dall'innalzamento della soglia.

Denaro in busta paga o welfare: due strade diverse

Chi matura un premio di risultato si trova davanti a una scelta che non è solo economica, ma anche di convenienza fiscale. Quando il premio viene convertito in benefit welfare, come buoni pasto, voucher, assistenza sanitaria o previdenza complementare, non si applicano né l'imposta sostitutiva né i contributi previdenziali.

C'è anche un effetto indiretto che spesso viene sottovalutato: il premio convertito in welfare non entra nel reddito complessivo e quindi non incide sull'ISEE, un dettaglio che per i lavoratori con figli o che accedono a bonus legati al reddito può fare la differenza nell'accesso a detrazioni e agevolazioni pubbliche.

Dal lato delle imprese, la convenienza è altrettanto concreta. Quando un premio viene erogato interamente in busta paga, il costo per l'azienda risulta significativamente superiore rispetto all'importo netto effettivamente percepito dal lavoratore, per via degli oneri fiscali e contributivi aggiuntivi che l'impresa deve sostenere. La conversione in welfare, al contrario, permette di ridurre questi costi mantenendo alta la percezione di valore da parte del dipendente.

Cosa c'è davvero oltre i soldi

Guardare solo alla cifra lorda del premio, però, racconta solo metà della storia. Negli ultimi anni le aziende italiane hanno trasformato il welfare da semplice benefit accessorio a leva strategica per attrarre e trattenere i talenti. Non si tratta più solo di buoni spesa o buoni pasto, ma di piattaforme sempre più articolate.

Il caso Ferrero Care è emblematico: la piattaforma si è arricchita nel tempo di iniziative negli ambiti famiglia, assistenza sanitaria, previdenza complementare, servizi vari e tempo libero. Un impianto che va oltre la semplice sostituzione del denaro con servizi equivalenti, e che punta a rispondere a bisogni reali delle persone e dei loro nuclei familiari, dalle spese mediche all'istruzione dei figli fino al sostegno per i familiari non autosufficienti.

Il trend generale conferma questa direzione. Il 2026 segna un'evoluzione strutturale del welfare aziendale, sempre più personalizzato, digitale e flessibile, con le aziende che ripensano i propri piani per rispondere a bisogni eterogenei, superando l'approccio unico per tutti.

In pratica, dietro i numeri che fanno notizia, come i 2.730 euro di Ferrero o i 4mila euro di Luxottica, si nasconde un cambiamento più profondo nel rapporto tra azienda e lavoratore. Il premio economico resta centrale, ma sempre più spesso diventa il punto di partenza per costruire un pacchetto di benessere complessivo: salute, tempo libero, formazione, supporto alla genitorialità e stabilità previdenziale. Elementi che, uniti alla leva fiscale sempre più favorevole, stanno rendendo il welfare aziendale uno degli strumenti più concreti a disposizione delle imprese italiane per fidelizzare le proprie persone e premiare davvero il contributo di chi lavora.

Con la conferma dell'aliquota agevolata all'1% e del tetto a 5mila euro fino al 2027, è probabile che nei prossimi mesi altre grandi aziende italiane seguano l'esempio di Ferrero, Luxottica e BPER, rendendo il premio di risultato uno strumento sempre più diffuso e sempre più ricco di opzioni per chi lo riceve.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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