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Di quanto aumentano stipendi e pensioni con l’Irpef al 33% fino 55mila euro con il limite massimo di 500 euro

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il
Di quanto aumentano stipendi e pensioni con l’Irpef al 33% fino 55mila euro con il limite massimo di 500 euro

Cambia l'Irpef, con conseguenze su stipendi e pensioni. Ma con un limite massimo di 500 euro.

Il Consiglio dei ministri del 28 ottobre 2026 ha approvato la manovra e la premier Meloni ha spiegato la misura sull’Irpef con una frase precisa: viene alzata «la soglia del secondo scaglione Irpef (33%) fino a 55mila euro l’anno», con un beneficio massimo di 500 euro l’anno e un costo di 1,2 miliardi di euro. Sono tre numeri che dicono già molto: chi si aspetta un aumento generalizzato di stipendi e pensioni resterà deluso, perché il vantaggio riguarda solo una parte dei contribuenti e non supera mai quella cifra. Ecco chi guadagna, quanto e come si traduce in busta paga e nel cedolino della pensione.

Che cosa cambia davvero con lo scaglione al 33%

Oggi l’Irpef ha tre aliquote: 23% fino a 28mila euro, 33% da 28mila a 50mila euro e 43% oltre i 50mila euro. Con la manovra il secondo scaglione si allunga fino a 55mila euro. In pratica, i 5mila euro di reddito compresi tra 50mila e 55mila non sono più tassati al 43% ma al 33%.

La differenza è di 10 punti percentuali su una fetta massima di 5mila euro: 10% di 5.000 euro fa 500 euro. Ecco perché il beneficio ha un tetto. Chi guadagna 100mila euro non riceve più di chi ne guadagna 55mila, perché il risparmio riguarda solo quella fetta di reddito, non tutto l’imponibile.

Chi si ferma sotto i 50mila euro, invece, non risparmia nulla: il suo reddito era già tassato al 23% e al 33% e quelle aliquote non cambiano.

Quanto si guadagna, reddito per reddito

Il calcolo è semplice: ogni euro di reddito imponibile oltre i 50mila euro, fino a 55mila, fa risparmiare 10 centesimi. Ecco i casi tipici, riferiti al reddito imponibile (non alla retribuzione lorda, che è più alta):

Reddito imponibile Risparmio annuo Al mese (12 mesi) Al mese (13 mensilità)
fino a 50.000 euro 0 0 0
51.000 euro 100 euro 8,33 euro 7,69 euro
52.000 euro 200 euro 16,67 euro 15,38 euro
53.000 euro 300 euro 25,00 euro 23,08 euro
54.000 euro 400 euro 33,33 euro 30,77 euro
55.000 euro e oltre 500 euro 41,67 euro 38,46 euro

Sono calcoli nostri, fatti sulle aliquote in vigore e sulla soglia annunciata. Per un lavoratore dipendente con 55mila euro di imponibile, il vantaggio vale circa lo 0,9% del reddito. Con 52mila euro scende a circa lo 0,4%. Non è un aumento di stipendio, ma un alleggerimento fiscale limitato ai redditi alti del lavoro dipendente e delle pensioni.

Dalla Ral all’imponibile: a quanto corrisponde nello stipendio

La retribuzione annua lorda (Ral) è più alta del reddito imponibile, perché dal lordo vanno tolti i contributi previdenziali a carico del lavoratore, in genere intorno al 9,19%. Con questa percentuale, indicativa, i 50mila euro di imponibile corrispondono a circa 55mila euro di Ral, i 52mila a circa 57mila e i 55mila a circa 60.500 euro di Ral.

In altre parole: il beneficio pieno da 500 euro comincia a un lavoratore dipendente con una Ral di circa 60mila euro, e parte da zero per chi ha una Ral intorno ai 55mila. Per i dipendenti con stipendi medi, che in Italia sono ben sotto queste cifre, la misura non cambia nulla in busta paga.

E le pensioni?

La regola è la stessa, perché l’Irpef si applica alle pensioni come agli stipendi. Cambia però la soglia da raggiungere: per le pensioni non ci sono contributi da sottrarre, quindi il reddito imponibile coincide in buona parte con la pensione lorda.

Per superare i 50mila euro di imponibile serve una pensione lorda di oltre 50mila euro l’anno, cioè più di circa 3.850 euro lordi al mese su 13 mensilità. E per arrivare al beneficio pieno di 500 euro servono 55mila euro lordi l’anno, circa 4.230 euro al mese su 13 mensilità. Sono assegni molto alti, che riguardano pochi pensionati. Chi percepisce una pensione media, e la grande maggioranza dei pensionati italiani, non vedrà nessun aumento dalla manovra su questo fronte.

Anche i tempi contano. Con il precedente taglio dell’aliquota dal 35 al 33%, l’Inps ha applicato la riduzione alle pensioni da marzo 2026, con il recupero degli arretrati di gennaio e febbraio. È un indizio su come potrebbe andare anche questa volta: il vantaggio non compare subito, ma può arrivare con un conguaglio.

Quanti ne beneficeranno e chi resta fuori

Il costo dichiarato è di 1,2 miliardi di euro. Dividendo per il beneficio massimo di 500 euro si ottiene un ordine di grandezza di 2,4 milioni di contribuenti nel caso in cui tutti ricevessero il massimo. È un calcolo nostro, puramente indicativo, perché una parte dei beneficiari avrà un vantaggio inferiore ai 500 euro, e quindi i contribuenti coinvolti potrebbero essere di più.

Nelle ipotesi circolate nelle settimane scorse, per un intervento analogo si parlava di circa 3 milioni di contribuenti interessati. Non è un dato ufficiale sulla misura approvata, ma è coerente con l’ordine di grandezza del costo.

Il taglio Irpef non riguarda chi è sotto i 50mila euro di imponibile, che sono la grande maggioranza di lavoratori e pensionati. Non riguarda nemmeno direttamente chi è soggetto a imposte sostitutive, come i forfettari: per loro la manovra prevede un’altra misura, l’innalzamento del limite di ricavi da 85mila a 100mila euro.

Il beneficio non è inoltre un bonus in denaro: è un minore prelievo, che si vede nel netto della busta paga o del cedolino solo se il reddito supera la soglia dei 50mila euro.

Nelle ipotesi discusse nei giorni precedenti il Cdm era stata considerata anche una soglia più alta, fino a 60mila euro, che avrebbe raddoppiato il risparmio massimo a 1.000 euro l’anno. La versione approvata si ferma a 55mila euro, con un costo di 1,2 miliardi. Allungare lo scaglione di altri 5mila euro avrebbe richiesto risorse aggiuntive in una manovra da circa 26 miliardi, in cui il taglio Irpef pesa circa il 4,6% del totale.






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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...