Manovra 2027 in CDM domani: le ultime anticipazioni su pensioni anticipate, minime, taglio Irpef, detassazioni in busta paga e bonus edilizi. Cosa è certo e cosa no.
Domani, martedì 27 martedì, la Manovra Finanziaria 2027 dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri, come confermato dal vicepremier Matteo Salvini, anche se non si esclude uno slittamento di un giorno. Dopo settimane di indiscrezioni, vertici di maggioranza e trattative con Bruxelles, è il momento di capire cosa si potrà davvero fare su pensioni, stipendi, Irpef e bonus. Il quadro è questo: molte misure sono ancora ipotesi e le risorse sono limitate.
La manovra varrebbe circa 23,5 miliardi di euro, al netto dei margini di flessibilità ancora oggetto di confronto con Bruxelles. Di questa cifra, circa 14,3 miliardi sarebbero coperti dalla flessibilità europea. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha chiesto un approccio prudente, perché la lista dei desideri dei partiti è molto più lunga dei fondi disponibili.
Il testo, dopo il via libera del Governo, passerà al Parlamento. L’approvazione definitiva è attesa entro fine anno, con entrata in vigore dal 1° gennaio 2027. Tutto ciò che leggete in questo articolo, quindi, va considerato un’anticipazione e non una norma, finché non sarà pubblicato il testo ufficiale.
Partiamo dalle certezze, che non dipendono dalla manovra. Dal 2027 la pensione di vecchiaia si raggiunge a 67 anni e un mese, per effetto dell’aumento della speranza di vita e i nuovi coefficienti di trasformazione scendono a tutte le età con riduzioni tra l’1,21% e l’1,97%. Per chi esce dal lavoro dal 1° gennaio, l’assegno contributivo sarà quindi leggermente più basso. Chi è già pensionato non subisce modifiche.
Il tema più discusso è l’uscita anticipata a 64 anni rilanciata dalla Lega, per chi ha iniziato a versare contributi sia prima che dopo il 1996, con calcolo della pensione finale esclusivamente con sistema contributivo dell’assegno e un’integrazione per garantire una soglia minima. Le anticipazioni parlano di:
Nulla si farà, però, per Opzione donna e Ape sociale, che non saranno più in vigore, nulla per il blocco dell'aumento dell'età pensionabile, come era stato invece detto dal governo, per cui dal primo gennaio 2027 ci sarà effettivamente lo scatto di un mese in più per uscire, senza considerare che la rivalutazione degli assegni per aumentarli sarà ancora tagliata e non piena per tutti.
Inoltre, la certezza riguarda chi andrà in pensione dal 1° gennaio 2027 sono i nuovi coefficienti di trasformazione fissati per il biennio 2027-2028 che scendono a tutte le età con riduzioni tra l’1,21% e l’1,97% e che abbassano pertanto la quota di assegno calcolata con il sistema contributivo. Precisiamo che per chi è già in pensione non sono previste modifiche in tal senso.
Per quanto riguarda le pensioni minime, il prossimo anno saliranno dai 611,85 euro del 2026 a circa 629,59 euro, ma la cifra dipende dalla proroga della maggiorazione straordinaria. Forza Italia ha, però, chiesto di portarle verso i 700 o 800 euro, ma senza una proposta con costi e coperture è difficile che l'aumento venga effettivamente approvato. Un incremento così consistente appare quindi poco probabile in questa manovra: la strada più verosimile è un aumento contenuto, legato alla rivalutazione.
È la misura simbolo per il ceto medio. Dopo l’ultimo vertice di maggioranza prende corpo l’ipotesi di un taglio in due fasi: dal 2027 l’aliquota del 33% verrebbe estesa ai redditi fino a 55mila euro, con un costo stimato di 1,2 miliardi, per arrivare a 60mila euro nel 2028. L’intervento potrebbe riguardare circa 3 milioni di contribuenti.
Ci sono però almeno tre ostacoli:
Sul capitolo buste paga le ipotesi sono numerose e in parte sovrapposte.
Giovani. Per gli under 35 è probabile una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio, proposta dalla Lega. Si valuta anche una riduzione delle trattenute Irpef in busta paga per gli under 30 o under 35, ma limitata a un solo anno. Forza Italia spinge invece per una no tax area per gli under 30 con redditi fino a 35mila euro, ipotesi che dovrà fare i conti con i vincoli di bilancio. Sul fronte delle imprese, si ragiona su una maggiorazione fiscale del costo del lavoro fino al 140 o 150% per le assunzioni di giovani e fino al 180% per le giovani madri, senza però requisiti ancora definiti.
Rinnovi contrattuali e notturni. Il Governo intende prorogare al 2027 la tassazione al 5% degli aumenti da rinnovo contrattuale. Nello stesso pacchetto rientrerebbe la proroga della tassazione agevolata al 15% per i lavoro notturni.
Tredicesima. Sul tavolo c’è l’idea di tassare la tredicesima con un’imposta sostitutiva più bassa dell’Irpef: le ipotesi vanno dal 15% per i redditi fino a 15.000 euro al 10% per una platea più ampia, con un beneficio stimato tra 200 e 500 euro netti. Forza Italia vorrebbe estenderla ai pensionati. Anche qui le risorse sono poche e potrebbe prevalere un intervento più selettivo, ad esempio riservato agli under 30.
Il capitolo casa è uno dei più concreti per le famiglie. Le misure allo studio valgono almeno un miliardo di euro, ma nessuna è ancora approvata: la conferma dipenderà dalle coperture disponibili.
Bonus edilizi: l’obiettivo è evitare il taglio automatico
Senza un nuovo intervento normativo, dal prossimo anno le aliquote dei bouns edilizi, ecobonus, sismabonus e bonus ristrutturazioni ordinario scenderebbero dal 50% al 36% per le abitazioni principali e dal 36% al 30% per gli altri immobili. Per evitarlo servono circa 550 milioni di euro. Il viceministro Maurizio Leo vuole congelare le aliquote attuali e rilancia anche un ecobonus al 65%, riservato ai lavori che riducono davvero i consumi, dai cappotti termici alle pompe di calore. Resta incerto il bonus mobili, che per ora non è prorogato oltre il 31 dicembre 2026.
Cedolare secca al 5% sugli affitti: come funzionerebbe
La proposta, portata avanti da Noi Moderati, riduce dal 10% al 5% la cedolare secca sugli affitti a canone concordato di lunga durata. Le stime parlano di circa 257mila nuovi contratti nel 2027 e di un costo per l’erario intorno a 100 milioni di euro, con l’obiettivo di far tornare sul mercato residenziale immobili oggi usati per gli affitti turistici. Un esempio concreto: su un canone di 700 euro al mese, il risparmio sarebbe di oltre 400 euro l’anno.
Le altre misure allo studio
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...